16/06/2026
Nel 1949 l'Italia pativa ancora le ferite della guerra. Milioni di persone vivevano in abitazioni danneggiate, in alloggi sovraffollati o in sistemazioni precarie. In quel contesto il governo guidato dalla Democrazia Cristiana avviò un programma destinato a cambiare il volto di molte città: il Piano INA-Casa.
A promuoverlo fu Amintore Fanfani, ministro del Lavoro. L'idea era quella di costruire case per chi non ne aveva e, nello stesso tempo, creare lavoro per migliaia di operai, muratori, artigiani e tecnici. Il Parlamento approvò il piano. I cantieri iniziarono ad aprire in tutta Italia.
Per quattordici anni, dal 1949 al 1963, il Piano INA-Casa accompagnò la ricostruzione del Paese. Alla fine gli alloggi realizzati furono circa 355.000. Oltre 2 milioni di persone ebbero un tetto sulla testa, le famiglie erano numerose a quei tempi. I cantieri superarono quota 20.000. A regime venivano consegnate circa 550-560 abitazioni a settimana.
Molte periferie che oggi fanno parte della vita quotidiana di città grandi e piccole nacquero allora. Dietro ogni edificio c'era una famiglia che lasciava una stanza condivisa, una baracca o una sistemazione temporanea. Per molti italiani la consegna delle chiavi segnò l'inizio di una vita diversa.
La Democrazia Cristiana governò quella fase della storia italiana e fece della casa uno degli strumenti principali della ricostruzione sociale. Il Piano INA-Casa divenne una delle sue opere più riconoscibili.
Fu una politica pubblica che trasformò risorse raccolte attraverso lo Stato in quartieri, strade, scuole e abitazioni.
Fanfani aveva poco più di quarant'anni quando lanciò il progetto. Economista, professore universitario e dirigente della Democrazia Cristiana, vedeva nel lavoro e nella casa due esigenze inseparabili. Il piano che portò il suo nome rimase il simbolo di quella visione.
𝑆𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑒𝑟 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑎𝑔𝑜𝑛𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑖𝑒𝑡𝑜𝑠𝑖, 𝑛𝑒𝑙 2026 𝑖𝑙 𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑜 𝑀𝑒𝑙𝑜𝑛𝑖 ℎ𝑎 𝑎𝑝𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑃𝑖𝑎𝑛𝑜 𝐶𝑎𝑠𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑙'𝑜𝑏𝑖𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖 100.000 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑖𝑛 10 𝑎𝑛𝑛𝑖, 𝑚𝑜𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑐𝑖𝑟𝑐𝑎 10 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑑𝑖 𝑑𝑖 𝑒𝑢𝑟𝑜. 𝑀𝑎 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑒 𝑐𝑎𝑠𝑒: 𝑐𝑖𝑟𝑐𝑎 60.000 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑑𝑜𝑣𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒𝑟𝑜 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑟𝑒𝑐𝑢𝑝𝑒𝑟𝑜 𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑖𝑚𝑚𝑜𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑖 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑖𝑛𝑢𝑡𝑖𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑖. 𝐿𝑒 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑖𝑠𝑡𝑒, 𝑚𝑎 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑚𝑖𝑛𝑜𝑟𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑙'𝑜𝑏𝑖𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎𝑡𝑜.