01/06/2026
Femminicidio di Samanta: la domanda non è come sia successo; la domanda è perché continua ad accadere.
Centri antiviolenza, servizi territoriali, educazione sessuo-affettiva: prevenire la violenza significa scegliere dove investire risorse, attenzione e priorità politiche.
Il femminicidio di Samanta lascia sgomenta l'intera comunità ferrarese.
A nome di Alleanza Verdi Sinistra e Possibile esprimiamo il nostro più sincero cordoglio; di fronte a fatti come questo, le parole sembrano sempre insufficienti.
Ma proprio perché il dolore è così grande, crediamo che il modo migliore per onorare la memoria di Samanta non sia fermarsi all'indignazione del momento, bensì interrogarci sulle cause profonde di quanto accaduto e sugli strumenti necessari per evitare che tragedie simili si ripetano.
Ogni femminicidio viene raccontato come un episodio eccezionale. Eppure sappiamo che la violenza contro le donne non nasce all'improvviso.
È il punto di arrivo di percorsi fatti di controllo, sopraffazione, isolamento, minacce e violenze che si sviluppano nel tempo.
Per questo ci preoccupa che una parte del dibattito pubblico (diversi commenti sui social) si sia concentrata più sulla contestazione della parola "femminicidio" che sulla realtà che quel termine descrive: una donna uccisa da un uomo con cui aveva una relazione affettiva.
Le parole sono importanti, ma ancora più importante è affrontare il problema che abbiamo davanti.
Le notizie emerse in queste ore riferiscono che la situazione della coppia fosse conosciuta dai servizi sociali territoriali.
Proprio per questo riteniamo necessario che venga fatta piena chiarezza sui fatti e sul percorso di presa in carico, senza formulare accuse o attribuire responsabilità che oggi non siamo in grado di accertare.
Comprendere cosa sia accaduto, quali strumenti fossero disponibili e se vi siano elementi utili per rafforzare i percorsi di prevenzione è un dovere nei confronti di Samanta e dell'intera comunità.
Da anni i centri antiviolenza e le associazioni transfemministe svolgono un lavoro preziosissimo.
Non si limitano a sostenere e proteggere le donne che subiscono violenza.
Costruiscono percorsi di autonomia, promuovono cultura del rispetto, fanno prevenzione, formazione, sensibilizzazione, lavorano ogni giorno per smontare gli stereotipi e le dinamiche che alimentano la violenza di genere.
Accanto a loro operano servizi sociali territoriali, professioniste e professionisti che intercettano situazioni di fragilità e disagio, spesso con risorse limitate e carichi di lavoro sempre più gravosi.
Se vogliamo davvero contrastare la violenza, dobbiamo investire nella prevenzione, non limitarci a intervenire quando il danno è già stato fatto.
Questo significa rafforzare i centri antiviolenza, sostenere i servizi sociali territoriali, promuovere percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole e costruire una cultura fondata sul rispetto e sull'uguaglianza.
Si tratta di una responsabilità che riguarda tutte le istituzioni, dal livello locale a quello nazionale.
Chi governa ha il dovere di mettere a disposizione risorse adeguate e di considerare la prevenzione della violenza di genere una priorità politica, non un tema da affrontare soltanto dopo l'ennesima tragedia.
Il cordoglio è doveroso. Ma il cordoglio, da solo, non salva nessuna vita. A salvare vite sono la prevenzione, l'educazione, il sostegno ai servizi, il lavoro dei centri antiviolenza e la volontà politica di affrontare il problema prima che si trasformi nell'ennesima tragedia.
È da qui che dobbiamo partire, se vogliamo che il dolore di oggi non si trasformi nell'ennesima occasione mancata per cambiare le cose.
ALLEANZA VERDI SINISTRA E POSSIBILE (circoli ferraresi)