Movimento Patria Nostra - Monti Lepini

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14/06/2026
Movimento Patria Nostra Rete dei Patrioti - Lazio Movimento Patria Nostra Avanguardia Rivoluzionaria Valerio Arenare Mov...
12/06/2026

Movimento Patria Nostra Rete dei Patrioti - Lazio Movimento Patria Nostra Avanguardia Rivoluzionaria Valerio Arenare Movimento Patria Nostra - Coordinamento Provinciale Salerno Rete dei patrioti

ESISTE ANCORA UNA SPERANZA PER UN FUTURO MIGLIORE!

ITALIA AGLI ITALIANI!

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10/06/2026

Movimento Patria Nostra Rete dei patrioti Movimento Patria Nostra - Coordinamento Provinciale Salerno Movimento Patria Nostra Avanguardia Rivoluzionaria Rete dei Patrioti - Lazio Remigrazione e riconquista

Roma, 13 giugno: una piazza che interroga la politicaIl prossimo 13 giugno Roma sarà teatro di una manifestazione destin...
07/06/2026

Roma, 13 giugno: una piazza che interroga la politica
Il prossimo 13 giugno Roma sarà teatro di una manifestazione destinata ad assumere un significato che va oltre la semplice dimensione del corteo. In concomitanza con la chiusura della raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione, una parte del Paese tornerà a esprimersi pubblicamente su temi centrali come sicurezza, sovranità e coesione sociale.
Al di là delle etichette e delle contrapposizioni ideologiche, ciò che emerge è l’esistenza di una domanda politica che non può essere liquidata con slogan o delegittimazioni preventive. Le reazioni di una parte del mondo politico e associativo, tra richieste di divieto e allarmi sul piano democratico, evidenziano un clima di forte tensione, ma anche la difficoltà di confrontarsi nel merito delle questioni sollevate.
Il punto centrale resta il perimetro della democrazia: il diritto di manifestare e di promuovere proposte politiche, anche controcorrente, rappresenta un principio costituzionale che non può essere subordinato al consenso o all’orientamento ideologico dominante.
Il 13 giugno si confronteranno visioni diverse di società e di futuro. Ma, al di là dello scontro tra piazze, la vera questione riguarda la capacità del sistema politico di ascoltare e rappresentare istanze che provengono da una parte significativa della cittadinanza.
Ignorare o ridurre tali istanze a fenomeni marginali rischia di ampliare ulteriormente la distanza tra istituzioni e Paese reale.
Gianni Stella
Dirigente Locale
Movimento Patria Nostra

01/06/2026

🔴Giornata mondiale dei genitori.
Auguri a tutti i padri e le madri Italiane!
Se guardi profondamente nel palmo della tua mano, vedrai i tuoi genitori e tutte le generazioni dei tuoi antenati. Tutti loro sono vivi in ​​questo momento. Ognuno è presente nel tuo corpo. Tu sei la continuazione di ciascuna di queste persone.
I genitori non sono numeri.
No a genitore uno e genitore due, no alla distruzione della famiglia tradizionale.
Buona festa dei genitori a tutti

29/05/2026

Avevamo già dedicato un post a questo individuo tempo fa, quando aveva bruciato un gatto (probabilmente vivo) con l'intenzione di mangiarlo. Purtroppo, è ancora in giro a fare danni!

Questa è la dimostrazione non solo del fallimento totale della politica dell'accoglienza attuata dai vari governi italiani, compreso l'attuale Governo Meloni, ma anche dell'insufficienza delle nostre leggi nel fermare simili criminali.

Ormai è palese a tutti: serve un'inversione di marcia netta. Serve la !

Il 13 giugno tutti a Roma per dire BASTA! Noi ci saremo!

Remigrazione e riconquista

Il Movimento Patria Nostra si stringe con commozione e spirito cameratesco attorno alla famiglia di Salvatore Scano e a ...
22/05/2026

Il Movimento Patria Nostra si stringe con commozione e spirito cameratesco attorno alla famiglia di Salvatore Scano e a tutta la comunità militante del Circolo Indipendente Storico Politico Culturale Francesco Maria Barracu di Cagliari, colpita da questa grave perdita.
Con Salvatore scompare un militante e un punto di riferimento per la sua comunità, che ha dedicato impegno, appartenenza e passione alla propria terra e alle proprie idee.
Alla famiglia, ai camerati e a tutti coloro che hanno condiviso il suo cammino va il nostro pensiero e il nostro saluto.
Che la Terra gli sia lieve!

