25/11/2015
I tragici eventi che si sono susseguiti nelle ultime settimane hanno brutalmente riaperto dibattiti e momenti di riflessione sulla convivenza tra culture differenti, acuendo sempre più, se possibile, la percezione ormai diffusa che esistano distinzioni incolmabili tra "noi" e "gli altri".
In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione delle violenze sulle donne, crediamo che sia opportuno spostare l'attenzione sulla nostra civiltà, sulla nostra quotidianità, perché "è importante [...] che si dica che la violabilità del corpo femminile – la sua penetrabilità e uccidibilità – non appartiene all'ordine delle pulsioni “naturali”, ai raptus momentanei di follia, o alla arretratezza di costumi “barbari”, stranieri, ma che sta dentro la nostra storia, greca romana cristiana, a cui si torna oggi a fare riferimento per differenziarla dalla presenza in Europa di altre culture."
È sempre molto semplice tirarsi fuori, mettersi al di sopra di tutto, autoconvincersi che le violenze possano accadere solo lontano da noi o per mano degli "altri".
Dobbiamo avere coscienza del fatto che in Italia una donna su tre della fascia di età compresa tra i 16 e i 60 anni ha subito una violenza, fisica o psicologica, e che ciò è avvenuto nelle NOSTRE case, nei NOSTRI luoghi di lavoro, nella NOSTRA quotidianità.
Un ragazzo di Prospettiva 2030.
La guerra mai dichiarata al sesso femminile, che ha segnato fin dal suo atto fondativo il dominio di una comunità storica di uomini, non poteva non lasciare tracce durature nella vita degli individui e delle società, nella cultura e nelle istituzioni della vita pubblica, nelle abitudini quotidiane e…