Comitato per la Tutela del Territorio Certosino

Comitato per la Tutela del Territorio Certosino Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Comitato per la Tutela del Territorio Certosino, Certosa di Pavia.

Siamo un gruppo spontaneo e apartitico di Cittadini residenti nel Comune di Certosa di Pavia con l'obiettivo di contrastare la costruzione di un Data Center nel nostro Territorio.

23/06/2026

La discussione sui data center non riguarda il progresso contro l'arretratezza.
Riguarda la capacità di pianificare il futuro tenendo conto degli impatti ambientali, energetici e sanitari delle scelte che facciamo oggi.
Riguarda anche la responsabilità che abbiamo verso le generazioni future e il territorio che lasceremo loro. La corsa alla concentrazione di data center in Lombardia sta assumendo sempre più i contorni di una speculazione che rischia di produrre effetti permanenti sul consumo di suolo, sul paesaggio e sulla qualità dell'ambiente.

Proprio per questo serve una riflessione seria, fondata sulla pianificazione e sull'interesse collettivo, prima che decisioni irreversibili vengano prese esclusivamente sulla base di interessi economici di breve periodo.

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Come si misura davvero l'impatto dei data center?Il tema è stato recentemente portato all'attenzione del grande pubblico...
23/06/2026

Come si misura davvero l'impatto dei data center?
Il tema è stato recentemente portato all'attenzione del grande pubblico da un servizio di Alessio Jacona pubblicato da ANSA, che riprende i contenuti del rapporto "The Environmental Impact of Artificial Intelligence: Energy, Water and Critical Materials Use in AI Data Centres" del United Nations University Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH), istituto delle Nazioni Unite specializzato nello studio delle relazioni tra acqua, ambiente e salute.

Il rapporto è firmato da Máté Aczel, Soroush Chamanara, Mohammad Matin, Ali Farsi, Tshilidzi Marwala e Kaveh Madani e richiama l'attenzione su un aspetto fondamentale: l'impatto dell'intelligenza artificiale e dei data center non può essere valutato considerando soltanto le emissioni di carbonio. Occorre tenere conto anche del consumo di acqua, dell'uso del suolo, delle infrastrutture energetiche necessarie, delle materie prime critiche e degli effetti territoriali prodotti dalla concentrazione di queste infrastrutture.

Secondo il rapporto, entro il 2030 i data center potrebbero arrivare a consumare 945 TWh di elettricità all'anno, mentre l'impronta idrica associata potrebbe raggiungere livelli paragonabili al fabbisogno domestico annuo di 1,3 miliardi di persone dell'Africa subsahariana. Gli autori sottolineano inoltre che benefici e costi ambientali non sono distribuiti nello stesso modo: spesso i vantaggi economici e tecnologici vengono raccolti altrove, mentre i territori che ospitano le infrastrutture ne sopportano gli impatti.

È un tema che riguarda direttamente anche la Lombardia, dove si concentra una quota rilevante dei progetti previsti in Italia. Le preoccupazioni espresse dai comitati cittadini sul consumo di risorse, sulla pressione energetica e sugli effetti cumulativi derivanti dalla concentrazione di numerosi data center non appaiono quindi come timori astratti, ma questioni che stanno entrando sempre più nel dibattito scientifico e internazionale.

Viene allora da chiedersi se assessori all'ambiente, uffici tecnici, sindaci e tutti i decisori coinvolti nelle proposte di nuovi insediamenti abbiano piena consapevolezza di questi aspetti e siano in grado di valutarli e argomentarli adeguatamente nell'interesse delle comunità che rappresentano.

Forse sarebbe utile che gli incontri pubblici dedicati a questi progetti ospitassero anche voci indipendenti e punti di vista differenti, affinché i cittadini possano conoscere non solo i benefici dichiarati, ma anche le criticità ambientali, energetiche e territoriali evidenziate dalla letteratura scientifica e dagli studi internazionali più recenti.