Movimento Patria Nostra Monti Lepini
Movimento Patria Nostra @ Circolo Indipendente Storico Politico Culturale Francesco Maria Barracu

18 Maggio: il silenzio complice e la ferita aperta delle "marocchinate"Di fronte all’orrore del maggio 1944 in Ciociaria...
18/05/2026

18 Maggio: il silenzio complice e la ferita aperta delle "marocchinate"
Di fronte all’orrore del maggio 1944 in Ciociaria, la storia non può concedersi sconti. Donne, bambini e uomini brutalizzati dai liberatori in divisa francese. E da Parigi, dopo 82 anni, continua a pesare un silenzio inaccettabile.
C’è una pagina della nostra storia che per decenni è stata strappata, nascosta sotto il tappeto della retorica della Liberazione, quasi che il dolore di intere comunità valesse meno della convenienza geopolitica del dopoguerra. È la pagina delle "marocchinate", l'immane tragedia che nel maggio del 1944 trasformò la Ciociaria, il basso Lazio e parte della Toscana in un vero e proprio inferno in terra.
Oggi, 18 maggio, ricorre la Giornata Nazionale in memoria di quelle vittime innocenti. Una ricorrenza che non può e non deve ridursi a una sterile celebrazione formale, ma che deve gridare la verità su uno degli episodi più brutali, feroci e sistematici della Seconda Guerra Mondiale in Italia.
La barbarie sotto la bandiera della falsa libertà
Mentre il fronte di Montecassino crollava, aprendo la strada verso Roma, il Corpo di Spedizione Francese in Italia (CEF) guidato dal generale Alphonse Juin incassava i plausi militari. Ma dietro le avanguardie dei goumiers, i soldati coloniali marocchini integrati nelle truppe d'Oltralpe, non ci fu altro che terrore.
I numeri, per quanto freddi, restituiscono solo in parte la dimensione di un sistematico martirio civile. Solo in tre giorni, nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo e Sgurgola, i documenti ufficiali dell'epoca registrarono una contabilità da brivido: 418 violenze sessuali, 29 omicidi stragiudiziali, 517 furti e saccheggi.
Interi paesi furono messi a ferro e fuoco. Le vittime furono donne di ogni età, bambine strappate alle madri, ma anche uomini e anziani che tentarono disperatamente di fare da scudo ai propri cari e che finirono brutalmente torturati, evirati o assassinati. Le stime complessive, sebbene storicamente dibattute a causa dell'enorme sommerso dovuto alla vergogna e al trauma profondo delle vittime, parlano di circa 50.000 denunce e richieste di indennizzo presentate nel dopoguerra. Un'intere generazione cancellata, infettata dalle malattie, segnata dal disonore sociale e dalla follia.
Il fallimento dei comandi francesi
Anche se la storiografia ha in parte "ridimensionato" il mito del "proclama scritto" con cui Juin avrebbe concesso 50 ore di assoluto bivacco ai suoi uomini, la realtà sul campo fu altrettanto colpevole. La reazione dei comandi d’Oltralpe fu tardiva, tiepida, quasi rassegnata a considerare lo stupro di massa come un "inevitabile effetto collaterale" della guerra.
Le poche esecuzioni sommarie e i tribunali militari da campo istituiti dai francesi non furono che un palliativo dinanzi a un’ondata di violenza che si fermò solo quando i reparti vennero spostati altrove. Quella francese fu, a tutti gli effetti, una grave e imperdonabile responsabilità omissiva nella catena di comando.
L'imperdonabile silenzio di Parigi
Ciò che rende la ferita delle "marocchinate" ancora aperta e sanguinante, a distanza di oltre ottant'anni, è l'atteggiamento delle istituzioni francesi. La Francia, patria dei diritti dell'uomo, non ha mai formulato scuse ufficiali, solenni e definitive allo Stato italiano e alle comunità violate della Ciociaria.
Non si tratta solo di processare la storia, ma di riconoscere il debito morale. C'è una profonda ipocrisia nel celebrare la democrazia europea se non si ha il coraggio di guardare in faccia i crimini compiuti dalle proprie armate contro civili inermi.
Ricordare il 18 maggio significa spezzare l'omertà intellettuale. Significa restituire dignità a quelle madri, a quei padri e a quei figli a cui fu tolto tutto in nome di una finta liberazione. La memoria della Ciociaria non è un reperto archeologico: è un atto d’accusa che attende ancora una risposta. E fino a quando quella risposta non arriverà da Parigi, il 18 maggio rimarrà il giorno del ricordo, ma anche quello della pretesa di giustizia.

