18/02/2026
Niente di più emozionante che leggere su questa pubblicazione della prestigiosa Giuffrè Editore un mio intervento che approfondisce la annosa questione dei levrieri da caccia, in particolare del Galgo español: un animale celebrato per millenni come icona di nobiltà, oggi vittima di un vuoto normativo che ne nega la dignità di essere senziente.
L’intervento, dal titolo "Il Levriero: storia di un eroe naturale e di una tragedia umana", analizza l’evoluzione della specie dai fasti della Mesopotamia e dell'Antico Egitto fino alla complessa realtà legislativa contemporanea. Il saggio mette in luce la drammatica contraddizione della recente Legge 7/2023 sp****la, che pur riconoscendo gli animali come "esseri dotati di sensibilità", esclude esplicitamente dalle tutele i cani da caccia, condannando migliaia di esemplari a trattamenti brutali e sistematici al termine di ogni stagione venatoria: torture, abbandoni, impiccagioni.
I punti chiave dell’analisi.
• Nobiltà storica e giuridica: dagli editti di Re Canuto nel 1016 alla citazione dantesca nel Primo Canto dell'Inferno, il levriero è sempre stato tutelato come bene di altissimo rilievo sociale e giuridico.
• La "discriminazione di specie": Neri solleva un’analogia potente con gli istituti della schiavitù umana, evidenziando come il legislatore moderno abbia creato due categorie di cani: quelli "da compagnia", titolari di diritti, e quelli "da lavoro", ridotti a meri strumenti di profitto (res).
• Il ruolo delle lobby: il testo documenta come le pressioni economiche della lobby venatoria sp****la abbiano di fatto autorizzato pratiche crudeli, rendendo inefficaci le sanzioni amministrative e penali contro l'abbandono e il maltrattamento.
• Diritto al riscatto: nonostante l’abisso del maltrattamento, lo studio sottolinea l’importanza del lavoro delle associazioni internazionali nel recupero psicofisico di questi animali, sottolineando la loro straordinaria capacità di resilienza e reintegrazione sociale.
"Non è solo una questione di benessere animale, ma di coerenza dell’ordinamento giuridico" – si legge nel testo. "L'esclusione di certe categorie di animali dalla piena tutela ne nega la dignità riconosciuta ai loro simili in nome di interessi economici, creando un fallimento etico e un atto di codardia politica."
Con questa pubblicazione su Giuffrè, Simona Neri invita la comunità dei giuristi e dei legislatori, ma soprattutto l’opinione pubblica a riflettere sulla necessità di uniformare gli standard di tutela, affinché il diritto non sia più strumento di discriminazione tra esseri senzienti, ma baluardo di civiltà contro la barbarie.
"Ho adottato la mia Pepita, figlia del vento, attraverso l'associazione Pet Levrieri a Maggio del 2019 dopo che i primi di febbraio un cacciatore l'aveva abbandonata nella Regione sp****la della Castilla e Leon - conclude Neri - e guardarla mentre corre libera significa vedere la resilienza stessa che riprende il suo posto nel mondo. È un invito a chiederci quale sia la vera nobiltà: quella di chi per secoli ha inciso il proprio nome nei bassorilievi, o quella di chi, nonostante l’orrore subito, è ancora capace di posare il muso sulla mano dell’uomo, perdonandolo. Finché l’ultima corda non sarà recisa e l’ultimo cane non sarà considerato anima e non "cosa", la corsa dei galgos resterà una fuga disperata verso una giustizia che ancora non abbiamo saputo scrivere. Ma il vento, sebbene ferito, non smetterà di soffiare."
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