Tradizione & Libertà

Tradizione & Libertà Un cuore che batte a destra, valori saldi e coerenza. Questo gruppo nasce per dialogare, confrontarsi e condividere idee e sentimenti

LE RADICI PROFONDE NON GELANO MAI

Neppure la pioggia può fermare i Patrioti.
14/03/2026

Neppure la pioggia può fermare i Patrioti.

02/01/2026

Lettera aperta di Paola Concia. Cara sinistra, non hai più anima
Accorata denuncia di chi ha sempre combattuto a Sinistra e che ora si sente tradita.

Cara Sinistra,

ti scrivo questa lettera aperta perché sei la casa dove ho costruito la mia vita di donna, di femminista e di lesbica. Mi rivolgo a te perché hai dato un contributo fenomenale nella costruzione di un Occidente più giusto battendoti per la conquista dei diritti civili, dei diritti dei lavoratori, di un welfare sacrosanto. Scrivo a te che sei stata parte sostanziale nella creazione di società libere, di comunità basate sui diritti universali laddove, come insegnava Martin Luther King, il diritto alla parola e alla libera espressione era e rimane un principio cardine irrinunciabile.

Ed è proprio quanto è successo quando popoli di migranti sono arrivati in Occidente rivendicando una vita degna di tale nome, un lavoro protetto da sacrosanti diritti e un welfare giusto, ragionevole, partecipato. Però poi ti sei dimenticata dei doveri che chiunque viva in una società libera e democratica è tenuto a rispettare, doveri a cui dobbiamo attenerci tutti: noi che qui siamo nati e loro che qui sono stati arrivati e accolti.

Ancora mi chiedo come e quando e perché tu abbia perso la bussola. Quando hai oscurato il principio su cui si fondano le nostre società democratiche. E me lo chiedo sbalordita e turbata perché, cara Sinistra, è proprio all’interno della tua comunità che ho imparato che ai diritti devono corrispondere i doveri, altrimenti tutto va a rotoli, tutto si sgretola, e il risultato è devastante per le battaglie coraggiose che hai affrontato lungo tutta la tua storia.

Io mi auguro che tu sia ancora capace di fare una riflessione profonda. In questa mia addolorata lettera aperta vorrei portarti come un esempio emblematico e desolante la tua scelta politica di condannare Israele, di infischiartene della sua sopravvivenza, di non riconoscergli il diritto a proteggersi, come se non ci fosse un domani. Condannare uno Stato nato nel maggio del 1948 come la “Patria degli ebrei”.

Qui dove vivo, in Germania, il termine è “Heimat” e allora ho chiesto a mia moglie, che è tedesca, cosa si intenda per “Heimat” e lei mi ha risposto in modo chiaro e inequivocabile: “Heimat è laddove ti senti più a casa nel mondo”. Prova a immaginare, cara Sinistra, se qualcuno si sognasse di mettere in discussione la “Patria degli italiani”. Eppure è proprio questo ciò che avete fatto con Israele.

L’antisemitismo della sinistra occidentale è un dato di realtà e per me una coltellata in pieno petto. Avete abbandonato i nostri più sacri valori unicamente per conquistare consenso tra quelle comunità islamiche radicali e antisemite che si sono stabilite nei nostri Paesi occidentali, tra quei nativi musulmani che hanno mai rinnegato la sharia. E avete fatto questo per qualche voto in più in questa o in quella tornata elettorale. Roba difficile da credere. Eppure è questo quello che è successo.

Davvero volete svendere le libertà civili, i diritti delle donne, i diritti delle persone LGBT per quattro voti? State cavalcando l’antioccidentalismo – che a voi piace ogni tanto chiamare “anticolonialismo”, termine che già da solo fa ridere – proprio voi che siete stati, e io con voi, i più coraggiosi e testardi difensori di modelli di società che garantiscono più diritti a tutti, nessuno escluso. E seguendo la peggiore tradizione antigiudaica e antisemita avete fatto diventare Israele il capro espiatorio di tutti i mali del mondo.

