14/01/2026
👉Tra il 14 e 15 gennaio 1968, qualcosa di spaventoso colpì la Valle del Belice e anche la nostra città - Calatafimi Segesta. Di quella domenica e della notte che seguì in pochi ancora forse si ricordano. Da quel giorno però e poi ancora per i giorni e i mesi successivi tutta la popolazione dovette abbandonare le proprie case. L'Associazione Calatafimi è... vuole ricordare questo momento così triste, che ha mutato le vite di molti nostri concittadini che dopo quel terribile evento lasciarono per sempre le loro case verso altre città del nord ma anche all'estero. Il luogo dove da anni viene realizzato il Presepe Vivente - il quartiere di Li Ficareddi - è uno di quei quartieri abbandonati proprio a causa del terremoto del '68. Un quartiere che vive oggi grazie alle poche famiglie che ancora resistono e che hanno creduto che rimanere era importante. Noi con la rappresentazione della Natività - cerchiamo di valorizzare ancora questo luogo - come fosse uno di quei luoghi del cuore e della memoria. 👈
👉Oggi su questa pagina vorremmo con il🫵 Vostro aiuto ricordare con un aneddoto o con un vostro ricordo personale quei difficili giorni, desideriamo diventare almeno per un giorno la memoria storica ...
👉Intanto vi lasciamo con la cronaca di quei due giorni ...
Nella Valle del Belice era una domenica di gennaio fredda e pungente ... Sono le 13.29 del 14 gennaio 1968. Passano tre quarti d’ora, alle 14.15, si replica, sesto grado scala Mercalli. Ore 16.48, ancora una nuova scossa, settimo grado Mercalli. Inizia il dramma. Le case di tutta la Valle percorsa dai tremori, diventano inagibili, la gente scappa via. Il buio prende il sopravvento e con esso la paura. La paura di non rivedere il nuovo giorno. Inizia così la notte più lunga. Il dramma in queste ore riguarda solo il Belice, il terrore che ha preso quella gente sembra non interessi a nessuno. E’ da allora che questa gente è abituata a non aspettare gli altri, a sbracciarsi e a darsi da fare. Alcuni fanno ritorno nelle case, chi per prendere qualcosa, altri per restarci. Per sempre.
Sono le 3.01 è la fine. Onde sismiche di magnitudo 6.0 e con effetti nell’epicentro del nono grado Mercalli sconquassano violentemente la Valle. Il Belice è cancellato. Le prime colonne di soccorsi che giungeranno quando la giornata di lunedì si appresta al nuovo imbrunire troveranno le stradine stravolte, bloccate dalle frane. Nella vecchia Poggioreale non ci sono più le allegre voci a circondarmi ed abbracciarmi. A 58 anni da quel terremoto si possono ancora sentire i pianti, le donne che si disperano, gli uomini che a mani n**e scavano tra le macerie sperando di potere riabbracciare i genitori, le mogli, i figli. C’è il rumore assordante dei muri che si sgretolano come quando la neve si scioglie al sole e svanisce, mentre la terra continua a tremare. Sono notte fredde che accolgono quei disperati. I morti viventi vagano al buio cercando riparo sicuro da quella tragedia. Le vedo quelle persone che ancora smarrite si danno una mano. Scavano, scavano vorticosamente nel tentativo disperato di cogliere anche un piccolo anelito di vita. Le vedo, infreddolite, gli occhi smarriti, come chi ha avuto rubata l’anima. I soccorsi tardano ad arrivare. Le notizie sono confuse, molti centri rimangono isolati a causa di frane e smottamenti delle strade e sono raggiungibili solo in elicottero. I pochi volontari che in quelle prime ore giungono nei paesi colpiti, sono costretti a fare ore di marcia a piedi. La terra trema ancora per altre 32 volte.