L'intelligenza artificiale ha un costo enorme che non vediamo (ANSA)

Un articolo di Fabio Balocco pubblicato su Il Fatto Quotidiano riporta i dati di un recente studio ONU sull'impatto dei ...
23/06/2026

Un articolo di Fabio Balocco pubblicato su Il Fatto Quotidiano riporta i dati di un recente studio ONU sull'impatto dei data center legati all'intelligenza artificiale.
Secondo lo studio, entro il 2030 i data center potrebbero consumare quasi il doppio dell'energia utilizzata oggi, raggiungendo livelli paragonabili a quelli di interi Paesi industrializzati. Crescono anche i consumi di acqua, le richieste di nuove infrastrutture energetiche e la pressione sui territori che ospitano questi impianti.

L'espansione dei data center comporta costi ambientali spesso sottovalutati: consumo di suolo, aumento della domanda energetica, emissioni indirette associate alla produzione di energia e dispersione di grandi quantità di calore nell'ambiente, oltre alla trasformazione irreversibile di aree agricole e naturali.

Accanto agli impatti ambientali, le comunità locali chiedono maggiore attenzione agli effetti sulla qualità della vita, inclusi il rumore continuo degli impianti, la crescente industrializzazione del territorio e le conseguenze che derivano da un ulteriore deterioramento delle condizioni ambientali.

In Lombardia è in corso una delle più forti concentrazioni di nuovi progetti in Europa.
Una lettura utile per comprendere le dimensioni del fenomeno e le ragioni delle preoccupazioni espresse da molti comitati cittadini.

Immateriale non vuol dire non impattante

Quando persino chi guarda ai data center come infrastrutture strategiche per lo sviluppo digitale riconosce che i territ...
22/06/2026

Quando persino chi guarda ai data center come infrastrutture strategiche per lo sviluppo digitale riconosce che i territori sono "messi alla prova", forse è il momento di smettere di liquidare ogni critica come una posizione ideologica.

L'articolo che condividiamo, pubblicato da Agenda Digitale e firmato dal giornalista Dario Antares Fumagalli, affronta un tema fondamentale: la rapidissima espansione dei data center in Lombardia sta generando interrogativi sempre più concreti riguardo a consumo di suolo, disponibilità energetica, utilizzo delle risorse idriche e capacità dei territori di assorbire trasformazioni così profonde.

Colpisce un passaggio in particolare: la necessità di trovare un equilibrio tra sviluppo tecnologico e sostenibilità territoriale. Esattamente ciò che cittadini, ricercatori e comitati chiedono da mesi.
Nessuno nega l'importanza delle infrastrutture digitali. Ma proprio perché parliamo di progetti destinati a modificare profondamente il territorio, non è accettabile che il confronto pubblico venga ridotto a una semplice illustrazione dei benefici economici attesi.
Da tempo le domande poste da cittadini, agricoltori, tecnici e associazioni vengono trattate come un ostacolo da superare anziché come un contributo utile a costruire scelte più consapevoli.

La campagna di Certosa di Pavia non è uno spazio vuoto disponibile su una mappa in attesa di essere occupato. È un territorio con una propria identità, una propria storia, un valore agricolo e ambientale riconosciuto e una comunità che ha il diritto di essere ascoltata prima che decisioni così rilevanti vengano assunte.

Questo diritto non è un ostacolo allo sviluppo, è il fondamento di una democrazia sana.

La crescita dei data center in Lombardia accompagna la spinta europea verso l’intelligenza artificiale e la sovranità digitale. Le nuove norme nazionali e regionali puntano ad accelerare gli investimenti, ma restano aperti i nodi su energia, acqua, consumo di suolo e consenso delle comunità loca...

Anche la stampa nazionale inizia a raccontare ciò che cittadini, comitati e ricercatori denunciano da tempo: i data cent...
22/06/2026

Anche la stampa nazionale inizia a raccontare ciò che cittadini, comitati e ricercatori denunciano da tempo: i data center non sono infrastrutture a impatto zero e le loro conseguenze sul territorio meritano un dibattito serio, trasparente e basato sui dati.