Il vostro silenzio è agghiacciante come del resto lo sono i vostri tanti “sì-ma-anche” di fronte alle aggressioni, alle uccisioni, alle violenze, alle discriminazioni contro cittadini ebrei che vivono lontano da Israele che “è la patria dove si sentono più a casa nel mondo”. Anche io che vivo in Germania continuo a sentire l’Italia come il luogo dove posso tornare e sentirmi a casa.

Agli ebrei, e poco importa se contestano o meno il governo di destra attualmente al potere, chiedete di rinnegare la loro terra. Ma davvero non provate vergogna? Davvero non riuscite a fermarvi e considerare le conseguenze di quel che dite e fate?

Ricordo bene quando, quando Silvio Berlusconi governava in Italia, in Germania mi prendevano in giro quando il nostro primo ministro se ne usciva con una delle sue tante esternazioni. Eppure mai nessuno mi ha chiesto di rinnegare il mio Paese, né io mi sarei mai sottomessa! Invece è esattamente questo che voi con metodo, ostinazione, crudeltà e incoscienza, chiedete agli ebrei.

Come è possibile che nel mondo di oggi il cancro dell’antisemitismo porti la firma del progressismo di sinistra, e lo riversi nelle aule scolastiche e universitarie, nei luoghi di lavoro, nei circoli delle élite intellettuali, che lo trascini nelle piazze? Me lo chiedo e ve lo chiedo: come siamo arrivati a tutto questo?

L’indagine di questi giorni su Mohammad Hannoun e di altri fiancheggiatori e sostenitori di Hamas era cosa ben nota e da molto tempo denunciata. Eppure, ora che è saltata ufficialmente la fogna con tutto quel che contiene, coloro che tra di voi hanno coccolato, sostenuto, legittimato istituzionalmente e culturalmente Hannoun e i suoi sodali si sono avvolti in un silenzio assordante o riparati dietro parole imbarazzate, patetiche ed equivoche.

Enrico Berlinguer, il cui ritratto splende sulla tessera del PD, non ebbe paura di dire che le Brigate Rosse erano terroristi definendoli senza equivoci “nemici della democrazia e del popolo”. Voi, invece, oggi per far posto a chi detesta le nostre democrazie e l’Occidente, state tradendo la vostra missione e perdendo tanti compagni e compagne come me.

E questo non perché siamo cambiati noi ma perché voi avete rinunciato ai nostri principi, ai nostri valori. Siete voi che avete perso l’anima. E tutto questo mi fa temere come donna, come lesbica, come militante di sinistra e amica degli ebrei. Mi fa paura non avervi più al mio fianco.

Care Amiche e cari Amici un augurio di Cuore a tutti voi!!!!
24/12/2025

Care Amiche e cari Amici un augurio di Cuore a tutti voi!!!!

05/12/2025

La Commissione del Parlamento UE vota la lista dei Paesi sicuri.

Una vittoria politica per il Governo Meloni e per chi combatte l’immigrazione illegale.
Meno discrezionalità, più regole certe, più sicurezza.

Mentre la sinistra e le ONG protestano, l’Europa si muove nella direzione che avevamo indicato: fermare gli ingressi irregolari e rendere i rimpatri davvero efficaci.

