Monteflavio nella storia

Monteflavio nella storia Il più giovane "Castello" della Sabina. Monteflavio, comune italiano della Città Metropolitana di Roma a metri 850 s.l.m.

nel cuore del Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili.

𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐧𝐨𝐬𝐚 𝟏𝟓 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨𝐶𝑎𝑟𝑙𝑜 𝐵𝑎𝑟𝑡𝑜𝑙𝑜𝑚𝑒𝑜 𝑃𝑖𝑎𝑧𝑧𝑎 1703𝑉𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑜𝑐𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑆𝑎𝑏𝑖𝑛𝑎-𝐿𝑎 𝐺𝑒𝑟𝑎𝑟𝑐ℎ𝑖𝑎 𝐶𝑎𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎- 𝑝𝑎𝑔. 174...
13/07/2026

𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐧𝐨𝐬𝐚 𝟏𝟓 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨

𝐶𝑎𝑟𝑙𝑜 𝐵𝑎𝑟𝑡𝑜𝑙𝑜𝑚𝑒𝑜 𝑃𝑖𝑎𝑧𝑧𝑎 1703
𝑉𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑜𝑐𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑆𝑎𝑏𝑖𝑛𝑎
-𝐿𝑎 𝐺𝑒𝑟𝑎𝑟𝑐ℎ𝑖𝑎 𝐶𝑎𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎- 𝑝𝑎𝑔. 174 - 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑃𝑜𝑛𝑡𝑒𝑓𝑖𝑐𝑒 𝐶𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑋𝐼
𝐵𝑖𝑏𝑙𝑖𝑜𝑡𝑒𝑐𝑎 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝐶𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑅𝑜𝑚𝑎

S. Bonosa Verg. e Mart., Chiesa campestre nuovamente fabbricata; e dedicata sotto l’invocazione di questa illustre, e gloriosa Vergine Romana da alcuni particolari benefattori, hora in custodia di un’Eremita, fino che vi sia una sufficiente dote per il mantenimento di un Sacerdote, che vi celebri di continuo.

𝐼𝑛𝑛𝑜𝑐𝑒𝑛𝑧𝑜 𝐺𝑖𝑜𝑟𝑑𝑎𝑛𝑖 1909
𝑀𝑜𝑛𝑡𝑒𝑓𝑙𝑎𝑣𝑖𝑜 -𝑆𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐶ℎ𝑖𝑒𝑠𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑀𝑜𝑛𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖- 𝑝𝑎𝑔. 13 𝑒 14
𝐿𝑖𝑏𝑟𝑒𝑟𝑖𝑎 𝐹𝑜𝑛𝑑𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑀𝑎𝑟𝑐𝑜 𝐵𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑅𝑜𝑚𝑎

Nel 1660 l’eremita Fra Sante Giordani, scavando dove ora sorge la ca****la di Santa Bonosa, sulla via che congiunge Monteflavio a Moricone, rinvenne una testa di marmo bianco raffigurante una giovane donna di rara bellezza e due mani pure di marmo purissimo. Il santo eremita, che, pur essendo di Castelnuovo, viveva in Monteflavio, facendo un busto di gesso a quella testa e a quelle mani ne trasse una statuetta, cui impose il nome di Santa Bonosa e la collocò in quella ca****la che, tutt’ora, esiste veneratissima. È opinione accettabilissima che quei resti di marmo fossero di origine pagana. Santa Bonosa ricordata e venerata con una messa celebrata il 15 luglio di ogni anno.

-Tra il 1932 e gli inizi del 1933, in seguito alla visita di Benito Mussolini, la strada Monteflavio-Moricone venne sistemata da tracciato mulattiero a carrozzabile con la necessità di dover abba***re la ca****la, definita anche chiesa campestre. Gilardi Filippo n. 2.2.1867 – m. 3.4.1952, possidente di Monteflavio, fece realizzare l’attuale chiesa dove la statuetta ornata da un’aureola “nimbo” venne riposta nuovamente con l’aggiunta di due angioletti ai lati, ricavando per il passante, nella finestra di destra, una feritoia per l’elemosina. Con la morte di Gilardi Filippo la cura della chiesetta passò al nipote Gilardi Clementino n. 9.12.1901 – m. 17.2.1984. Tra la metà e la fine degli anni 60, purtroppo, nottetempo, da parte di qualche occhio esperto e dedito al mercato nero delle opere d’arte “tombarolo”, la statuetta con gli ornamenti venne trafugata. -