Nell'approfondimento pubblicato da Fanpage e firmato dal giornalista Niccolò De Rosa, vengono affrontati temi che troppo spesso, durante gli incontri pubblici organizzati per "informare" la cittadinanza, finiscono in secondo piano rispetto alle promesse di sviluppo e crescita economica.

Consumi energetici, utilizzo delle risorse idriche, produzione di calore, impatto sulle reti elettriche, consumo di suolo e ricadute sulle comunità locali non sono argomenti marginali: sono elementi essenziali per valutare la sostenibilità reale di questi progetti.
Da tempo chiediamo che tali aspetti vengano affrontati apertamente e con il contributo di competenze indipendenti. Oggi scopriamo che le stesse domande vengono poste anche da chi osserva il fenomeno a livello nazionale.

Per questo continuiamo a sostenere che la vera questione non sia essere favorevoli o contrari ai data center per principio. La vera questione è garantire ai cittadini un'informazione completa, che non si limiti a illustrare i benefici attesi ma analizzi con la stessa attenzione anche costi, rischi e impatti sul territorio.

Una cittadinanza informata non teme il confronto, semplicemente lo pretende.

La corsa all'intelligenza artificiale sta accelerando la costruzione di data center anche in Italia

Chi sta davvero decidendo oggi dove e come si sviluppano le grandi infrastrutture digitali come i data center?Un recente...
22/06/2026

Chi sta davvero decidendo oggi dove e come si sviluppano le grandi infrastrutture digitali come i data center?

Un recente articolo di Marco Schiaffino su Radio Popolare riporta l’attenzione su network e contesti riservati in cui figure del mondo tecnologico, finanziario e politico discutono lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali su scala globale.
Al di là del caso specifico, il punto che emerge è la crescente concentrazione delle decisioni su infrastrutture strategiche in ambienti ristretti, dove si intrecciano interessi economici e scelte con impatto su interi territori.

In questo contesto, anche a Certosa di Pavia si prospetta la realizzazione di un grande data center in una fase in cui non è ancora del tutto chiaro quale sarà l’operatore finale dell’impianto e quale modello di gestione verrà adottato.

Questa mancanza di definizione rende ancora più rilevanti alcune domande di fondo, che non riguardano solo l’aspetto urbanistico ed energetico, ma anche temi come la sovranità digitale e la reale governance dei dati, soprattutto quando entrano in gioco grandi operatori internazionali del settore tecnologico.
Quando si parla di data center non si parla solo di edifici industriali, ma di energia, reti elettriche e trasformazioni profonde del territorio.

Chi definisce queste scelte e con quale equilibrio tra interessi pubblici e privati, quando le decisioni vengono assunte in modo unanime dalle istituzioni locali, ma restano aperti interrogativi sostanziali su operatori, impatti e ricadute sul territorio?

Una società segreta che non è più così segreta. Stiamo parlando di Dialog, una sorta di club esclusivo nato nel 2006 su iniziativa di Peter Thiel...

Mentre nelle assemblee organizzate dalle amministrazioni capita spesso di assistere a presentazioni in cui i benefici ve...
21/06/2026

Mentre nelle assemblee organizzate dalle amministrazioni capita spesso di assistere a presentazioni in cui i benefici vengono ampiamente illustrati e le criticità affrontate in modo marginale, questa intervista prova a fare qualcosa di diverso: porre domande dirette e ottenere risposte altrettanto dirette.
In questa conversazione realizzata da Il Naviglio Parlante, il giornalista Francesco Bigogno intervista il fisico e ricercatore Sergio Manera, componente del Comitato per la Tutela del Territorio Certosino, affrontando senza reticenze alcuni dei temi più delicati legati alla realizzazione dei data center.
Consumo di suolo, energia, emissioni, produzione di calore, impatto sul territorio e reali benefici per la collettività: questioni che troppo spesso vengono liquidate con poche battute o presentate come ostacoli al progresso, anziché essere oggetto di un confronto serio e approfondito.

