Casteggio in Movimento

Casteggio in Movimento La lista civica "Casteggio in Movimento" è ispirata ai principi di onestà, trasparenza, partecipazione attiva, primato del bene comune, legalità e ambiente.

LA SEZIONE ANPI DI CASTEGGIO DOMENICA 7 GIUGNO dalle 9.30 alle 12.30SARÀ IN PRESIDIO IN PIAZZA CAVOUR FORTEMENTE PREOCCU...
05/06/2026

LA SEZIONE ANPI DI CASTEGGIO
DOMENICA 7 GIUGNO
dalle 9.30 alle 12.30
SARÀ IN PRESIDIO IN PIAZZA CAVOUR FORTEMENTE PREOCCUPATA
PER GLI ULTERIORI SCENARI DI GUERRA

La guerra è la questione centrale della politica italiana, è necessario seguire i dettami della Costituzione
l'Italia e l'Europa devono farsi promotrici di istanze di PACE
Dare voce alla Diplomazia affinché il dialogo fra Stati ponga fine a ciò che sta accadendo in Ucraina in Palestina in Iran in Libano

SI AGGRAVA LA CRISI ECONOMICA I FONDI PREVISTI PER AFFRONTARLA
VENGONO - ANCORA UNA VOLTA -
DIROTTATI PER L'INVIO DI ARMI
OCCORRE UNA PRESA DI COSCIENZA ATTA A COSTRUIRE UNA BASE DI DISSENSO A QUESTA LOGICA GUERRAFONDAIA

Ancora CAZZATE sul  ! Guardate bene questo grafico, stampatelo e sbattetelo in faccia ai megafoni della destra che vanno...
12/05/2026

Ancora CAZZATE sul ! Guardate bene questo grafico, stampatelo e sbattetelo in faccia ai megafoni della destra che vanno in TV a piangere e a dare la colpa al MoVimento 5 Stelle per i conti pubblici.

da quando siede al Governo, prima al MiSE con per quasi 2 anni, poi da 3 anni e 7 mesi al MEF con la , ha avallato lui la quasi totalità della spesa. Sotto la sua gestione del Superbonus, in 5 anni sono stati spesi ben 156 miliardi su 174 totali. Il picco di spesa, quasi 85 miliardi, c'è stato nel 2023 con la Meloni al Governo. Sapete perché? È l'effetto panico creato dal disastroso decreto blocca-cessioni, che ha seminato il terrore e scatenato un assalto ai cantieri per la paura di perdere tutto. Meloni e Giorgetti hanno fatto dei decreti con i piedi!

Poi si sono pure inventati trucchetti contabili a cavallo tra il 2023 e il 2024 per far passare Giorgetti come il "risanatore" della nazione. Risanatore di cosa? La sua gestione è stata un disastro totale che ha mandato al manicomio imprese e famiglie.

Davanti a questa incapacità assoluta certificata dai dati, esigiamo solo due cose: chiedete scusa e non usate più il Superbonus come alibi della situazione disastrosa in cui ci avete portato.

🔴DOMENICA 10 MAGGIODALLE ORE 9.30 ALLE ORE 12.30LA SEZIONE ANPI DI CASTEGGIO SARÀ PRESENTE CON UN PRESIDIO IN PIAZZA CAV...
08/05/2026

🔴DOMENICA 10 MAGGIO
DALLE ORE 9.30 ALLE ORE 12.30
LA SEZIONE ANPI DI CASTEGGIO SARÀ PRESENTE CON UN PRESIDIO
IN PIAZZA CAVOUR

22/04/2026

Antimafia: Scarpinato, A Natoli chiedevo di riferire una verita' = (AGI) - Palermo, 18 apr. -

"𝘛𝘦𝘯𝘶𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘰𝘳𝘨𝘢𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘮𝘱𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘳𝘦𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘦𝘯𝘵𝘳𝘰𝘥𝘦𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘢𝘯𝘰 𝘢𝘥 𝘢𝘵𝘵𝘢𝘤𝘤𝘢𝘳𝘮𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘕𝘢𝘵𝘰𝘭𝘪, 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘯𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘶𝘯 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘳𝘥𝘰 𝘧𝘳𝘢𝘶𝘥𝘰𝘭𝘦𝘯𝘵𝘰, 𝘮𝘪 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘰 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘢 𝘳𝘪𝘱𝘦𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘢 𝘤𝘩𝘪 𝘧𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘳𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘩𝘰 𝘨𝘪𝘢̀ 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢𝘵𝘰, 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘯 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘮𝘪𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘵𝘦𝘭𝘦𝘷𝘪𝘴𝘪𝘷𝘦":