SANTA BONOSA 192- 207 Era Cristiana

Nata a Roma da una nobile famiglia nel 192 d.C., a soli 15 anni scelse di difendere la propria fede cristiana che andava propagandosi, venne arrestata tra le pareti domestiche e condotta davanti all'imperatore Settimio Severo, Bonosa non vacillò mai, nonostante i sette giorni di digiuno forzato in carcere, le successive torture e i tentativi di farla abiurare.
Durante la durissima prigionia, la sua buia cella si riempì improvvisamente di una luce splendida, ricevette la miracolosa visita di un Angelo del Signore, inviato dal cielo per confortarla, prometterle la salvezza del suo pudore e infonderle il coraggio necessario per affrontare il martirio.
Riportata davanti all'imperatore furibondo per il suo rifiuto di adorare i Dei, Bonosa subì il supplizio della flagellazione a sangue e fu allora che l'angelo mantenne la promessa, una misteriosa caligine avvolse gli sguardi dei presenti, nascondendo la sua nudità ai carnefici come sotto un fitto velo, mentre lei cantava dolcemente lodando il Signore.
Commosso suo malgrado, l'imperatore la consegnò al Prefetto di Roma e quest'ultimo, attratto dalla sua straordinaria grazia e desideroso di sposarla, la condusse con sé a Porto Romano (nell'attuale zona di Fiumicino/Isola Sacra) per tentare un'ultima volta di farla abiurare sulla pubblica piazza. In ogni momento di prova, la giovane martire ripeteva un gesto diventato per lei abituale, volgeva gli occhi al cielo e la testa all'indietro, quasi a cercare la forza direttamente dallo Spirito Santo per rispondere ai suoi aguzzini e donarsi interamente a Dio.
Proprio a Porto Romano si compì un incredibile prodigio, una cinquantina di giovani soldati mandati a flagellarla rimasero improvvisamente paralizzati da atroci dolori alle braccia e, colpiti dal miracolo, si convertirono all'istante, vennero battezzati segretamente dal Papa e subirono il martirio l'8 luglio del 207. Bonosa sopravvisse un'altra settimana tra indicibili tormenti — tra cui lo staffile impiombato, piastre roventi e uncini — finché il 15 luglio, mantenendo fino all'ultimo quell'estatico sguardo verso l'alto, venne decapitata fuori dalle mura della città.
Il corpo della Santa fu inizialmente sepolto a Trastevere, dove sorgeva la storica Chiesa parrocchiale di Santa Bonosa all'interno della quale le sue spoglie vennero ufficialmente riconosciute nel 1480. La chiesa e l’omonima piazzetta furono demolite nel 1888 per consentire i lavori di costruzione dei muraglioni di argine del Tevere, del Ponte Garibaldi con l’attuale Viale Trastevere lasciando la sola piccola Via di Santa Bonosa tuttora esistente.
Oggi, dopo un lungo pellegrinaggio attraverso la città, l'urna dorata con il corpo della santa giovinetta riposa sotto il secondo altare sinistro della parrocchia romana di S. Maria della Mercede e S. Adriano di Via del Basento 100.

𝟏𝟑 𝐆𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟖𝟗𝟐 – 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐞𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐥𝐞𝐧𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐥𝐨𝐫𝐢𝐨𝐬𝐨 𝐒. 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐯𝐚-Lo scorso anno, in occasione della ce...
13/06/2026

𝟏𝟑 𝐆𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟖𝟗𝟐 – 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐞𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐥𝐞𝐧𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐥𝐨𝐫𝐢𝐨𝐬𝐨 𝐒. 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐯𝐚-

Lo scorso anno, in occasione della celebrazione di Sant’Antonio di Padova, venne pubblicato un post https://www.facebook.com/share/p/1Z4memHdyF/ dedicato alla Confraternita del Santo arrivando alla conclusione che nessun libro o registro fosse giunto fino ai nostri giorni a testimonianza della sua storia, e che l'unico elemento era un'antica teca lignea di dimensioni 38x29x8 cm, chiamata dai devoti “l’Oro di Sant’Antonio”, contenente un ex voto, monili religiosi, diversi anelli e, in uno dei due sacchetti di stoffa custoditi al suo interno, una collana di corallo spezzata e una coppia di orecchini d’oro, doni offerti nel tempo da persone e famiglie di Monteflavio in segno di ringraziamento per una grazia ricevuta o per invocare la protezione del Santo, restaura da Angelo Gilardi e portata in processione.