Quindi: un data center rappresenta davvero un'opportunità per il territorio o comporta anche rischi e criticità che meritano di essere attentamente valutati?

Le risposte fornite da Sergio Manera, supportate da competenze scientifiche e anni di attività di ricerca, offrono ai cittadini strumenti utili per formarsi un'opinione autonoma e consapevole.
Perché una comunità informata non ha bisogno di slogan o rassicurazioni: ha bisogno di dati, trasparenza e confronto.

Buona visione.

Nyd de videoer og den musik, du holder af, upload originalt indhold, og del det hele med venner, familie og verden på YouTube.

Mentre nel nostro territorio, tra Certosa di Pavia e l’area milanese, i progetti di data center avanzano rapidamente e s...
21/06/2026

Mentre nel nostro territorio, tra Certosa di Pavia e l’area milanese, i progetti di data center avanzano rapidamente e si moltiplicano ogni giorno, il confronto pubblico continua a concentrarsi sulle singole autorizzazioni, ma altrove si sta facendo una scelta diversa: fermarsi prima di decidere.

A Seattle, una delle principali città tecnologiche degli Stati Uniti, il Consiglio Comunale ha approvato una moratoria di un anno sui nuovi data center.
Una decisione semplice ma significativa: sospendere temporaneamente le nuove autorizzazioni per poter capire meglio come queste infrastrutture stanno cambiando il territorio, la domanda energetica e i servizi locali.

Il cuore del ragionamento non è “essere favorevoli o contrari”, ma riconoscere che si tratta di trasformazioni troppo grandi per essere valutate caso per caso senza una visione d’insieme.
In altre parole, prima si misura l’impatto complessivo, poi si decide come e dove continuare.
È un approccio prudenziale che nasce da una domanda molto concreta: cosa succede a un territorio quando più data center si concentrano nello stesso sistema energetico e urbano?

Una domanda che riguarda sempre più anche l’area tra Milano e Pavia, dove la crescita di queste infrastrutture è già in corso e procede con una velocità tale da rendere sempre più difficile una valutazione realmente cumulativa degli impatti.
Quando ogni settimana emergono nuovi progetti di dimensioni sempre maggiori, non ha senso parlare del singolo intervento, bisogna invece indagare la somma degli effetti: sul sistema energetico, sulle infrastrutture, sul consumo di suolo e sulla pressione complessiva sul territorio.
Ed è proprio su questa “somma degli effetti” che oggi si misura la vera sostenibilità delle scelte urbanistiche.

In questo quadro, colpisce il divario tra i benefici spesso presentati a livello locale e la scala reale delle criticità che si stanno accumulando a livello provinciale e regionale. Una distanza che rende sempre più necessario un confronto pubblico basato su dati completi, valutazioni indipendenti e una visione d’insieme del territorio, non su singoli interventi considerati isolatamente.

Home city of Amazon and Microsoft passes moratorium as backlash against energy-guzzling AI infrastructure grows

Riprendiamo il tema delle informazioni che vengono date alla cittadinanza, già sollevato nel post di questa mattina. Per...
20/06/2026

Riprendiamo il tema delle informazioni che vengono date alla cittadinanza, già sollevato nel post di questa mattina. Perché quello che sta emergendo, su più territori, non è solo una questione di contenuti, ma di metodo: e il modo in cui si informano i cittadini su opere di forte impatto fa tutta la differenza.

Se informare la cittadinanza è un passaggio positivo, quando si parla di interventi così rilevanti per ambiente, salute e qualità della vita, l’informazione non può ridursi a una presentazione del progetto da parte dei soli soggetti proponenti. Pretendiamo trasparenza.
Serve un vero confronto pubblico, aperto e strutturato, che coinvolga anche competenze indipendenti e realtà associative come Legambiente, da sempre impegnate nella tutela del territorio e nella valutazione critica delle trasformazioni ambientali. Diversamente, si rischia che “informare” diventi solo una forma elegante per comunicare decisioni già orientate.