05/12/2025

Passaggio al Bosco sull’ Idrovolante
Roberto PECCHIOLI
La compagnia di giro degli antifà della Kultura ha emesso un’altra bolla di condanna in base alla bibbia dalle mille sfumature di rosso: la casa editrice Passaggio al Bosco non deve partecipare alla rassegna Più libri, più liberi. Compulsando attentamente il catalogo, l’occhiuto Santo Uffizio scarlatto ha scovato un’altro reprobo a cui vietare l’accesso, l’editore Idrovolante. Se fossimo a modino ci limiteremmo ad osservare che il copione di costoro è logoro, scontato, un riflesso pavloviano da affidare a un terapeuta. Oppure che il titolo della fiera – assai azzeccato- dovrebbe impedire censure ideologiche. Più libri, più liberi, anche di rigettare o schifare le tesi esposte. Con argomenti, però, non con anatemi, divieti e risibili conclusioni, come quella che Passaggio al Bosco e Idrovolante siano editori nazisti. Vecchia, stucchevole, ossessiva reductio ad hitlerum di tutto ciò che non piace alla gente che si piace. Narciso riconosce solo se stesso.
Invece passiamo all’attacco. In biblioteca abbiamo numerosi libri editi da Passaggio al Bosco e qualcuno di Idrovolante, esattamente come testi pubblicati da editori di ogni orientamento e finanche un fumetto di Zerocalcare, tra i firmatari dell’appello censorio. Orgogliosamente, rivendico di essere un autore di Passaggio al Bosco, nel cui catalogo figurano due miei saggi, Volontà di impotenza e Elogio dell’appartenenza, oltreché collaboratore della casa editrice di Marco Scatarzi, per la quale ho tradotto alcuni testi, nessuno dei quali nazista. Ma che ve lo dico a fare, inquisitori nostalgici dell’Indice dei Libri Proibiti. Lo sapete benissimo, siete bene informati. Vi rode solamente che qualcuno non la pensi come voi ed esprima un pensiero alternativo.
Per questo rimpiangete l’imprimatur- l’autorizzazione alla stampa- una volta in capo all’autorità ecclesiastica. Il passaggio al bosco, per Ernst Juenger, immenso scrittore e pensatore tedesco ( 1895-1998), è il destino riservato ai ribelli, quelli veri, che mantengono ferme convinzioni e idee. Soprattutto ce l’hanno le idee, le convinzioni, una visione del mondo. Passano al bosco per mantenere la dignità, per misurarsi con la realtà e cercare la verità, convinti che il Ribelle in ogni epoca ha vita dura. Nessun piagnisteo: accetta a fronte alta e schiena diritta il destino che ha scelto.
Lo stesso di cui parlò il vostro – ma l’ arte è di tutti, ciò che voi non potete capire- Bertolt Brecht allorché scrisse “ci siamo seduti dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati”. Per noi non ci sono posti neppure dalla parte del torto. Dobbiamo sparire, non prima di esserci vergognati di esistere. Invece io confesso che ho vissuto- una citazione di un poeta comunista, Pablo Neruda- e che fin dall’adolescenza ho considerato un punto d’onore (onore, orrore) essere diverso da voi. Diverso, non superiore! Una scelta decisa dopo avervi visto all’opera. Ribelle perché al gregge ho preferito, nel passaggio al bosco sull’ idrovolante, la faticosa carriera di lupo solitario. Tanto solitario da essere odiato da voi – altro punto d’onore- e tenuto ai margini anche dalla politica teoricamente vicina, che preferisce il compromesso, gli affari e segue con affannato ritardo il pensiero dominante. A proposito, firmatari dell’appello, siete proprio voi la punta del pensiero dominante, ossia, diceva Gramsci, della classe dominante. Tanto dominante, nella cultura di cui avete conseguito l’egemonia per vigliaccheria altrui, che non tollera – voi, i tolleranti per eccellenza!- neppure qualche libro, nel mare magnum dell’editoria, che strida con il vostro modo di pensare.
