18/04/2026
A Casalnoceto si parla molto di “rilancio del territorio”. Peccato che, a guardare i fatti, si tratti più di operazioni di facciata che di una strategia reale.
C’è un dato di partenza che chiunque conosca questa zona non può ignorare: il campanilismo. Non è un dettaglio folkloristico, è una variabile strutturale. Qui ogni Comune guarda con sospetto l’altro, spesso per principio. Pensare che un singolo paese possa proporsi come capofila di un rilancio territoriale è, semplicemente, irrealistico.
Eppure è stato lanciato lo slogan “Casalnoceto Porta del Piemonte”. Uno slogan, appunto. Perché un progetto, nei fatti, non esiste: nessuna visione condivisa, nessun coinvolgimento dei territori limitrofi, nessuna architettura operativa. E infatti gli altri Comuni – prevedibilmente – non mostrano alcun interesse per un’iniziativa che, già nel titolo, li esclude.
Stesso schema per altre iniziative: eventi annunciati senza coinvolgimento reale della comunità e senza una strategia di lungo periodo. La giornata FAI a Villa Spinola, organizzata senza un percorso partecipato, ha portato una manciata di visitatori, quasi tutti locali. La candidatura alle Bandiere Arancioni del Touring Club Italiano appare più come un esercizio di immagine che come un obiettivo concretamente raggiungibile, dati i requisiti richiesti e l’attuale offerta del paese. Persino la Fiera dei Pom a Moj – che dovrebbe essere un punto di forza identitario – registra un interesse turistico sempre più debole.
Nel frattempo, questi episodi vengono amplificati sui social come se rappresentassero un rilancio in atto. Ma la realtà è un’altra: senza massa critica, senza rete, senza una visione territoriale, non c’è alcun rilancio possibile.
E gli esempi, anche vicini, lo dimostrano. La Franciacorta è cresciuta quando i produttori hanno fatto sistema, e solo dopo sono arrivate le amministrazioni. Nell’Oltrepò Pavese, un progetto editoriale ha aggregato imprese e Comuni fino a costruire una struttura organizzata, con risorse e obiettivi chiari, e un progetto formalizzato, presentato al Senato della Repubblica.
Il punto è semplice: il rilancio non nasce dagli slogan né dagli eventi spot. Nasce da un lavoro lungo, condiviso, che parte dai privati, coinvolge più amministrazioni e supera i campanilismi.
Tutto il resto è comunicazione. O, se vogliamo dirlo senza giri di parole, uno specchietto per allodole.