lo afferma il senatore M5S Roberto Scarpinato. "𝘈𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘶𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 14 𝘭𝘶𝘨𝘭𝘪𝘰 1992 - prosegue - 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘤𝘪𝘱𝘢𝘳𝘰𝘯𝘰 𝘲𝘶𝘢𝘴𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘪 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘗𝘳𝘰𝘤𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘗𝘢𝘭𝘦𝘳𝘮𝘰. 𝘕𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘩𝘢 𝘮𝘢𝘪 𝘢𝘧𝘧𝘦𝘳𝘮𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘶𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘰̀ 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘷𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘳𝘰𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘪 𝘪𝘯𝘥𝘢𝘨𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘮𝘢𝘧𝘪𝘢-𝘢𝘱𝘱𝘢𝘭𝘵𝘪.

𝘌' 𝘥𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘧𝘢𝘬𝘦 𝘯𝘦𝘸𝘴 𝘢𝘧𝘧𝘦𝘳𝘮𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘦 𝘯𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘰̀ 𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘉𝘰𝘳𝘴𝘦𝘭𝘭𝘪𝘯𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘧𝘶 𝘪𝘯𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘵𝘰.

𝘈𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘶 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘧𝘢𝘭𝘴𝘪𝘵𝘢̀ 𝘴𝘪 𝘧𝘰𝘯𝘥𝘢 𝘭𝘢 𝘵𝘦𝘴𝘪 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘶𝘪 𝘮𝘢𝘧𝘪𝘢-𝘢𝘱𝘱𝘢𝘭𝘵𝘪 𝘴𝘢𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘢𝘶𝘴𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘚𝘵𝘳𝘢𝘨𝘦 𝘥𝘪 𝘷𝘪𝘢 𝘋'𝘈𝘮𝘦𝘭𝘪𝘰.

𝘈𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘭𝘢 𝘎𝘪𝘱 𝘋𝘪 𝘊𝘢𝘭𝘵𝘢𝘯𝘪𝘴𝘴𝘦𝘵𝘵𝘢 𝘎𝘪𝘭𝘥𝘢 𝘓𝘰 𝘍𝘰𝘳𝘵𝘪 𝘩𝘢 𝘦𝘴𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭 15 𝘮𝘢𝘳𝘻𝘰 2000 𝘤𝘩𝘦 𝘉𝘰𝘳𝘴𝘦𝘭𝘭𝘪𝘯𝘰 𝘦𝘳𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘯𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘵𝘰, 𝘦 𝘪𝘭 𝘥𝘰𝘵𝘵. 𝘓𝘰 𝘍𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘪𝘯 𝘶𝘯'𝘶𝘥𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭 26 𝘯𝘰𝘷𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 2021 𝘩𝘢 𝘥𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢𝘵𝘰 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘨𝘪𝘶𝘳𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘶𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦𝘴𝘱𝘰𝘴𝘦 𝘪𝘯 𝘮𝘰𝘥𝘰 𝘢𝘯𝘢𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘰 𝘪 𝘮𝘰𝘵𝘪𝘷𝘪 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘷𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦.

𝘈 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘪𝘰̀ - prosegue - 𝘴𝘪 𝘢𝘨𝘨𝘪𝘶𝘯𝘨𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘗𝘳𝘰𝘤𝘶𝘳𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘎𝘦𝘯𝘦𝘳𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘊𝘢𝘨𝘭𝘪𝘢𝘳𝘪 𝘗𝘢𝘵𝘳𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰, 𝘭𝘢 𝘤𝘶𝘪 𝘢𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦𝘳𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘢𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘪 𝘤𝘦𝘯𝘵𝘳𝘰𝘥𝘦𝘴𝘵𝘳𝘢, 𝘪𝘯 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘪𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘈𝘯𝘵𝘪𝘮𝘢𝘧𝘪𝘢 𝘪𝘭 29 𝘯𝘰𝘷𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 2023 𝘩𝘢 𝘥𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘰 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘶𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 14 𝘭𝘶𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘷𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘻𝘪𝘢𝘭𝘦, 𝘴𝘱𝘦𝘤𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘓𝘰 𝘍𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘴𝘪 𝘦𝘳𝘢 𝘴𝘰𝘧𝘧𝘦𝘳𝘮𝘢𝘵𝘰 𝘴𝘶 𝘴𝘱𝘪𝘦𝘨𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘵𝘦𝘤𝘯𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦𝘯𝘵𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘥𝘦𝘵𝘵𝘢𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘪𝘯𝘨𝘰𝘭𝘦 𝘱𝘰𝘴𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪.