Viviana Rosati, figlia di Alba De Mico e del maestro Guido Rosati di Stazzano, residente a Palombara Sabina ma profondamente legata a Monteflavio attraverso le proprie radici familiari, dopo aver letto il post ha riconosciuto nella descrizione una storia che apparteneva alla memoria della sua famiglia. Con grande sensibilità e spirito di condivisione ha quindi commentato di essere in possesso dell'antico libro della Confraternita di Sant’Antonio di Padova, ritenuto fino ad allora perduto. Il libro era stato ritrovato tra gli effetti appartenuti alla nonna, De Luca Maria Biagina, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2000 e grazie ai ricordi tramandati in famiglia è stato possibile ricostruirne anche la custodia. Il libro fu conservato e curato da De Mico Gioacchino, quindi affidato al figlio De Mico Albino, conosciuto da tutti a Monteflavio come Birbetto.

Iniziato il 13 giugno 1892, riporta che il 16 agosto 1889 furono nominati Deputati i soci Angelo Janni e Filippo Silvi e conserva la memoria che la confraternita era già presente circa 200 anni prima collocandone la fondazione nel XVII.

Interessanti sono i riferimenti a due momenti storici che coinvolsero la comunità monteflaviese. Nel 1801, durante il periodo dell’occupazione di Napoleone Primo -cosi descritto-, vi furono requisizioni di bestiame cosi come nel 1870 durante la caduta Stato Pontificio. Queste testimonianze, scritte direttamente dai confratelli monteflaviesi dell'epoca, rappresentano oggi una fonte preziosa per la storia di Monteflavio.

“Da circa duecento anni or sono i Monteflaviesi formarono una Confraternita per solennizzare la festa di S. Antonio di Padova speciale protettore, che poi prese sempre maggiore sviluppo per le molte grazie che il Santo fece ai suoi devoti come ne fanno fede i molti doni fattigli da suoi beneficati. Molto vi sarebbe a dire sulle varie vicende che perturbarono la Confraternita, specialmente perché possedeva alcune vaccine, le quali furono usurpate nell’anno 1801, e poi recuperate con Decreto del 3 settembre dello stesso anno. Furono quindi denunciate nell’invasione del Governo Francese ma il glorioso Santo fece si che Napoleone Primo cadesse prima che tali bestie fossero vendute. Alcuni anni dopo una fiera malattia distrusse quasi l’interamente tale bestiame, tanto è vero che ne restò un solo capo. Nel 1870 si volevano nuovamente denunciare le non poche vacche, che si erano rifatte, ma stante l’operosità di qualche socio, anche questa volta tutto si riparò ed oggi, grazie a Dio ed al glorioso Santo ancora esistono. Dai primi nostri fratelli si stabilì che oltre le funzioni religiose si dovessero fare da due festaroli tratti a sorte in ogni anno la cena nella sera della vigilia e due pranzi uno nel giorno della festa ed uno in quello successivo a tutti i fratelli, al clero ed ai chierici, che poi sono stati ridotti ad una cena nella vigilia ed un solo pranzo nel giorno della festa.”

𝐋𝐚 𝐒𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐟𝐥𝐚𝐯𝐢𝐨In occasione dell'anniversario della 212° fondazione dell'Arma dei Carabinieri...
04/06/2026

𝐋𝐚 𝐒𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐟𝐥𝐚𝐯𝐢𝐨

In occasione dell'anniversario della 212° fondazione dell'Arma dei Carabinieri, oggi 5 giugno 2026, è interessante ricordare un’importante pagina della storia di Monteflavio.

Un annuncio pubblicato nel Giornale Militare del 1874 ci restituisce la presenza nel nostro paese di una Stazione dei Carabinieri Reali – CC. RR. -, successivamente trasferita a Nerola dal 1° novembre di quell'anno, probabilmente fu costituita nel periodo seguente alla Presa di Roma del 20 settembre 1870, quando attraverso la Breccia di Porta Pia il Regno d’Italia ottenne la caduta dello Stato Pontificio e l’annessione della Comarca di Roma della quale Monteflavio ne faceva parte con un territorio che, poco oltre il crinale del monte Pellecchia, ne delimitava il confine.

La presenza di una Stazione dell'Arma dimostra come Monteflavio rivestisse allora un ruolo di rilievo sotto il profilo economico e sociale rispetto ai paesi del circondario, tanto da essere scelto come sede di un presidio stabile dei Carabinieri Reali.

