02/06/2026
GRAZIE A TUTTI I RESTANTI...
coloro che curano la COMUNITA' attraverso la partecipazione e l'impegno condiviso costruendo relazioni, rafforzando il senso di appartenenza e creando così occasioni di crescita collettiva!
Grazie ad Antonella Falcocchio e a Ilaria De Vitis per il loro contributo, un gesto concreto di attenzione verso il territorio e le persone che lo abitano!
Di seguito un'analisi di Ilaria sulla storia della nostra RESTANZA e RESILIENZA ...
La storia di Lettopalena è una storia di rinascite, di resilienza e di restanza.
Probabilmente non molti sanno che la nascita del borgo è datata all’anno 1000 anche se nel territorio circostante sono presenti insediamenti già in età romana.
A metà del 1600 un’epidemia di peste dimezzò la comunità e successivamente il colera peggiorò le già precarie condizioni della popolazione.
Nel 1706 ci fu un devastante terremoto che rase al suolo il paese. Nel 1860, in seguito all’Unità d’Italia, ci fu un fenomeno migratorio rilevante a causa della diffusa miseria.
Nel novembre del 1943 il paese fu raso completamente al suolo dai tedeschi che percorrevano in ritirata la linea Gustav.
Rimase in piedi soltanto la chiesa di San Nicola e tutti i cittadini vennero catturati e dirottati verso Rocca Pia. Durante il viaggio, molte persone morirono a causa del freddo.
E Lettopalena venne ricostruita dopo il 1945, ma non più dove giacevano le sue macerie.
Riflettendoci su, penso: perché tanti lettesi, sopravvissuti ai bombardamenti tedeschi e a quel viaggio impervio, tornarono? Cosa li ha spinti a scegliere di ricostruire un paese da zero?
Da qui inizia il racconto dei miei nonni e di tante persone che fanno parte della mia infanzia. Gli anni del dopoguerra sono stati anni duri, fatti di miseria e di fame, di duro lavoro per ricostruire non solo un paese, ma un’identità e una casa, la propria casa.
La storia di Lettopalena è una storia di emigrazione ma anche di restanza. Tante sono le storie di famiglie divise a metà. Gli uomini partivano per mete lontane alla ricerca di lavoro, le donne restavano qui, a lavorare la terra, a prendersi cura della famiglia, ad attendere il ritorno dei propri cari. La storia che racconto è quella dei miei bisnonni, ma non è poi tanto diversa da quella dei miei nonni. Molti lettesi difatti sono partiti per la Germania in cerca di un lavoro, ma c’è sempre stato un filo rosso molto resistente che li riportava qui. E così è stato.
I miei genitori sono nati e cresciuti qui e, da quel che si racconta, gli anni d’oro di Lettopalena li hanno vissuti proprio loro. Tante persone, tanti bambini, un asilo, una scuola, tre bar, più di un negozio, addirittura una radio, radio LP.
Era un paese in cui si respirava un’aria positiva, c’era un forte spirito di comunità e le diverse generazioni vivevano assieme.
Oggi si racconta una storia diversa. Si racconta che i paesi stanno morendo, che non ci abita più nessuno lì, sulle montagne. Sono paesi dove nulla accade e regna il silenzio, perfetti per passare un bel weekend di puro relax lontano dalla città frenetica e niente più.
Poche persone (307 per la precisione). Pochi bambini (Questi non li ho contati, ma sono pochi). Nessun asilo. Una scuola (al momento provvisoria). Un bar. Un negozio.
È dunque facile lasciarsi andare ad un disperato senso di sopraffazione e di scoraggiamento. Eppure, se leggo la nostra storia, non posso che pensare che questo paese ha attraversato molti periodi bui. Ma è sempre rinato, perché le persone che sono legate a questo territorio hanno messo in atto la rivoluzionaria pratica della “restanza”.
Allora voglio pensare che questa sia soltanto una fase. La storia ce lo insegna. E se siamo qui, in questo piccolo rifugio culturale, per parlare, confrontarci e per praticare attivamente la restanza, vuol dire che non tutto è perduto e che si può ancora immaginare un futuro per Lettopalena. D’altronde, non c’è nessun altro che può farlo al posto nostro, perché soltanto noi possiamo riconoscere pienamente il valore dei nostri paesaggi, della nostra comunità e del nostro paese.
E chissà, magari nonostante tutti gli sforzi, non saremo noi a vedere Lettopalena rifiorire. Alla fine siamo soltanto un puntino in mezzo a secoli di storia dell’umanità. Forse fra 100 o 200 anni qualcuno tornerà qui e penserà che è un bel posto in cui vivere, ricominciando da zero. L’importante, per noi, oggi, è poter dire “nonostante tutto, noi ci stiamo provando”.