02/02/2026
Premessa necessaria, così evitiamo subito fraintendimenti: qui non si attaccano persone, né uomini né donne. Qui si parla di atti amministrativi e di legge. Quella vera, non quella “a sentimento”.
Il post della consigliera di minoranza, in riferimento all’articolo del Secolo XIX, merita qualche precisazione. Forse, prima o poi, si scoprirà che un Comune in dissesto non può costituire società in house come se fossero figurine, né può assumere personale a piacimento. Non è una questione politica o ideologica: è normativa vigente. Non un’opinione, un fatto.
Quanto all’articolo, basta arrivare all’ultima riga per rendersi conto della sproporzione: la società di Portofino gestisce porto, parcheggi, palestra, ambulatorio comunale e perfino un supermercato, con circa 70 dipendenti. Numeri che, per proporzioni, sarebbero fuori scala anche per un Comune come Lavagna, che ha una popolazione 34 volte superiore. Insomma, un paragone suggestivo, ma completamente fuori contesto.
Senza entrare nelle scelte altrui, ognuno risponde dei propri bilanci. Usare questo esempio per criticare una gara pubblica obbligatoria, trasparente e perfettamente legittima è semplicemente scorretto e, diciamolo, piuttosto forzato.
Noi continuiamo a lavorare rispettando regole e conti pubblici. In campagna elettorale qualcuno ha promesso miracoli, soldi a pioggia con i proventi del porto “gestito in casa”, come se bastasse uno slogan per riscrivere la legge. La realtà è semplice: non basta mettersi un cappello da marinaio per sapere gestire un porto. Servono competenza, responsabilità e rispetto delle regole.