Dopo il trasferimento del 1874, la presenza dell'Arma a Monteflavio riemerge in un documento della Regia Prefettura di Roma del 16 dicembre 1944, con il quale viene comunicato al Sindaco che il Comando Generale dei Carabinieri Reali aveva autorizzato l'impianto di un Posto Fisso in Piazza Vittorio Emanuele III, nel locale di proprietà dell’allora possidente Gilardi Filippo, piano rialzato dell’attuale civico 8, che fu operativo per più di 2 anni, a testimonianza dell'importanza attribuita a Monteflavio stesso anche nel difficile periodo successivo alla liberazione dai soldati tedeschi dell'8 giugno 1944, infatti a Moricone la Stazione risulta presente solo a partire dalla metà del 1945.

Tra i monteflaviesi che durante la seconda guerra mondiale ebbero l’onore e l’onere di far parte dell’Arma vi fu Bartolomeo Giorgi classe 1906, che dopo il servizio di leva prestato tra il 1926 e il 1928 come carabiniere ausiliario venne richiamato più volte alle armi dal Ministero della Guerra dal 1938 e in modo definitivo nel maggio 1940 presso la Legione Territoriale dei CC. RR. di Roma, quando fu assegnato alla Stazione Carabinieri Reali di Maccarese. In quel territorio ebbe modo di operare anche nella confinante Stazione di Torrimpietra, resa celebre dal sacrificio del Vice Brigadiere Salvo D'Acquisto, che il 23 settembre 1943 offrì la propria vita per salvare quella di ventidue innocenti.

Dopo l'8 settembre 1943, nel caos seguito all'armistizio e all'occupazione tedesca di Roma, Bartolomeo decise di fare ritorno a Monteflavio, una scelta che probabilmente gli salvò la vita. Poche settimane dopo, il 7 ottobre 1943, i tedeschi procedettero al disarmo e all'arresto di oltre 2000 Carabinieri della Capitale e dei territori circostanti, considerati fedeli al Re. Caricati sui treni e deportati nei campi di prigionia in Germania e Polonia, molti di essi non fecero più ritorno o conobbero anni di sofferenze e privazioni come Internati Militari Italiani.

Quella deportazione, avvenuta pochi giorni prima del rastrellamento del Ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, aveva anche lo scopo di eliminare una delle poche forze che avrebbero potuto opporsi ai piani tedeschi nella Capitale. Bartolomeo Giorgi riuscì inconsapevolmente a sottrarsi a quel tragico destino, la sua vicenda personale non racconta soltanto la storia di un Carabiniere monteflaviese, ma si intreccia con una delle pagine più drammatiche e meno conosciute della storia dell'Arma di quel periodo.

𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐟𝐥𝐚𝐯𝐢𝐨 -𝟐 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟔-Ottanta anni fa i monteflaviesi furono chiamati a compiere una scelta destinata a segnare il ...
31/05/2026

𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐟𝐥𝐚𝐯𝐢𝐨 -𝟐 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟔-

Ottanta anni fa i monteflaviesi furono chiamati a compiere una scelta destinata a segnare il futuro istituzionale dello stato. Il 2 giugno 1946 gli italiani decretarono la fine della Monarchia e la nascita della Repubblica, proclamata provvisoriamente il 10 giugno 1946 nella Sala della Lupa di palazzo Montecitorio e ufficialmente il 18 giugno 1946. Quel giorno i cittadini furono chiamati anche a eleggere i deputati dell'Assemblea Costituente, l'organo incaricato di scrivere la nuova Costituzione italiana.

Monteflavio partecipò da protagonista a quel momento storico, contribuendo a una delle più importanti svolte della storia d'Italia. La consultazione si svolse in un'unica sezione elettorale, che con ogni probabilità fu istituita presso il Monastero di Santa Rosa -Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario- o nella storica sede comunale di Via Guglielmo Marconi civ. 100, gli aventi diritto al voto erano 725 e i votanti furono 669, pari al 92,28%: un dato che testimonia la grande partecipazione. La Repubblica ottenne 290 voti, la Monarchia ne raccolse 264 e le schede bianche con quelle nulle furono 115.