Allo stesso modo, anche le eventuali misure di compensazione e mitigazione non possono essere un dettaglio tecnico da illustrare a posteriori: devono essere discusse prima, e condivise con chi vive quei territori.
Abbiamo già visto, in contesti come quello di Lacchiarella, assemblee pubbliche che di fatto hanno limitato lo spazio di intervento dei cittadini, indirizzando le richieste verso canali come le email, riducendo così il confronto diretto. A Certosa, invece, diversi partecipanti hanno espresso forte perplessità rispetto ai contenuti presentati, percepiti come poco approfonditi e non adeguatamente supportati da un confronto tecnico realmente indipendente.

In generale, quando si affrontano temi complessi come l’impatto ambientale e sanitario di grandi infrastrutture, non è sufficiente semplificare o ridurre il dibattito a spiegazioni unilaterali. Servirebbe invece un confronto aperto, basato su dati verificabili e sul contributo di competenze terze, capace di affrontare in modo serio tutte le criticità, senza liquidarle con semplificazioni.
Sul piano politico, però, emerge una contraddizione che merita di essere evidenziata: amministrazioni riconducibili all’area del centrosinistra — in alcuni casi direttamente espressione del Partito Democratico, in altri collocate in liste civiche ma politicamente affini — stanno adottando approcci profondamente diversi su temi che dovrebbero essere affrontati con criteri comuni di trasparenza e partecipazione.

Questa disomogeneità di metodo, più ancora del singolo progetto, è ciò che rischia di disorientare cittadini e amministrazioni locali, soprattutto su questioni che incidono direttamente sul futuro del territorio.
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IL PD OPERA INFORMA

DATA CENTER A OPERA: INFORMARE DAVVERO I CITTADINI

A quanto pare, le nostre richieste di maggiore trasparenza sul progetto del data center a Opera sono servite.
L'Amministrazione Fusco ha annunciato una serata pubblica in aula consiliare durante la quale il progetto sarà illustrato dai suoi realizzatori.
È un'iniziativa positiva, ma una domanda sorge spontanea: se a presentare il progetto saranno esclusivamente coloro che lo hanno ideato e lo realizzeranno, chi potrà fornire un'analisi tecnica indipendente e porre le necessarie domande? Per usare un vecchio detto, sarebbe un po' come chiedere all'oste se il suo vino è buono.
Crediamo che i cittadini abbiano diritto a un'informazione completa e trasparente. Per questo sarebbe opportuno che alla serata partecipassero anche esperti indipendenti, in grado di approfondire gli aspetti ambientali, energetici e sanitari dell'opera. Ancora più importante sarebbe mettere a disposizione il progetto prima dell'incontro, consentendo a chiunque di documentarsi e partecipare al dibattito con cognizione di causa.
Ma una domanda ce la poniamo: se il Comune dispone già delle risorse necessarie per completare il palazzetto dello sport, non sarebbe stato più opportuno negoziare con il proponente del data center opere e interventi capaci di compensare l'impatto dell'insediamento e di portare benefici concreti e duraturi alla comunità, dal punto di vista ambientale, della salute pubblica e della qualità della vita? Ad esempio, utilizzando il calore prodotto dall' impianto (che pare alzerà la temperatura della zona di qualche grado) per riscaldare i condomini di Opera?
Qualcuno dirà che questa è una posizione politica. Certamente lo è. Perché riteniamo che scelte così rilevanti per il futuro del nostro territorio debbano essere affrontate con il massimo della trasparenza e della partecipazione. Anche alla luce di normative nazionali e regionali che hanno progressivamente ridotto il ruolo decisionale dei Comuni, è ancora più importante che i cittadini siano informati e coinvolti.