18 Maggio: il silenzio complice e la ferita aperta delle "marocchinate"

Di fronte all’orrore del maggio 1944 in Ciociaria, la storia non può concedersi sconti. Donne, bambini e uomini brutalizzati dai liberatori in divisa francese. E da Parigi, dopo 82 anni, continua a pesare un silenzio inaccettabile.

C’è una pagina della nostra storia che per decenni è stata strappata, nascosta sotto il tappeto della retorica della Liberazione, quasi che il dolore di intere comunità valesse meno della convenienza geopolitica del dopoguerra. È la pagina delle "marocchinate", l'immane tragedia che nel maggio del 1944 trasformò la Ciociaria, il basso Lazio e parte della Toscana in un vero e proprio inferno in terra.

Oggi, 18 maggio, ricorre la Giornata Nazionale in memoria di quelle vittime innocenti. Una ricorrenza che non può e non deve ridursi a una sterile celebrazione formale, ma che deve gridare la verità su uno degli episodi più brutali, feroci e sistematici della Seconda Guerra Mondiale in Italia.

La barbarie sotto la bandiera della falsa libertà
Mentre il fronte di Montecassino crollava, aprendo la strada verso Roma, il Corpo di Spedizione Francese in Italia (CEF) guidato dal generale Alphonse Juin incassava i plausi militari. Ma dietro le avanguardie dei goumiers, i soldati coloniali marocchini integrati nelle truppe d'Oltralpe, non ci fu altro che terrore.

I numeri, per quanto freddi, restituiscono solo in parte la dimensione di un sistematico martirio civile. Solo in tre giorni, nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo e Sgurgola, i documenti ufficiali dell'epoca registrarono una contabilità da brivido: 418 violenze sessuali, 29 omicidi stragiudiziali, 517 furti e saccheggi.

Interi paesi furono messi a ferro e fuoco. Le vittime furono donne di ogni età, bambine strappate alle madri, ma anche uomini e anziani che tentarono disperatamente di fare da scudo ai propri cari e che finirono brutalmente torturati, evirati o assassinati. Le stime complessive, sebbene storicamente dibattute a causa dell'enorme sommerso dovuto alla vergogna e al trauma profondo delle vittime, parlano di circa 50.000 denunce e richieste di indennizzo presentate nel dopoguerra. Un'intere generazione cancellata, infettata dalle malattie, segnata dal disonore sociale e dalla follia.

Il fallimento dei comandi francesi

Anche se la storiografia ha in parte "ridimensionato" il mito del "proclama scritto" con cui Juin avrebbe concesso 50 ore di assoluto bivacco ai suoi uomini, la realtà sul campo fu altrettanto colpevole. La reazione dei comandi d’Oltralpe fu tardiva, tiepida, quasi rassegnata a considerare lo stupro di massa come un "inevitabile effetto collaterale" della guerra.

Le poche esecuzioni sommarie e i tribunali militari da campo istituiti dai francesi non furono che un palliativo dinanzi a un’ondata di violenza che si fermò solo quando i reparti vennero spostati altrove. Quella francese fu, a tutti gli effetti, una grave e imperdonabile responsabilità omissiva nella catena di comando.

L'imperdonabile silenzio di Parigi

Ciò che rende la ferita delle "marocchinate" ancora aperta e sanguinante, a distanza di oltre ottant'anni, è l'atteggiamento delle istituzioni francesi. La Francia, patria dei diritti dell'uomo, non ha mai formulato scuse ufficiali, solenni e definitive allo Stato italiano e alle comunità violate della Ciociaria.