𝘈𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘕𝘢𝘵𝘰𝘭𝘪 𝘦𝘳𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘶𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘪𝘯𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰. 𝘈𝘷𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘢𝘴𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘭'𝘢𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘗𝘢𝘵𝘳𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰, 𝘕𝘢𝘵𝘰𝘭𝘪 𝘮𝘪 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘶𝘯𝘪𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘶𝘪 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘥𝘢𝘷𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘳𝘪𝘧𝘦𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘗𝘢𝘵𝘳𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰, 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘓𝘰 𝘍𝘰𝘳𝘵𝘦 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘰𝘤𝘤𝘢𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘪 𝘦𝘳𝘢 𝘥𝘪𝘭𝘶𝘯𝘨𝘢𝘵𝘰 𝘴𝘶𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘪𝘭𝘪 𝘵𝘦𝘤𝘯𝘪𝘤𝘰-𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘥𝘶𝘳𝘢𝘭𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘦𝘳 𝘥𝘪𝘷𝘢𝘨𝘢𝘳𝘦, 𝘮𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦̀ 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘴𝘱𝘪𝘦𝘨𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘢".

"𝘍𝘢𝘤𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘳𝘪𝘧𝘦𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘨𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 - spiega ancora SCARPINATO - 𝘱𝘰𝘤𝘰 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘕𝘢𝘵𝘰𝘭𝘪 𝘴𝘶 𝘴𝘶𝘢 𝘦𝘴𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘷𝘦𝘯𝘪𝘴𝘴𝘦 𝘢𝘶𝘥𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘊𝘰𝘮𝘮𝘪𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘈𝘯𝘵𝘪𝘮𝘢𝘧𝘪𝘢 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘦𝘴𝘵𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘦 𝘤𝘢𝘷𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢 𝘊𝘢𝘳𝘳𝘢𝘳𝘢, 𝘥𝘦𝘭 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘮𝘪 𝘦𝘳𝘰 𝘮𝘢𝘪 𝘰𝘤𝘤𝘶𝘱𝘢𝘵𝘰, 𝘨𝘭𝘪 𝘩𝘰 𝘢𝘯𝘵𝘪𝘤𝘪𝘱𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘪 𝘱𝘰𝘴𝘵𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘶𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 14 𝘭𝘶𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘢𝘧𝘧𝘪𝘯𝘤𝘩𝘦̀ 𝘳𝘪𝘱𝘦𝘵𝘦𝘴𝘴𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘊𝘰𝘮𝘮𝘪𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦𝘴𝘢𝘵𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘨𝘪𝘢̀ 𝘳𝘪𝘧𝘦𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘢 𝘮𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘭'𝘢𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘗𝘢𝘵𝘳𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰". "𝘍𝘢𝘤𝘤𝘪𝘰 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢𝘪 𝘴𝘰𝘭𝘦𝘳𝘵𝘪 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘢𝘭𝘪 𝘷𝘪𝘤𝘪𝘯𝘪 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢 - afferma ancora SCARPINATO - 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘰 𝘦 𝘕𝘢𝘵𝘰𝘭𝘪 𝘧𝘢𝘤𝘦𝘴𝘴𝘪𝘮𝘰 𝘳𝘪𝘧𝘦𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘤𝘦𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘗𝘢𝘵𝘳𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰, 𝘦' 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘦𝘴𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘦𝘷𝘪𝘥𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘵𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘗𝘳𝘰𝘤𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘊𝘢𝘭𝘵𝘢𝘯𝘪𝘴𝘴𝘦𝘵𝘵𝘢 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘎𝘶𝘢𝘳𝘥𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘍𝘪𝘯𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘯𝘯𝘰𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘤𝘦𝘵𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦.

