15/01/2026
Il dibattito è molto più serio e complesso di come qualcuno prova a ridurlo.
Non si può fare politica estera a colpi di slogan o di tweet, né fare i “leoni da tastiera” in Parlamento votando risoluzioni incomplete, che bypassano il diritto internazionale omettendo volontariamente le parti scomode, e poi presentarsi come difensori della democrazia e dei diritti umani.
Il punto è semplice, ma decisivo: o si stabilisce che il diritto internazionale non conta più nulla, e allora si accetta che ogni potenza militare bombardi chi vuole, quando vuole, in base alla propria convenienza geopolitica; oppure si accetta che il diritto internazionale vale sempre, anche quando è scomodo, anche quando riguarda un alleato, anche quando non produce risultati immediati.
Per noi del Movimento 5 Stelle non esiste un diritto internazionale a fasi alterne, né un diritto “a geometria variabile”. Perché nel momento in cui si accetta che valga solo contro i nemici e non contro gli alleati, l’ONU diventa uno scendiletto del più forte e l’ordine internazionale si trasforma definitivamente nella legge della forza.
È esattamente questo il rischio che stiamo denunciando.
Noi sosteniamo senza ambiguità il popolo iraniano che si ribella a un regime teocratico brutale. Condanniamo la repressione sanguinaria, che colpisce soprattutto donne e giovani. Auspichiamo una svolta democratica in Iran che sia frutto dell’autodeterminazione del popolo iraniano, non di un bombardamento deciso altrove.
Proprio per questo rifiutiamo ogni ipotesi di intervento armato esterno o di regime change imposto con la forza. Non per ingenuità, ma per memoria storica. Afghanistan, Iraq, Siria, Libia non sono teorie: sono fallimenti totali, Stati distrutti, milioni di morti, instabilità permanente che ancora oggi paghiamo.
Ecco perché respingiamo con forza l’accusa di essere “prima con Putin, poi con Maduro e ora con gli ayatollah”. È una caricatura utile solo a evitare il confronto nel merito. La nostra linea è sempre stata la stessa: mai con i regimi, mai con le guerre illegali, sempre con i popoli e con il diritto internazionale.
Chi oggi ci accusa dovrebbe spiegare perché, quando era in posizioni apicali di Governo, non alzò un dito contro Vladimir Putin mentre invadeva illegalmente la Crimea. All’epoca si viaggiava in Russia per fare affari. Oggi ci si tatua il simbolo dell’Ucraina. La coerenza, però, non funziona a posteriori.
Noi non abbiamo mai difeso Putin, né Maduro, né alcun regime autoritario. Ma non accettiamo nemmeno l’idea che la giustizia internazionale la decida il più forte, né che l’Europa rinunci al proprio ruolo politico per rifugiarsi nell’obbedienza militare.
L’Europa, per la sua storia, deve essere il continente che tiene insieme diritto, diplomazia, interessi politici, geopolitici ed energetici, non quello che rinuncia alla politica e accetta passivamente l’escalation come unica risposta possibile.
Difendere la democrazia non significa scegliere chi bombardare. Significa difendere regole comuni, anche quando costano fatica, tempo e mediazione. Perché senza regole non c’è pace, e senza pace non c’è sicurezza.
Il diritto internazionale o vale sempre, o non vale mai. Noi abbiamo scelto da che parte stare.
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Sen. Stefano Patuanelli