Per l'elezione dell'Assemblea Costituente, composta da 556 deputati poiché il Senato della Repubblica sarebbe stato istituito con l'entrata in vigore della Costituzione il 1° gennaio 1948, i monteflaviesi espressero le proprie preferenze tra le diverse forze politiche. La Democrazia Cristiana risultò il partito più votato con 180 preferenze, seguita dal Partito Repubblicano Italiano con 124 voti e dall'Unione Democratica Nazionale con 52, 17 voti al Blocco Nazionale della Libertà, 15 voti al Partito Comunista Italiano, 5 voti al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, 5 voti al Fronte dell'Uomo Qualunque, 4 voti alla Concentrazione Democratica Repubblicana, 3 voti al Partito d'Azione e 1 voto all'Alleanza Monarchica Italiana e tutte le altre liste minori ottennero in totale 32 voti.

Ciò che per l'Italia rappresentò l'esordio del suffragio universale nelle consultazioni del 2 giugno 1946, Monteflavio lo aveva già vissuto qualche mese prima, infatti il 10 marzo 1946 il paese fu tra i primi comuni italiani chiamati a eleggere democraticamente la propria amministrazione comunale ed in quella occasione le donne monteflaviesi votarono per la prima volta grazie al suffragio femminile introdotto dal Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945 con la possibilità di essere elette nelle amministrazioni locali dal decreto legislativo n. 1 art. 2 del 7 gennaio 1946, "purché sappiano leggere e scrivere", così era stato previsto.

A testimonianza del clima di incertezza generale e della tensione politica che caratterizzarono quel periodo di transizione vi sono i risultati che i cittadini dei comuni del circondario espressero con orientamenti divergenti. A Montorio Romano la Monarchia ottenne 874 voti contro i 98 della Repubblica, a Nerola 778 voti per la Monarchia contro 101 della Repubblica, a Moricone 722 voti per la Monarchia contro 335 per la Repubblica, a Montelibretti 964 voti alla Monarchia e 787 alla Repubblica, a Palombara Sabina 1.581 voti per la Repubblica e 1.575 per la Monarchia, infine a Marcellina la Repubblica contò 841 voti contro 693 per la monarchia.

Dati sito Eligendo sezione archivio, piattaforma del Ministero dell’Interno.

𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐂𝐫𝐨𝐜𝐞 𝟑 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔Sul Monte Calvario, verso il 1700, fu costruita un’elegante chiesola per cura del falegname rom...
03/05/2026

𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐂𝐫𝐨𝐜𝐞 𝟑 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔

Sul Monte Calvario, verso il 1700, fu costruita un’elegante chiesola per cura del falegname romano Giovan Battista Radice nella quale, fin da allora, si venera un grande Crocifisso in legno, dono gradito del Capitolo di San Celso di Roma.
Crocifisso ligneo seicentesco poi posto sulla parete dell’altare della chiesa Maria SS. Assunta, nel tempo perduto, che nel giorno di Santa Croce veniva portato in processione nella chiesa del Calvario, sostituito con quello attuale di carattere devozionale, ora lasciato all’interno, realizzato in cartapesta dipinta h 200 cm prodotto nel XIX secolo da bottega artigianale del circondario.
Sul lato destro della parete d’altare fu collocata, dopo la sua beatificazione avvenuta nel 1796 da Papa Pio VI, una piccola lapide 13x10 cm che ricorda quando la chiesa fu officiata da Padre Leonardo, ideatore della Via Crucis, frate minore riformato francescano, santificato nel 1867 da Papa Pio IX, patrono di Imperia.

𝐂𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐧𝐳𝐨 𝐋𝐢𝐭𝐭𝐚Milano, 23 febbraio 1756 – Monteflavio, 1° maggio 1820Il 1° maggio 1820 Monteflavio fu teatro deg...
01/05/2026

𝐂𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐧𝐳𝐨 𝐋𝐢𝐭𝐭𝐚

Milano, 23 febbraio 1756 – Monteflavio, 1° maggio 1820

Il 1° maggio 1820 Monteflavio fu teatro degli ultimi momenti di vita del Cardinale Lorenzo Litta, figura di grande rilievo della Chiesa.