Pur non essendo “de sinistra”, tantomeno progressista, frequento le librerie da imbucato, per non turbare i Buoni e Giusti, certi che chi non è come loro è analfabeta o malvagio. Scaffali interi sono dedicati al fascismo, al nazismo, a svelare trame vecchie e nuove del mostro, nelle infinite forme che assume negli incubi il Proteo nero. Alcuni autori sono firmatari dell’appello contro Passaggio al Bosco. Senza il nemico assoluto qualcuno non potrebbe impartire lezioncine ben pagate e dovrebbe cercarsi un lavoro. Invece emette sentenze inappellabili senza neppure ascoltare gli imputati, distribuisce patenti di fascismo, nazismo, razzismo, populismo e di ogni altro “ismo” che gli passa per la testa.
Chi scrive, ormai al tramonto della vita, ha conosciuto emarginazione, irrisione, odio sin dall’adolescenza. Luccicano come medaglie, fiero di non avere risposto sullo stesso tono. Nessun odio, nessun desiderio di rivalsa praticando censura, maldicenza, esclusione uguale e contraria. Un giornale di destra lamenta che alla rassegna Più libri, più liberi partecipi un editore vicino alla sinistra più estrema. Bene così: bisogna conoscere per decidere; esiste un pezzetto di verità in ciascun uomo. Perciò occorre ascoltare ogni campana senza pronunciare condanne preventive. Questo significa essere liberi, e vi sono grato, avversari di tutta una vita, per avermi stimolato, costretto a studiare, trovare argomenti per contrastarvi, produrre idee, pronto a modificarle se la coscienza o la realtà avvertono che sono sbagliate.
Ho cambiato molte opinioni in oltre mezzo secolo di impegno. Qualcuna è venuta perfino da chi mi impediva la parola, e ancora vuole toglierla in nome di pregiudizi e superiorità morale auto affermata. Chi brucia i libri- o ne vieta la diffusione- usa violenza. Nessuna idea deve essere vietata purché non usi il metodo della violenza. Fisica innanzitutto, ma è violento anche il furore cieco dell’interdetto, dell’odio (il “discorso di odio” che attribuite agli altri!) del bavaglio preventivo. Chi ha paura delle idee altrui non è sicuro delle proprie. Facile, quando si esercita il potere culturale, dare i voti, promuovere e bocciare. Più facile ancora farlo senza darsi la pena di conoscere l’opinione altrui. Ma le idee, come il vento, circolano e sempre circoleranno. Rassegnatevi, abbiamo affrontato nemici più temibili. Ribelli, siamo passati al bosco, in cui si sta benissimo anche per la vostra assenza. Chi non ha il coraggio delle proprie idee, scriveva Ezra Pound, o non vale nulla o non valgono niente le sue idee. Umilmente, pensiamo di avere buone ragioni. Chi non accetta il confronto lo teme. Per questo usciamo dal bosco. Dimenticavo: gli editori proibiti ringraziano per la gratuita pubblicità.

