Enrico Cantone

Enrico Cantone Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Enrico Cantone, Livorno.

Attivista e portavoce di un Movimento Politico che ha cambiato un sistema ed ancora ha molto da dare a questo paese senza mai darsi per vinti e rimettendosi sempre in discussione.

16/06/2026
16/06/2026
ALLUVIONE RIO MAGGIORE: DEPOSITATO L'ESPOSTO IN PROCURA AI CARABINIERI DI ARDENZA. ORA PARLANO I FATTI.Abito in Piazzale...
16/06/2026

ALLUVIONE RIO MAGGIORE: DEPOSITATO L'ESPOSTO IN PROCURA AI CARABINIERI DI ARDENZA. ORA PARLANO I FATTI.

Abito in Piazzale Montello 9, a ridosso di Via Rodocanacchi. Nel 2017 ho avuto un metro di fango in casa e i garage distrutti. A pochi metri da me sono morte quattro persone della famiglia Ramacciotti. Quella tragedia non si cancella e io non intendo rischiare di nuovo.

I lavori di stombamento sono quasi alla fine, costati milioni di euro di soldi pubblici. Eppure l'impresa ha accumulato montagne di terra di riporto sopraelevando il terreno a ridosso delle nostre recinzioni. Alla prima pioggia intensa, il fango scivolerà per pendenza dritto verso le nostre case, i garage e l'asse stradale di Via Rodocanacchi, ostruendo poi il tratto terminale sotto il Viale Italia.

Il Genio Civile della Regione Toscana ha risposto alla mia PEC di diffida arrampicandosi sugli specchi burocratici: dicono che il mio palazzo non "confina catastalmente" con il cantiere (ma l'acqua e il fango non leggono le mappe catastali!) e ammettono per iscritto che “il terreno è stato rialzato e si assesterà con le prime precipitazioni”. In pratica, delegano il livellamento dell'argine al dilavamento delle prossime piogge!

NON CI STO. Ieri, 15 giugno 2026, ho depositato formalmente un esposto-denuncia presso il Comando Stazione Carabinieri di Ardenza, indirizzato alla Procura della Repubblica di Livorno.

Ho consegnato ai militari il verbale (in foto), il fascicolo con 12 fotografie del cantiere, le mappe satellitari di Google che dimostrano la continuità fisica del pericolo e la risposta stessa della Regione. Se gli uffici preposti non interverranno a rimuovere i detriti e a mettere in sicurezza gli argini prima del collaudo, i responsabili del procedimento ne risponderanno in sede penale per i reati di pericolo di inondazione e omissione di atti d'ufficio.

La sicurezza dei cittadini non si baratta con i risparmi di fine cantiere. Condividete il più possibile, facciamoci sentire prima che sia troppo tardi.

🛑 ALLARME RIO MAGGIORE: DIFETTI NEL CANTIERE E ISTITUZIONI IN SILENZIO. ABBIAMO GIÀ PAGATO NEL 2017!Abito in Piazzale Mo...
01/06/2026

🛑 ALLARME RIO MAGGIORE: DIFETTI NEL CANTIERE E ISTITUZIONI IN SILENZIO. ABBIAMO GIÀ PAGATO NEL 2017!

Abito in Piazzale Montello 9, a due passi da Via Rodocanacchi. Nel 2017 ho vissuto l'inferno: un metro di fango in casa e i garage interrati completamente sommersi.

Lì vicino sono morte quattro persone della famiglia Ramacciotti. Quella tragedia non si cancella.

Oggi i lavori di stombamento sono quasi alla fine, sono costati milioni di euro di soldi pubblici, ma guardate le foto che allego.

Invece di mettere in sicurezza il quartiere, l'impresa ha accumulato montagne di terra di riporto e detriti proprio a ridosso delle nostre recinzioni private, alzando pericolosamente il livello del terreno.

Cosa succederà alle prossime piogge? Quel fango scivolerà per pendenza dritto verso le nostre case e i nostri garage.

In più, tutto quel materiale solido andrà a intasare il tratto sotto il Viale Italia, dove nessun lavoro è stato fatto a causa dei divieti dell'Accademia. Un perfetto effetto imbuto.

Lo scorso mercoledì 27 maggio ho inviato una formale PEC di diffida tecnica e messa in mora al Genio Civile della Regione Toscana (Ingegner Pistone), al Comune di Livorno e allo Studio Valenti (Direzione Lavori). Ad oggi, 30 maggio, non ho ricevuto NESSUNA RISPOSTA, nemmeno un cenno di riscontro.

Mentre il cantiere smobilita e i lavori finiscono, noi cittadini veniamo lasciati nel silenzio e nel pericolo.
Pretendiamo che il cantiere venga ripulito e l'argine livellato in sicurezza prima che sia troppo tardi.
La sicurezza non si risparmia sulla pelle dei cittadini!
Condividete per favore, facciamoci sentire prima che la burocrazia chiuda i giochi e ci lasci il fango


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19/05/2026

!.... Pensate soprattutto a questo! Con Luca Salvetti e Eugenio Giani.