𝘓𝘢 𝘯𝘦𝘤𝘦𝘴𝘴𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘦𝘴𝘱𝘭𝘪𝘤𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢 𝘴𝘶𝘭 𝘱𝘶𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘳𝘪𝘷𝘢𝘷𝘢 𝘥𝘢𝘭 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘪𝘭 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘕𝘢𝘵𝘰𝘭𝘪 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘶𝘥𝘪𝘵𝘰 𝘳𝘪𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘷𝘢 𝘦𝘴𝘤𝘭𝘶𝘴𝘪𝘷𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘨𝘦𝘴𝘵𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘶𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘦 𝘪𝘱𝘰𝘵𝘦𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘳𝘪𝘤𝘪𝘤𝘭𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘤𝘢𝘷𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢 𝘊𝘢𝘳𝘳𝘢𝘳𝘢, 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘥𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘥𝘪 𝘮𝘢𝘧𝘪𝘢-𝘢𝘱𝘱𝘢𝘭𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘤𝘶𝘪 𝘴𝘪 𝘦𝘳𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘶𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 14 𝘭𝘶𝘨𝘭𝘪𝘰.

𝘌𝘴𝘴𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘧𝘶𝘰𝘳𝘪 𝘵𝘦𝘮𝘢, 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘦𝘴𝘱𝘭𝘪𝘤𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢 𝘕𝘢𝘵𝘰𝘭𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘢𝘷𝘶𝘵𝘰 𝘮𝘰𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘳𝘯𝘦.

𝘋𝘢 𝘲𝘶𝘪 𝘭𝘢 𝘯𝘦𝘤𝘦𝘴𝘴𝘪𝘵𝘢' 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘳𝘪𝘧𝘦𝘳𝘪𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘷𝘪𝘴𝘴𝘶𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢.

𝘌' 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘴𝘤𝘶𝘵𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘰𝘯𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘊𝘰𝘮𝘮𝘪𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢 𝘪𝘭 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘦 𝘴𝘶 𝘤𝘪𝘳𝘤𝘰𝘴𝘵𝘢𝘯𝘻𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘶𝘪 𝘦' 𝘷𝘦𝘯𝘶𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢 𝘢𝘶𝘥𝘪𝘵𝘢, 𝘢𝘯𝘵𝘪𝘤𝘪𝘱𝘢𝘯𝘥𝘰𝘨𝘭𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘧𝘢𝘳𝘢' 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢.

𝘚𝘦 𝘪𝘭 𝘗𝘳𝘰𝘤𝘶𝘳𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘊𝘢𝘭𝘵𝘢𝘯𝘪𝘴𝘴𝘦𝘵𝘵𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘮𝘪 𝘩𝘢 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢 𝘪𝘯𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘵𝘢, 𝘮𝘪 𝘢𝘷𝘦𝘴𝘴𝘦 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘶𝘯 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰, 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘯𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘱𝘪𝘦𝘨𝘢𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘢.

𝘕𝘦̀ 𝘴𝘶 𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘱𝘶𝘯𝘵𝘰 𝘩𝘢 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘢 𝘕𝘢𝘵𝘰𝘭𝘪, 𝘪𝘭 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘱𝘰𝘵𝘶𝘵𝘰 𝘧𝘰𝘳𝘯𝘪𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘭𝘪𝘯𝘦𝘢𝘳𝘦 𝘴𝘱𝘪𝘦𝘨𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦.

𝘐𝘯𝘷𝘦𝘤𝘦 𝘴𝘪 𝘦̀ 𝘴𝘤𝘦𝘭𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘦, 𝘥𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘱𝘪𝘦𝘨𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘭𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘰𝘴𝘪̀ 𝘪𝘯𝘥𝘦𝘣𝘪𝘵𝘦 𝘴𝘱𝘦𝘤𝘶𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪.

𝘐𝘭 𝘮𝘰𝘥𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘷𝘰𝘭𝘨𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘳𝘦𝘨𝘰𝘭𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘴𝘴𝘶𝘢𝘭𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘥𝘥𝘪𝘵𝘵𝘰𝘳𝘪𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘳𝘶𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘊𝘰𝘮𝘮𝘪𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘮𝘦𝘻𝘻𝘰 𝘧𝘢𝘻𝘪𝘰𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘭𝘰𝘵𝘵𝘢 𝘱𝘰𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘢".