Le priorità del paese....
11/09/2025

Le priorità del paese....

15/08/2025
07/08/2025

Ormai i sinistri alternano denunce alle varie magistrature a "Meloni riferisca in parlamento": nessuna idea, nessun progetto. La miglior assicurazione per il governo.

29/07/2025

Alla sinistra non importa nulla né dei dazi né della difesa degli interessi nazionali. Non hanno alcuna linea politica: l’unica costante è che, qualunque cosa accada, è sempre colpa del Presidente Meloni.

Bellissima...
28/07/2025

Bellissima...

23/04/2025

L’eredità di Bergoglio di Roberto PECCHIOLI.

Dai frutti li riconoscerete, rispose Gesù ai discepoli che gli chiedevano come riconoscere i
buoni dai cattivi profeti. Se il criterio di giudizio è questo, il pontificato di Jorge Mario
Bergoglio lascia soprattutto macerie, portando a compimento in Occidente un processo di
arretramento della fede e della proposta cristiana di lungo periodo, accelerato dal concilio
Vaticano II, al termine del quale il papa di allora, Paolo VI, gridò sconsolato e inascoltato
che il fumo di Satana era penetrato nella Chiesa. Gli incauti avevano aperto cuori, porte e
finestre; il regno di Francesco ha significato un crollo ulteriore delle vocazioni religiose,
della partecipazione popolare ai riti – sempre più privati di significato spirituale- della
presa cristiana nella società. Un bilancio che atterrisce, unito all’ateismo pratico di massa e
all’islamizzazione del nostro continente, di cui il cattolicesimo sembra essere un semplice
osservatore, talvolta un fiancheggiatore.
Nel Vangelo di Luca un’altra affermazione di Gesù dovrebbe far tremare le mura leonine:
guai a voi quando tutti parleranno bene di voi. Il baccanale mediatico che accompagna la
morte di Bergoglio – predisposto accuratamente da tempo- è un coro quasi unanime di
lodi al papa venuto, come affermò egli stesso, dalla fine del mondo. Encomi, celebrazioni,
melassa a fiumi, applausi scroscianti da un coro mediatico, culturale, politico in cui non si
ascoltano che isolate obiezioni. Intendiamoci: la sofferenza e la malattia dell’uomo
meritano ogni rispetto. Ma dinanzi alla storia – e alla missione papale - i quasi dodici anni
bergogliani sono una corona di spine. Non è un caso che gli elogi più sperticati provengano
da non cattolici, non credenti, laici e irreligiosi. Il lutto ufficiale è immenso: già questo
dovrebbe insospettire i fedeli. Mai, a nostra memoria, quando l’Italia era ancora cattolica,
la morte del papa era stata accompagnata dall’interruzione degli spettacoli- anche sportivi-
e dalla programmazione radiotelevisiva, trasformata in coro collettivo di celebrazione del
defunto a reti unificate.
Nulla di strano: è morto “uno di loro”, ovvero una personalità di riferimento del pensiero
dominante. Curioso cortocircuito, giacché il mainstream d’occidente è radicalmente
anticristiano, materialista, ateo. Ancora più strano è piacere soprattutto agli avversari della
chiesa. Dai frutti li riconoscerete. Non uno dei componenti dell’orchestra unica filo papale
è stato convertito . Non uno si è unito alla chiesa di Gesù, ribattezzata dal 2013 “chiesa di
Francesco”. C’è del vero in codesto spurio secondo battesimo: il papa argentino ha
picconato la nave di Pietro come pochi in passato. Rivoluzionario lo è stato, anche se i suoi
sostenitori preferiscono parlare di profezia. Una profezia che ha messo da parte la dottrina,
il rito, i simboli, l’escatologia – cioè il destino dell’uomo - preferendo la dimensione
pastorale. Pastori di un gregge sempre più scarno, a cui è stata sottratta la dimensione del
sacro e del mistero. Un gregge senza traguardo, poiché quasi mai questo papa ha parlato
dell’eternità e del progetto di Dio sulla creatura fatta, secondo la vecchia dottrina, a sua
immagine e somiglianza.
Una chiesa ospedale da campo, amava dire Bergoglio. Giusto, ma le ferite dello spirito si
sono aggravate. Se “dai frutti li riconoscerete”, le lodi sperticate di oggi non tengono conto
della realtà, benché si debba ammettere che decenni di confusione avevano predisposto la