05/05/2026

Chiedo ai sostenitori della Meloni di smentire questo post.
Fatelo argomentando e con educazione.
Vediamo se si riesce a comprendere la differenza fra le chiacchiere e i fatti reali.

📌📌📌Il record che non rivendica

Centosedici voti di fiducia. Mai successo prima nella storia repubblicana. Eppure il record che Meloni si gode è un altro, il secondo governo più longevo dal dopoguerra. Il primato della longevità lo sventola dovunque. Quello dei 116 voti di fiducia lo nasconde sotto il tappeto.

Strano, perché i due numeri raccontano la stessa cosa. Il governo dura proprio perché ha smesso di parlare con il Parlamento. 116 volte ha detto alle Camere prendere o lasciare. Niente emendamenti. Niente discussione vera. Tre anni e mezzo dentro la stessa formula. Funziona, certo. Ma chiamarla ancora democrazia parlamentare diventa una bugia per cortesia.

Quando lei stava all’opposizione la stessa identica pratica la definiva “deriva preoccupante”. Adesso che la pratica porta il suo timbro, è normalità. Il regolamento delle Camere è uguale a prima. La Costituzione pure. È cambiato solo chi siede al governo.

E qui arriva il pezzo che spiega perché tutto questo passa quasi liscio. La stampa. Reporters sans frontières il 30 aprile ha pubblicato il World Press Freedom Index 2026 e l’Italia è scivolata al 56° posto. Per dare una misura: nel 2024, primo anno intero di governo Meloni, eravamo al 46°. Dieci posizioni p***e in due anni di sue manovre legislative. Stabilmente fuori dagli standard dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, lo dice testualmente la Federazione nazionale della stampa. Insieme all’Ungheria di Orbán. Davanti a noi (davanti, non dietro) Ghana, Costa d’Avorio, Gambia.

Il rapporto le ragioni le elenca senza giri di parole. La legge bavaglio approvata dalla maggioranza. Le interferenze dirette sulla Rai, descritta come “strumento di comunicazione politica al servizio del governo”. Il Media Freedom Act europeo che il governo non ha recepito. Le querele Slapp usate come arma di intimidazione contro le inchieste scomode. La riforma sulla diffamazione bloccata in commissione Giustizia con un testo, quello del senatore Balboni, che la Fnsi giudica peggiorativo. La precarietà dei giornalisti che mina indipendenza e capacità di scavo.

Ecco. È così che Meloni può raccontare quello che vuole. Una stampa zoppa, controllata nei nodi, intimorita dalle querele, alza meno la mano. Lei lo sa. Lo sa così bene che il 22 ottobre scorso, in Senato, ha avuto il coraggio di rivendicare un miglioramento della libertà di stampa: ha confrontato il 58° posto del 2022 (anno Draghi, peraltro) con il 49° posto del 2025, intascandosi un avanzamento che non era suo. Pagella Politica le ha fatto i conti il giorno dopo. Sotto il suo governo il punteggio italiano è sempre sceso, non salito. Le posizioni guadagnate erano merito di chi c’era prima. Quelle p***e sono firmate da lei. Ma con una stampa indebolita anche una contabilità così sfacciata passa, viene ripetuta, arriva ai TG senza un controvento decente.

Veniamo a quello che pesa sulle vite, però. Numeri economici. Il PIL 2025 è cresciuto dello 0,5%, certificato Istat. Negli anni pieni del governo Meloni la crescita è stata costantemente sotto l’uno per cento. La Spagna nel 2025 è cresciuta del 2,9%. La Polonia del 3,2%. Noi siamo fermi, con una macchina che ha il motore sotto sforzo da un pezzo. Il debito pubblico ha sfondato il 137% del PIL, secondo solo alla Grecia nell’Eurozona. La pressione fiscale ha toccato il 43,1%, due punti pieni in più in due anni. Il deficit è rimasto al 3,1%, sopra la soglia europea, e l’uscita dalla procedura d’infrazione che il governo aveva sbandierato per mesi è saltata.

Ma il dato che dovrebbe far calare il silenzio in qualunque conferenza stampa di autocelebrazione è un altro. L’Ocse, a marzo 2026, ha collocato l’Italia al penultimo posto della sua area per recupero dei salari reali. Penultima. Davanti a noi solo la Repubblica Ceca. I salari italiani in termini reali sono ancora sotto il livello del 2021. Lo stipendio medio del nostro Paese, sempre Ocse, è 21° su 34, con un gap di 8.523 dollari rispetto alla media (dati in parità di potere d’acquisto, omogenei). Per questo i giovani fanno le valigie. Mica perché amano Berlino.

Il 4 settembre Meloni festeggerà il sorpasso sul Berlusconi IV. Ci sarà il video, magari verticale per i social, voce ferma e sguardo dritto in camera. Non dirà dei 116. Non dirà del 56° posto RSF. Non dirà del penultimo posto Ocse sui salari. Sarà compito nostro, di chi scrive ancora liberamente, ricordare cosa c’è dietro al primato di durata. Una democrazia che si fa più sottile ogni mese che passa, mentre l’economia reale lascia indietro chi lavora.

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57125

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