01/05/2026
Il Primo Maggio non può essere solo una ricorrenza.
Nella provincia di Frosinone oggi è un grido che parla di crisi industriale, di lavoro che manca e di diritti che arretrano. Non è fatalità: è il frutto di scelte che hanno indebolito il tessuto produttivo e reso sempre più fragile la condizione di lavoratrici e lavoratori. Tra fabbriche che chiudono, precarietà e giovani costretti a lasciare il territorio, emerge con forza l’urgenza di cambiare direzione.
Serve un cambio di rotta netto.
Serve un salario minimo che garantisca a tutte e tutti una vita dignitosa. Servono politiche industriali serie che rimettano al centro il lavoro e non lo considerino una variabile da comprimere. Serve parità salariale reale, perché il lavoro delle donne non vale meno. E serve aprire davvero il mondo del lavoro ai giovani, con stabilità, diritti e prospettive.
Dignità è la parola chiave.
Dignità significa non dover scegliere tra lavoro e vita, tra restare e partire, tra diritti e sopravvivenza.
Oggi più che mai, il Primo Maggio deve tornare ad essere impegno collettivo e lotta quotidiana: per un lavoro dignitoso, stabile e giusto, che restituisca futuro a questo territorio e a chi lo vive.