chiesa agli scossoni argentini. Qualcuno aveva già scosso l’albero, ma i frutti non sono
quelli sperati dagli stessi novatori. La profezia al passo con i tempi è diventata un’impresa
di demolizioni in crisi di fede. Secondo uno dei fogli più radicalmente anticattolici,
Repubblica, Bergoglio fu “ il papa degli ultimi”. Voce dal sen fuggita. I lettori del
quotidiano sono postborghesi ben pasciuti, altro che ultimi; applaudono felici di constatare
la progressiva ritirata della cristianità. Peraltro Eugenio Scalfari, papa laico della pseudo
religione progressista, fu confidente e interlocutore di Bergoglio, con annessi sfondoni
dottrinari mai smentiti dalla Santa Sede.
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei: l’argentino fu sodale di Marco Pannella e Emma Bonino,
punte di lancia del laicismo più estremo e dell’abortismo. La dama con il turbante si è
profusa in elogi di Francesco, lodando il suo impegno a favore degli immigrati, dei detenuti
e dell’ambiente. Pare che il papa le abbia chiesto di portare avanti “le nostre idee” ( Il Fatto
Quotidiano). Bizzarre convergenze. A costo di inimicarsi qualche lettore, osiamo dire di
essere stufi dell’insopportabile litania sugli “ultimi”. E noi, i penultimi, i terzultimi, quelli
che hanno passato la vita onestamente, cercando di attenersi alla morale e alla dottrina
cristiana, chi siamo ? Non c’è posto per noi nell’ospedale da campo: troppo normali, troppo
fedeli. Il figliol prodigo venne accolto con grande trasporto dal padre, suscitando le giuste
rimostranze del fratello, ma stava comunque tornando a casa. Nella teologia bergogliana,
la misericordia giunge gratuitamente, senza chiederla. La giustizia divina è equipollenza
tra bene e male?
Del resto, chi sono io per giudicare, fu la sconcertante risposta a un quesito sulla liceità
morale degli atti omosessuali. Eri Pietro, su cui qualcuno edificò la sua chiesa! Che non era
green, come dopo la Amoris laetitia, ma si riteneva “la” via, non una fede tra le altre, come
si legge nell’improvvida dichiarazione ecumenica di Abu Dhabi. Un relativismo contro cui
lottò invano Benedetto XVI, diventato emblema dell’ ospedale da campo in cui medici e
infermieri non portano neppure il camice bianco. Bergoglio con il poncho nei suoi ultimi
giorni è l’immagine che più stride, agli occhi di chi sa l’importanza dei simboli. Ha
descralizzato non se stesso – uomo tra gli uomini- ma la funzione di vicario di Cristo, il cui
segni visibile è l’abito papale.
Poca cosa, in fondo, a paragone dell’idolo amazzonico portato in processione, delle
sbandate filo LGBT ( più dei seguaci, invero) delle strane immagini animali in San Pietro,
della banalizzazione dei riti e della liturgia, della chiusura dei luoghi di culto in pandemia,
con incluso vaccinismo scatenato . L’ospedale da campo cura (forse) i corpi, ma sembra
indifferente alle anime. Ma senza una dottrina finalistica, si diventa un’associazione di
mutuo soccorso, nobile, utile, senza vocazione alla verità. E a chi serve, oltre che a se stessa
( la persistenza degli aggregati di Vilfredo Pareto) una chiesa “ in uscita” ? Da che cosa,
poi? Alcuni, nell’orchestra dei coccodrilli, parlano di papa “progressista”. Che cosa significa
progresso, rispetto all’eterno e all’immutabile ? Secondo Ezra Pound il tempio è sacro
perché non è in vendita. Lo seppe per primo Gesù, che scacciò i mercanti, ma vi sarà
ancora un tempio, se continua la demolizione?
Parole di “indietrista”, l’ epiteto bergogliano rivolto a chi non era d’accordo con lui. Ci
sfugge, in temi di fede, il significato di avverbi come avanti e indietro, ma è colpa nostra,
educati alla chiarezza. Il vostro parlare sia sì sì, no no. Il di più viene dal Maligno. Invece

hanno osato modificare il Padre Nostro, la preghiera dettata da Gesù. Ora chiediamo di
non essere abbandonati nella tentazione, ma il testo latino – tradotto dai Padri della
Chiesa- dice “ne nos inducas”, non ci indurre. Dalla liturgia della parola è sparito il
riferimento agli “uomini di buona volontà”, sostituiti dagli “uomini amati dal Signore”. La
buona volontà, cioè il desiderio di agire rettamente, non conta più.
Pure, la ricerca della fede, la sete di trascendenza sono inestirpabili. Aumentano i battesimi
in età adulta e il desiderio di vivere una spiritualità forte, tesa alla verità. Serve un
messaggio netto, non il balbettio di scuse per le posizioni sgradite allo spirito del tempo.
Qual è la risposta al bisogno di assoluto, in assenza di una riflessione sul senso
dell’esistenza e sul kèrigma, il nocciolo della fede, la morte e resurrezione di Cristo ? La
domanda terribile è: la chiesa crede ancora nel nucleo del suo messaggio, nella
resurrezione senza la quale , ammette San Paolo, i cristiani sarebbero i più disgraziati tra
gli uomini? Sono domande che mai avremmo pensato di porre. Forse siamo confusi, forse
non abbiamo capito, ma non ci siamo mai sentiti tanto estranei. Il chiasso di questi giorni,
la sincera commozione di molti, non illudano la sedicente chiesa di Francesco. Chiuso il
sepolcro di Francesco, esaurita l’emozione della notizia, il circo mediatico passerà ad altro.
Morto un papa, se ne farà un altro; continuerà l’inimicizia, riprenderà il pregiudizio
antireligioso momentaneamente interrotto.

Indirizzo

Genova

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