Monteflavio essendo la porzione più remota della sua diocesi, e perciò a lui più cara, il 27 aprile del 1820 il Cardinale volle raggiungerla personalmente per la sua seconda visita pastorale. Il viaggio fu particolarmente arduo e non poté servirsi della carrozza poiché il paese era raggiungibile solo attraverso mulattiere strette delimitate da muri a secco quindi proseguì a cavallo, sotto una pioggia battente e un vento tempestoso. Proprio durante il tragitto, stremato dalle intemperie, fu costretto a fermarsi e a trovare riparo in una povera capanna di una donna situata poco fuori dal paese. Ripreso il cammino, riuscì infine a giungere a Monteflavio e qui, mentre celebrava i sacri misteri, fu colto da una violenta febbre che ne aggravò rapidamente le condizioni. Nonostante la malattia, continuò con spirito di dedizione il suo ministero, offrendo ai fedeli un ultimo esempio di fede e servizio. Tuttavia la febbre si fece sempre più intensa e, dopo pochi giorni di sofferenza, si spense proprio a Monteflavio il 1° maggio 1820 all’età di 64 anni, tra il dolore di tutta la popolazione. La salma fu portata a Palazzo Odescalchi a Roma per le prime onoranze, accompagnata dai monteflaviesi che per un tratto fecero a gara per sostenerne a spalla il feretro. In seguito alle solenni esequie nella Basilica dei Santi Apostoli, fu sepolto nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo al Monte Celio, secondo le sue volontà. Un ultimo viaggio che, dalle aspre mulattiere di Monteflavio al cuore della cristianità, suggellò una vita interamente dedicata alla fede.
In quel periodo la sede della curia si trovava a Magliano Sabina.
Monteflavio conserva così la memoria di un momento significativo della storia, gli ultimi giorni di un uomo che, fino alla fine, scelse di essere pastore tra la sua gente. Dal testo Notizia biografica del Cardinale Litta anno 1828, Biblioteca di Cremona.

La consultazione del fondo Congregazione del Buon Governo Serie II presso l’Archivio di Stato di Roma, indica che le visite pastorali del cardinale Litta molto probabilmente erano anche dovute al momento di forte contrasto tra -Comune- e l’allora arciprete Domenico Barbarossa -Deputato Ecclesiastico-, si legge ‘…a che gli venga espressamente vietato di ingerire né personalmente, né per interposta persona nell’amministrazione economica di quella comunità.’

Nato a Milano il 23 febbraio 1756 da nobile famiglia, fu avviato fin da giovane agli studi ecclesiastici a Roma, distinguendosi per cultura e intelligenza. Intraprese presto la carriera diplomatica, nominato arcivescovo titolare di Tebe, fu inviato come nunzio apostolico in Polonia, dove operò in un periodo di forti tensioni politiche. Successivamente fu delegato apostolico in Russia ottenendo importanti risultati per la Chiesa cattolica. Nel 1801 Papa Pio VII lo creò cardinale. Negli anni segnati dalle soppressioni napoleoniche, affrontò incarichi complessi e momenti difficili e si distinse anche per il sostegno offerto alla Congregazione della Passione di Gesù Cristo, adoperandosi presso la Santa Sede per favorirne la continuità e la ripresa. Tornato a Roma ricoprì ruoli di primo piano nella Curia e si distinse anche per il suo impegno culturale e per il sostegno agli studi. Nel 1818 fu nominato vescovo di Sabina e si dedicò con grande zelo alla cura pastorale, visitando personalmente anche le zone più remote della diocesi. Fu proprio questo spirito di servizio, vissuto fino in fondo, a condurlo a Monteflavio, dove concluse la sua vita terrena.

𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐟𝐥𝐚𝐯𝐢𝐨 – 𝐥𝐚 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 -Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 iniziò l’occupazione tedesca, il giorno seguente i...
24/04/2026

𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐟𝐥𝐚𝐯𝐢𝐨 – 𝐥𝐚 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 -

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 iniziò l’occupazione tedesca, il giorno seguente il nostro territorio fu travolto dagli eventi bellici con i duri combattimenti di Monterotondo tra paracadutisti tedeschi e reparti del Regio Esercito italiano e, il 10 settembre, giorno in cui Roma cadde definitivamente sotto il controllo nazista, anche Monteflavio passò nelle mani tedesche. La liberazione avvenne nei giorni successivi a quella di Roma del 4-5 giugno 1944, quando, mentre la 5ª Armata statunitense avanzava lungo il settore tirrenico, le truppe dell’8ª Armata Britannica spinsero verso nord, lungo la Via Salaria e la Via Ternana, all’epoca Via Littoria, i tedeschi in ritirata dal fronte di Cassino diretti oltre la Linea Gotica dell’Appennino tosco-emiliano. Tra l’8 e il 10 giugno 1944, con sporadici ma aspri scontri contro le retroguardie nemiche, la 6ª Divisione Corazzata britannica fu tra le principali protagoniste della liberazione dell’area e, secondo quanto riportato nel diario del Generale di Corpo d'Armata Paolo Puntoni, primo aiutante di campo generale del Re Vittorio Emanuele III, Monteflavio e il suo circondario furono definitivamente liberati l’8 giugno 1944. Nel contempo si combatteva la battaglia di Moricone, una serie di forti scontri avvenuti dall’8 al 10 giugno tra britannici e reparti tedeschi della Wehrmacht che, sfruttando la posizione strategica di Moricone rispetto alla Salaria, tentarono di rallentare l’avanzata alleata fino alla definitiva liberazione del 10 giugno di Moricone stesso.

