17/05/2024
IN VIAGGIO CON DEVA: CHANG MAI E CHANG RAI
La prima impressione di Chang Mai è stata questo piccolo jazz bar in cui suonavano musica dal vivo sin dal primo pomeriggio. Meravigliosi poster di film classici thailandesi alle pareti e un’atmosfera rilassata che poi è stata l’impressione confermata in tutto la Città.
Per Deva è stata l’occasione del suo primo massaggio, era molto emozionata e le è piaciuto così tanto che ha voluto ripeterlo altre volte durante il viaggio. Io invece non sono un grande amante dei massaggi e ad un solo mio accenno di dolore dopo che mi avevano camminato sulla schiena per circa mezz’ora mi sono sentito rispondere “You big man, don’t cry”, quindi sa’ da soffrì, ma poi effettivamente dopo ti senti rinato. Dopo…
La città vecchia ha la classica struttura ad “isola” circondata da un fossato e quel che rimane delle porte e delle mura difensive. Colpisce ovviamente di Chang Mai l’aspetto spirituale con tantissimi templi, ma siamo rimasti colpiti in particolare dal Wat Prathat Doi Suthep. Si trova fuori della città a circa un’ora di macchina. L’abbiamo visto di domenica e c’erano molte persone locali che salivano sulla montagna per raggiungere il tempio in bici, di corsa o semplicemente a piedi nonostante il caldo da oltre 40 gradi. Un luogo sacro la cui origine si deve ad un elefante bianco che, guidato dalla volontà del karma, aveva scelto proprio questo luogo per farne erigere un tempio. Infatti dopo aver scalato la montagna con uno sforzo enorme, non poté far altro che barrire tre volte, prima di accasciarsi a terra ed esalare l’ultimo respiro. Da quel giorno all’interno del tempio costruito proprio in quel luogo avrebbe risuonato il possente barrito dell’elefante bianco attraverso le vibrazioni di un disco di metallo infuso dell’ “inconoscibile energia del mondo”: il sacro gong che viene suonato appunto tre volte.
Deva ha scritto, come da tradizione, il proprio nome su una campanella che abbiamo appesa allo Stupa centrale e che a fine anno verrà fuso insieme alle campanelle ed ai nomi di tutti gli altri fedeli che hanno voluto seguire questa antica tradizione per ricoprire una nuova statua del tempio.
Laura invece ha assolutamente voluto fare l’omikuji che avevo già visto in Giappone. Bastoncini di legno con dei numeri scritti sopra che vengono sorteggiati in una scatola di legno e a seconda del numero si estrae una preghiera. Le è capitato il n.14 la cui preghiera le ricordava di non essere troppo ansiosa… Non c’era preghiera più azzeccata!
Rientrati in città ci siamo immersi nel mercato notturno (che abbiamo frequentato per due notti in posti diversi) veramente bello, vivace e con ottimo street food. Prima però ci siamo goduti un bagno in piscina che con il caldo era veramente fondamentale. Siamo ospitati in una vecchia casa in stile cinese completamente dipinta in rosso e con vecchi mobili coloniali. Una struttura un po’ vecchiotta, ma di grande fascino che ti riporta indietro nel tempo.
Altro “must” il Waroros Market” con le sue infinite bancarelle, dove abbiamo provato piatti locali, comprato spezie e Deva è rimasta impressionata dai tanti animali esotici in vendita ed ha scoperto il frutto del Durian di cui non ha molto apprezzato l’odore.
Dopo tanto “street food” sin dall’inizio del viaggio, alla sera ci siamo concessi una cena “elegante” in una zona ancora inesplorata della città e cioè lungo il fiume Ping dove abbiamo provato i locali gamberi di fiume.
Il giorno dopo partenza per Chiang Rai con classica sosta alle acque calde delle “Hot Spring” in cui vengono anche bollite e cucinate delle uova. Ma quello che ci ha lascito senza parole è stato l’arrivo e la vista sul “White Temple” Wat Rong Khun. progettato dal pittore visionario Chalermchai Kositpipa e realizzato completamente in gesso bianco e specchietti (che, riflettendo il sole, creano i giochi di luce tanto cari all'artista).
Il percorso è un vero e proprio ciclo spirituale di forte impatto simbolico: si parte infatti da un mare di mani che escono dal terreno con due figure demoniache ai lati per poi attraversare il ponte centrale tramite cui si arriva alla "porta del paradiso", all’illuminazione raccontata nella sala principale del tempio. All'interno l'arredamento passa rapidamente dal bianco incontaminato a colori vivi ed immagini sconcertanti. I murales che raccontano il percorso dell’illuminazione e della consapevolezza raffigurano volti di demoni, intervallati da figure sorprendenti da trovare in un tempio come Michael Jackson, Neo di Matrix, Freddy Krueger, Harry Potter, Superman e Hello Kitty, ma anche Bin Laden e Geroge Bush con immagini di guerre nucleari e attacchi terroristici come l’attacco al World Trade Center.
Per Deva è stata una scoperta che ha destato la sua curiosità ad ogni figura “cartoon” che riconosceva e se l’intento era quello di avvicinare le persone ad un messaggio spirituale tramite allegorie contemporaneo devo dire che il tempio bianco cattura sicuramente l’interesse, pone domande e non lascia indifferenti.
Non c’era modo migliore di chiudere l’esperienza in queste due splendide città del nord della Tailandia, entrambe ex capitali del regno, che ho unito solo perché i capitoli si stanno moltiplicando, ma che meritano ovviamente ognuna il proprio tempo.
Prossimo capitolo del nostro viaggio con Deva: ci aspetta il “triangolo d’oro”.