Immagine del Data center di Bollate (MI)

Mentre a Certosa di Pavia, nell'area milanese e in numerosi comuni della Lombardia si moltiplicano i progetti di data ce...
20/06/2026

Mentre a Certosa di Pavia, nell'area milanese e in numerosi comuni della Lombardia si moltiplicano i progetti di data center, vale la pena osservare cosa sta accadendo in altri Paesi dove questo fenomeno è iniziato prima e ha già mostrato le sue conseguenze sul territorio.
L'articolo che condividiamo racconta il caso della Pennsylvania, negli Stati Uniti, dove l'espansione dei data center sta generando un acceso dibattito pubblico e politico. Le preoccupazioni espresse dai cittadini sono molto simili a quelle che emergono anche nei nostri territori.

Tra i temi evidenziati:
- Crescente pressione sulla rete elettrica e necessità di realizzare nuove infrastrutture energetiche.
- Timori per possibili aumenti dei costi dell'energia a carico di famiglie e imprese.
- Rumore continuo generato dagli impianti di raffreddamento e dai sistemi di emergenza.
- Consumo di suolo e trasformazione irreversibile di aree agricole e naturali.
- Benefici occupazionali spesso limitati rispetto alle dimensioni degli investimenti e degli impatti territoriali.
- Richieste di moratorie e studi indipendenti per comprendere meglio gli effetti cumulativi di più insediamenti concentrati nella stessa area.

L'aspetto forse più interessante è che il dibattito non riguarda più il singolo data center, ma l'effetto della concentrazione di molti data center nello stesso territorio. È una questione che richiama da vicino quanto sta avvenendo tra Milano, Pavia e l'intero quadrante sud-occidentale dell'area metropolitana.

Per questo riteniamo utile condividere questo articolo: non perché fornisca risposte definitive, ma perché mostra come comunità, amministrazioni e cittadini stiano ponendo le stesse domande che oggi vengono sollevate anche nel nostro territorio.

Sempre più cittadini, infatti, si stanno informando autonomamente e approfondiscono temi come consumi energetici, impatti sulla rete elettrica, utilizzo del suolo, benefici occupazionali effettivi e costi collettivi delle infrastrutture necessarie a supportare questi insediamenti.

Sorprende che gli incontri pubblici organizzati sul tema continuino a essere impostati quasi esclusivamente come momenti di presentazione da parte dei proponenti o di soggetti ad essi collegati. Il risultato è che vengono ampiamente illustrati i benefici attesi, mentre le criticità evidenziate da studi indipendenti, amministrazioni di altri Paesi e comunità che convivono già con questi insediamenti ricevono spesso molta meno attenzione.

Se davvero si vuole informare la cittadinanza, allora il confronto dovrebbe includere anche voci indipendenti, esperti del sistema energetico, urbanisti, economisti ambientali e rappresentanti delle comunità che hanno già sperimentato gli effetti della concentrazione dei data center sul territorio.
I cittadini non hanno bisogno di essere rassicurati. Hanno diritto a essere informati in modo completo, trasparente e pluralistico, soprattutto quando le decisioni in gioco possono modificare in modo permanente il paesaggio, il consumo di energia e l'assetto del territorio.

E c'è un'ultima domanda che merita una risposta chiara. In un'epoca in cui si parla continuamente di efficienza energetica e sostenibilità, è accettabile che gran parte del calore prodotto da questi impianti venga semplicemente disperso nell'atmosfera anziché essere recuperato e utilizzato a beneficio delle comunità locali? In territori come la Pianura Padana, già caratterizzati da elevate temperature estive, forte urbanizzazione e frequenti fenomeni di stagnazione dell'aria, questa dovrebbe essere una delle prime questioni da affrontare nel dibattito pubblico, non una nota a margine.

Josh Shapiro, Pennsylvania’s governor, squares off with state lawmakers over the facilities powering an AI boom

Indirizzo

Certosa Di Pavia
27012

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