L’emozionante testimonianza di Francesco Giacomelli ci restituisce quei momenti decisivi -camionette aperte con soldati alleati a bordo entrarono a Monteflavio raggiungendo Piazza Vittorio Emanuele III percorrendo di corsa, con le armi spianate, Via Roma e Via Alfredo Baccelli provenendo dallo Stradone- portando finalmente alla comunità monteflaviese un senso di serenità e di ritrovata libertà.

Per controllare il territorio i tedeschi avevano insediato i propri comandi, requisendo gli edifici più importanti, a Palombara Sabina nel Castello Savelli, a Moricone nella Villa Aureli fronte palazzo baronale già di proprietà dell’illustre pittore e incisore Ludovico Prosseda, nel Castello Orsini di Nerola e nell’area di Montelibretti. Il comando che esercitava il controllo su Monteflavio era quello di Moricone, dove tra gli altri era presente anche un ufficiale austriaco, dal quale venivano impartiti alla popolazione rigidi ordini, imponendo il coprifuoco e il divieto assoluto di offrire assistenza o rifugio ai prigionieri britannici fuggiti dal campo di prigionia militare italiano PG 54 di Fara in Sabina – Passo Corese, oggi Borgo Santa Maria.

I documenti in foto, riscoperti nell’archivio comunale, testimoniano come i monteflaviesi dovettero subire e vivere l’oppressione nazista che in quei lunghissimi mesi si manifestò attraverso proclami, ordinanze e imposizioni scritte. Si legge -…si ordina la chiusura dei locali e la vendita di vino dalle ore 19:30 ( 7,30 di sera) -… che dalle ore 21 (9 di sera) nessuno senza ragionevole motivo circoli per le vie del paese- …in caso di inosservanza saranno applicate le severe sanzioni penali stabilite dall’Autorità Militare che commina anche la pena di morte. Monteflavio 18 settembre 1943 -

𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 -𝐓𝐫𝐢𝐜𝐜𝐮𝐭𝐚𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐞 𝐑𝐚𝐠𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞-A Monteflavio, nel Triduo Pasquale, si tramandava un rituale antico, le campane...
04/04/2026

𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 -𝐓𝐫𝐢𝐜𝐜𝐮𝐭𝐚𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐞 𝐑𝐚𝐠𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞-

A Monteflavio, nel Triduo Pasquale, si tramandava un rituale antico, le campane della chiesa venivano legate dal Gloria del Giovedì Santo fino alla notte di Pasqua, quella della Resurrezione, segnando il tempo della Passione e del lutto per la morte di Cristo.
Un silenzio profondo che accompagnava il raccoglimento dell’intera comunità monteflaviese.
A colmare quel vuoto e a spezzare quel silenzio quasi assordante erano i bambini del paese che, con 𝑇𝑟𝑖𝑐𝑐𝑢𝑡𝑎𝑢𝑙𝑒/𝑇𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖𝑡𝑎𝑢𝑙𝑒 e 𝑅𝑎𝑔𝑎𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 , attraversavano le vie del borgo, indicando il momento e invitando gli abitanti a partecipare alle funzioni religiose del Venerdì Santo e alla Veglia Pasquale.
Si tratta di una tradizione antichissima, 𝑖 𝑚𝑜𝑛𝑒𝑙𝑙𝑖 accompagnati dal suono-rumore inconfondibile delle 𝑇𝑟𝑖𝑐𝑐𝑢𝑡𝑎𝑢𝑙𝑒/𝑇𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖𝑡𝑎𝑢𝑙𝑒 e 𝑅𝑎𝑔𝑎𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒, percorrevano per tre volte tutto il centro storico e ad ogni giro, le voci scandivano il rito:

“Questa è la prima sonata…"
"Sona na vota..."
(e subito risuonava il battito secco degli strumenti)

“Questa è la seconda sonata…”
"Sona dù vote..."
(e il legno tornava a farsi sentire tra le vie del paese)

“Questa è la terza sonata… e mò se fenisce e pò se reppiega.”
(e l’ultimo ritmo accompagnava la fine del giro)

Tre giri. Tre annunci. Un’intera comunità coinvolta.