20/03/2026

C’è un treno che attraversa la democrazia.
Non è un regionale lento e polveroso. È un convoglio moderno, lucido, con il macchinista che promette velocità, decisione, efficienza. “Basta soste inutili”, dice dall’altoparlante. “Basta frenate improvvise. Si va dritti”.
All’inizio sembra persino rassicurante.
Poi, però, qualcuno nota che il primo intervento non è sul motore. È sui freni.
Si abolisce l’abuso d’ufficio. “Era un reato vago”, spiegano. Forse. Ma era un segnale luminoso lungo i binari: attenzione, il potere ha un limite. Togli il segnale, il paesaggio sembra più pulito. Anche la corsa sembra più fluida.
Subito dopo si alleggerisce la Corte dei conti. Meno controlli preventivi, meno verifiche sulla spesa. “Così si lavora meglio”. Certo. Anche un treno senza ispettori è più libero di correre.
Intanto il Parlamento diventa una stazione dove il treno non si ferma quasi più. Decreti su decreti. Urgenza permanente. È sempre emergenza, sempre priorità assoluta. Quando tutto è urgente, il confronto diventa un lusso.
E mentre il convoglio accelera, scorrono i cartelli delle vicende.
Almasri: prima il silenzio, poi la spiegazione, poi la spiegazione della spiegazione. Come se il percorso venisse ridisegnato mentre siamo già in corsa. Gaza: parole enormi come genocidio, affrontate con equilibrio diplomatico che sa di prudenza selettiva. Caso Santanchè, caso Delmastro: quando il vagone è dei nostri, non si controlla il biglietto. Si chiude la porta e si tira la tendina.
Se un magistrato prova a segnalare un’anomalia, diventa lui il problema. Il controllore non è più garanzia: è sabotatore. Così il treno può correre senza fischi.
Nel vagone dell’informazione, la RAI cambia tono. Non serve spegnere le luci: basta abbassarle. La Commissione di vigilanza resta bloccata. Il pluralismo non sparisce, si assottiglia. Le domande diventano più gentili.
Fuori dal finestrino passano simboli che raccontano un’aria nuova: incarichi ad amici e parenti come se il treno fosse di famiglia; ministri che fermano convogli come taxi istituzionali; il Ponte sullo Stretto evocato come stazione finale epica mentre si riducono i controlli sui costi; i centri in Albania annunciati come svolta (ma che vanno in contrasto con norme e trattati internazionali)prima ancora che i binari siano posati.
Il premier parla, ma sceglie il microfono senza contraddittorio. Il dialogo è un optional. Il monologo è più sicuro: nessuno può ti**re il freno a sorpresa.
E così il treno prende velocità.
Ogni intervento, preso da solo, sembra tecnico. Ogni scelta è difendibile. Ma la traiettoria è chiara: meno contrappesi, meno controlli, meno soste.
La Costituzione della Repubblica Italiana era stata pensata come sistema di segnali, scambi, freni d’emergenza. Non per rallentare il viaggio, ma per evitare che l’entusiasmo del macchinista diventasse eccesso di velocità.
La democrazia non si spegne con un’esplosione. Deraglia.
Deraglia quando il limite diventa un intralcio.
Quando il controllo è raccontato come sabotaggio.
Quando l’equilibrio è dipinto come inefficienza.
Il referendum, allora, non è una formalità. È la leva rossa nel corridoio. Non contro il macchinista. Per il treno.
La domanda non è se vogliamo andare avanti. È se vogliamo arrivarci interi.
Perché un convoglio può correre più veloce togliendo i freni e chiudendo la cabina di controllo. Per un po’ sembrerà persino più efficiente.
Ma la fisica — più della politica — è inflessibile.
E così facendo, senza freni e senza controlli, prima o poi non arriveremo prima.
Andremo a sb****re.

12/03/2026

Una piccola grande sveglia per chi immagina che la Cina sia Ancora un paese arretrato ..

10/03/2026

Il si, regala maggiore potere alla politica. E vale per entrambe le fazioni. Da cittadina, mi rifiuto di offrire altro mio sangue, alla politica. Destra o Sinistra. Quindi voterò NO, affinché il potere continui a non essere nelle mani di chi votato dal popolo, finisce sempre con l utilizzare il nostro volere per il proprio interesse. Avere la magistratura a comando della politica del momento, significherà tutelare loro! Sottoporre la magistratura -e di riflesso la polizia giudiziaria, che per Costituzione deve rispondere solo all'autorità giudiziaria- all'influenza della politica del momento, significa minare il principio di uguaglianza. Se l'azione penale perde la sua autonomia, si rischia che i membri del governo (come nei casi di cronaca attuali, ad esempio il caso Santanchè) godano di una tutela di fatto, rendendo la legge 'flessibile' per i potenti e inflessibile per i cittadini comuni. Il sistema del sorteggio non è una soluzione al correntismo, ma uno strumento che indebolisce l'indipendenza del potere giudiziario, rendendo così i magistrati più esposti ai desideri del potere esecutivo.
Dunque, significa proteggere loro! E non va bene. Già godono di troppi privilegi e il fulcro di questa riforma non è la separazione della carriere dei magistrati, ma il sistema del sorteggio che di fatto, consegna la magistratura nelle mani del potere politico del momento. E dunque, No! Se io cittadino commetto un errore...vengo immediatamente incastrato dalla legge come è giusto che sia. E questo, deve valere anche per il politico in questione. Quindi, poiché il popolo è sovrano, io andro' a votare NO al referendum, contrariamente al volere della politica. Solo a difesa della nostra Costituzione: abbiamo noi il dovere di proteggerla.
Jessica Sorvillo

