19/05/2026
LA TOSCANA NON È ZONA DI GUERRA. DALLE PIAZZE DELLO SCIOPERO GENERALE DEL 18 MAGGIO UN MESSAGGIO CHIARO ALLE ISTITUZIONI LOCALI E REGIONALI: BASTA COMPLICITA’ CON LA GUERRA E IL GENOCIDIO. ISTITUIRE SUBITO GLI OSSERVATORI CONTRO IL TRAFFICO DI ARMI
Stavamo per pubblicare un comunicato di bilancio sullo sciopero del 18 maggio in Toscana quando abbiamo appreso dell’ennesimo sequestro illegale, per mano sionista, degli attivisti della flotilla, tra cui Antonella Bundu e Dario Salvetti. Quindi non possiamo non partire da qui.
Anche oggi, un assalto in acque internazionali alla Global Sumud Flotilla. Si tratta di un atto di pirateria militare di Stato contro una missione civile e disarmata, che colpisce in modo diretto il movimento di solidarietà con il popolo palestinese che attraversa la nostra Regione. Il loro sequestro, perché di sequestro si tratta, è un atto criminale che chiama in causa il governo italiano, complice e silente, e che pretende una risposta all’altezza. Quella risposta, ieri, è arrivata dalle piazze e dai luoghi di lavoro della Toscana in occasione dello sciopero generale convocato da USB contro la guerra, il riarmo e la complicità con lo Stato genocida di Israele. Ottime adesioni in tutti i settori, dai portuali al pubblico impiego, dall’industria ai trasporti passando dalle cooperative sociali. E grande partecipazione anche alle numerose manifestazioni nei vari capoluoghi di provincia e a Firenze. Uno sciopero che ha “funzionato” nonostante alcuni settori avessero già promosso recentemente alcune iniziative di lotta. Uno sciopero che restituisce un messaggio chiaro. I lavoratori e le lavoratrici si oppongono alle spese militari e ai piani di riarmo che distolgono risorse importanti ai servizi pubblici come scuola e sanità. Si oppongono alla complicità con lo Stato genocida di Israele e pretendono risposte chiare.
Al di là delle dichiarazioni di circostanza, nella nostra Regione le istituzioni regionali e locali continuano a mantenere una politica bellicista e votata al silenzio e alla complicità con la guerra. Basti pensare all’enorme mole di armamenti che periodicamente viene caricata e scaricata dai porti di Piombino, Marina di Carrara e Livorno. Basti pensare al progetto di nuova base militare prevista nell’area pisana o al nuovo Comando NATO a Firenze. La nomina di Carrai come Presidente della Fondazione Meyer. I partiti di governo, da una parte espongono le bandiere della pace sulle facciate dei Comuni e partecipano alle iniziative, mentre dall’altra sostengono in silenzio queste scelte.
Allora il messaggio chiaro che arriva dalle piazze dell’autunno fino agli scioperi di ieri, passando per il no al Referendum, deve arrivare anche alle istituzioni locali e regionali. La Toscana è diventata crocevia di importanti traffici di armi. Crediamo che debbano essere istituiti subito degli osservatori, che abbiano al loro interno anche gli organi istituzionali, che svolgano una funzione di monitoraggio sul rispetto della Legge 185/90. L’opposizione alle nuove (e vecchie) basi militari deve rientrare nell’agenda politica di tutta la Regione. L’interruzione di qualsiasi rapporto politico, economico e militare con Israele non è più rimandabile.
USB Toscana