E quel “reppiega”… forse il momento più atteso:
quando, terminata la veglia, le campane tornavano finalmente a suonare.

Non era solo un’usanza.
Era il paese che chiamava, che univa, che ricordava.

Le 𝑇𝑟𝑖𝑐𝑐𝑢𝑡𝑎𝑢𝑙𝑒 o 𝑇𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖𝑡𝑎𝑢𝑙𝑒 erano semplici tavolette di legno, di forma quadrata o rettangolare, con una feritoia nella parte alta per l’impugnatura. Ai lati venivano fissati ferri a U oppure vecchie maniglie recuperate da portoni o cassetti che, una volta scosse, andavano a ba***re contro le bollette, chiodi talvolta usati per le suole delle scarpe.

La 𝑅𝑎𝑔𝑎𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 era anch’essa uno strumento in legno, composto da una ruota dentata e da una linguetta di bambù che, azionata tramite una manovella, produceva un suono secco e ripetitivo, simile al gracchiare delle rane.

𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟗𝟐𝟑 -𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐢𝐦𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚–Il 19 aprile 1923 il commissario prefettizio Bruzzi cav. Ottorino scriveva di propr...
22/03/2026

𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟗𝟐𝟑 -𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐢𝐦𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚–

Il 19 aprile 1923 il commissario prefettizio Bruzzi cav. Ottorino scriveva di proprio pugno su carta intestata del comune di Monteflavio al Sottosegretario della Antichità e Belle Arti presso il Ministero della Pubblica Istruzione, chiedendo: … e poiché nei primi del prossimo mese di maggio avrà qui luogo l’inaugurazione del ‘Parco della Rimembranza, sarei pure ad interessarne l’Eccellenza Vostra di compiacersi disporre a che il fotografo che si recherà qui, sia autorizzato a prendere anche la fotografia del luogo ove sorge il ‘Parco, che trovasi in una delle più pittoresche alture che circondano l’abitato e in altre colline circostanti, in cui lo sguardo si libra in un superato panorama, nel cui sfondo si scorgono, nelle belle giornate, le linee dei sontuosi palazzi e dei sacri monumenti di Roma madre, e più in giù la striscia luminosa del Tirreno.
Coi profondi ossequi e ringraziamenti
Il Commissario Prefettizio Bruzzi

Il Monte Calvario ci restituisce, oltre alla sua principale storia https://www.facebook.com/share/p/188f6GSK6f/, un’ulteriore significativa testimonianza della memoria monteflaviese, il Parco della Rimembranza. Questo luogo che negli anni è andato perduto, si estendeva con ogni probabilità, come si deduce dalle parole del commissario prefettizio e dai tracciati dei muri a secco ‘e macere, che ne delineano l’assetto, dall’altura principale a quella adiacente dove oggi si erge un’imponente croce di ferro recante alla base la scritta “Amicizia '84”.

Dopo la Prima guerra mondiale, in tutta Italia nacquero i Parchi della Rimembranza, luoghi dedicati alla memoria dei caduti, dove ogni albero con altro ornamento rappresentava un soldato. L’iniziativa fu promossa nel dicembre del 1922 dal Sottosegretario al Ministero della Pubblica Istruzione Dario Lupi, che invitò tutti i comuni a creare questi spazi simbolici, coinvolgendo anche le scuole nella loro realizzazione. Monteflavio aderì a questo progetto di memoria collettiva, come riscoperto, e dopo l’inaugurazione del monumento ai caduti nel novembre 1920 https://www.facebook.com/share/p/1DWDV7YZs7/, nel maggio 1923 venne realizzato il Parco della Rimembranza sul Monte Calvario.

Oggi il parco non esiste più, ma attraverso questa cartolina, spedita il 23 agosto 1924, e i documenti rintracciati presso l'Archivio Centrale dello Stato, riemerge la profondità del legame che univa la comunità monteflaviese ai suoi giovani caduti. Un luogo in cui storia, memoria e paesaggio si incontrano e continuano a restituirci un’eredità che merita di durare nel tempo.

Indirizzo

Monte Flavio

Sito Web

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