Solo un genio poteva spiegare  in modo cosi chiaro  il perche' di questa riforma...
10/03/2026

Solo un genio poteva spiegare in modo cosi chiaro il perche' di questa riforma...

21/02/2026
15/01/2026

Il dibattito è molto più serio e complesso di come qualcuno prova a ridurlo.

Non si può fare politica estera a colpi di slogan o di tweet, né fare i “leoni da tastiera” in Parlamento votando risoluzioni incomplete, che bypassano il diritto internazionale omettendo volontariamente le parti scomode, e poi presentarsi come difensori della democrazia e dei diritti umani.

Il punto è semplice, ma decisivo: o si stabilisce che il diritto internazionale non conta più nulla, e allora si accetta che ogni potenza militare bombardi chi vuole, quando vuole, in base alla propria convenienza geopolitica; oppure si accetta che il diritto internazionale vale sempre, anche quando è scomodo, anche quando riguarda un alleato, anche quando non produce risultati immediati.

Per noi del Movimento 5 Stelle non esiste un diritto internazionale a fasi alterne, né un diritto “a geometria variabile”. Perché nel momento in cui si accetta che valga solo contro i nemici e non contro gli alleati, l’ONU diventa uno scendiletto del più forte e l’ordine internazionale si trasforma definitivamente nella legge della forza.

È esattamente questo il rischio che stiamo denunciando.

Noi sosteniamo senza ambiguità il popolo iraniano che si ribella a un regime teocratico brutale. Condanniamo la repressione sanguinaria, che colpisce soprattutto donne e giovani. Auspichiamo una svolta democratica in Iran che sia frutto dell’autodeterminazione del popolo iraniano, non di un bombardamento deciso altrove.

Proprio per questo rifiutiamo ogni ipotesi di intervento armato esterno o di regime change imposto con la forza. Non per ingenuità, ma per memoria storica. Afghanistan, Iraq, Siria, Libia non sono teorie: sono fallimenti totali, Stati distrutti, milioni di morti, instabilità permanente che ancora oggi paghiamo.

Ecco perché respingiamo con forza l’accusa di essere “prima con Putin, poi con Maduro e ora con gli ayatollah”. È una caricatura utile solo a evitare il confronto nel merito. La nostra linea è sempre stata la stessa: mai con i regimi, mai con le guerre illegali, sempre con i popoli e con il diritto internazionale.

Chi oggi ci accusa dovrebbe spiegare perché, quando era in posizioni apicali di Governo, non alzò un dito contro Vladimir Putin mentre invadeva illegalmente la Crimea. All’epoca si viaggiava in Russia per fare affari. Oggi ci si tatua il simbolo dell’Ucraina. La coerenza, però, non funziona a posteriori.

Noi non abbiamo mai difeso Putin, né Maduro, né alcun regime autoritario. Ma non accettiamo nemmeno l’idea che la giustizia internazionale la decida il più forte, né che l’Europa rinunci al proprio ruolo politico per rifugiarsi nell’obbedienza militare.

L’Europa, per la sua storia, deve essere il continente che tiene insieme diritto, diplomazia, interessi politici, geopolitici ed energetici, non quello che rinuncia alla politica e accetta passivamente l’escalation come unica risposta possibile.

Difendere la democrazia non significa scegliere chi bombardare. Significa difendere regole comuni, anche quando costano fatica, tempo e mediazione. Perché senza regole non c’è pace, e senza pace non c’è sicurezza.

Il diritto internazionale o vale sempre, o non vale mai. Noi abbiamo scelto da che parte stare.



Sen. Stefano Patuanelli

Indirizzo

Casteggio

Telefono

+13343049212

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