Non si tratta solo di processare la storia, ma di riconoscere il debito morale. C'è una profonda ipocrisia nel celebrare la democrazia europea se non si ha il coraggio di guardare in faccia i crimini compiuti dalle proprie armate contro civili inermi.

Ricordare il 18 maggio significa spezzare l'omertà intellettuale. Significa restituire dignità a quelle madri, a quei padri e a quei figli a cui fu tolto tutto in nome di una finta liberazione. La memoria della Ciociaria non è un reperto archeologico: è un atto d’accusa che attende ancora una risposta. E fino a quando quella risposta non arriverà da Parigi, il 18 maggio rimarrà il giorno del ricordo, ma anche quello della pretesa di giustizia.

13/05/2026

Tommie Lindh: Il Sacrificio che il Sistema vuole ignorare 🇸🇪

Esistono martiri di serie A e martiri di serie B. Tommie Lindh, 19 anni, è stato condannato all'oblio mediatico perché la sua morte frantuma il dogma del multiculturalismo felice.

Il contesto è brutale: siamo a Härnösand, Svezia, nella notte tra il 9 e il 10 maggio 2020. Una festa si trasforma in un incubo quando un uomo si avventa su una ragazza per violentarla. In quell’appartamento, mentre molti restano paralizzati o scelgono l'indifferenza, Tommie è l’unico a non voltarsi dall'altra parte. Con l'eroismo puro dei suoi 19 anni, si interpone tra la vittima e il predatore.

L’assassino ha un volto e un'origine specifica: un "nuovo europeo" di 22 anni, di origine sudanese, già noto alle forze dell'ordine e simbolo di un'integrazione fallita che troppo spesso si trasforma in violenza gratuita contro i figli di questa Europa. Quest'uomo non si è fermato: ha ucciso Tommie con diverse coltellate, lasciandolo agonizzante sul pavimento, per poi continuare la sua infame violenza sulla ragazza.

Perché non lo conoscete?
La risposta è amara:

Tommie amava la sua terra, la sua cultura e la sua identità.

Il suo assassino rappresentava l'archetipo dell'ospite protetto dalla narrativa dominante.

Raccontare il suo gesto significa ammettere che esiste un conflitto di valori irrisolto nelle nostre città.

Tommie Lindh è morto dissanguato per difendere l'onore di una donna e la dignità di un intero popolo. Hanno provato a nascondere la sua storia sotto il tappeto del politicamente corretto, ma il sangue di un eroe non si cancella con il silenzio dei TG.

In questo anniversario, ricordiamo il ragazzo che disse "no" alla barbarie quel maggio del 2020. Un esempio di coraggio fisico e morale per tutta l’Europa che rifiuta di arrendersi.

Onore a Tommie Lindh. La tua identità è la nostra forza. 🌹

Movimento Patria Nostra
10/05/2026

Movimento Patria Nostra

Mai come oggi, in questo tempo di nebbia in cui si vorrebbe sbiadire la sacralità della famiglia e trasformare la figura dei genitori in freddi algoritmi o identità fluide e senza volto, sorge il dovere di proteggere e onorare il nome più dolce: Mamma. È lei la custode eletta dal Signore per mostrarci, attraverso il prodigio del grembo, la prova tangibile della Sua esistenza; un miracolo vivente che nessuna ideologia potrà mai cancellare.

Auguri a voi, donne di tempra e sacrificio, che nel silenzio del quotidiano forgiate con coraggio le anime che saranno il domani del nostro Paese, radici profonde di una Patria che non si arrende. Un pensiero colmo di commozione va alle madri di bimbi speciali, eroine della speranza che affrontano ogni ostacolo con il sorriso, diventando per noi tutti un esempio luminoso di lotta per la vita.

Il nostro abbraccio giunge fino al Cielo, a tutte le mamme che sono volate lassù ma che non hanno mai smesso di vegliare, invisibili e presenti, sul cammino dei loro figli. Che la nostra Mamma Celeste possa avvolgervi sempre nel suo manto di protezione e che il grido d'amore per le mamme italiane risuoni oggi più forte di ogni attacco, custode eterno della nostra identità.

Movimento Patria Nostra (Rete dei Patrioti)

Indirizzo

Monti Lepini
Carpineto Romano

Sito Web

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