13/01/2026
Riprendiamo anche il racconto di Realmese✨, con le foto di Archivio e dei reperti delle tombe preistoriche e arcaiche, oggi conservati al Museo Regionale Interdisciplinare di Enna!! 🏛️🏺
🔍🔎 Indagato da Luigi Bernabò Brea nell'estate del 1949 e 1950, durante la sua prima fase di “vita” tra l’età del bronzo e l’età arcaica, Cozzo S. Giuseppe ha accolto numerose sepolture, tutte ricavate nella roccia friabile e dunque facilmente lavorabile 🌄⛰️.
L’utilizzo di tombe scavate ⛏️nella nuda roccia è fatto attestato e molto comune specie nel contesto peninsulare e insulare tra l’età del bronzo e l’età del ferro. Basti pensare alle tombe sarde note come “domus de Janas” (case delle fate), le cui tipologie molto ricordano le tombe siciliane del medesimo periodo. Ma non solo la nostra necropoli ricorda molto i contesti rupestri della Puglia e della Calabria, quelli del Lazio e della Basilicata oltre alla vicina area degli Iblei.
Al tempo degli scavi di Bernabò Brea 🔍🔎 l'area della Necropoli di Realmese venne divisa in settori (A-H) per facilitare le operazioni di indagine e furono individuate dalle 288 alle 290 tombe 🏺e un numero non determinato di cameroni (spazi abitativi derivati dagli allargamenti di tombe preesistenti) risalenti al periodo bizantino-arabo. Purtroppo, il tempo, i saccheggi e il riutilizzo in epoche più recenti, hanno reso difficile la conservazione di resti e corredi, tuttavia, anche nella devastazione, la fortuna può arridere all’archeologo🍀🐞...
Oggi pubblichiamo una delle 288 tombe di Realmese, la tomba A3 i cui preziosi corredi furono studiati dalla Professoressa Rosa Maria Albenese Procelli📗. Oggi parte di quel corredo si trova custodito al Museo Regionale Interdisciplinare di Enna 🏛️🏺
Nella tomba A3 non sono state individuate ossa umane, è pertanto ipotizzabile se non il rito della cremazione, la totale violazione dai futuri occupanti del luogo.
La tipologia di questa tomba è classificata come a forno, con pianta semicircolare e priva dell’ingresso (causa distruzione).
Ancora una volta la fortuna sorride all’archeologo 🍀🐞 e in questo contesto, nonostante i danni, è stato trovato un corredo di 8 reperti, tra i quali spiccano bronzi e ceramiche veramente particolari per fattura e stato di conservazione:
Fibula bronzea cruciforme a 4 spirali (VIII a.C.): risaltano, fin da una prima osservazione, la complessità e la maestria nella lavorazione del materiale, impresa resa ancor più apprezzabile dall’eccellente stato di conservazione del reperto, che rende questo uno dei migliori pezzi tra tutti i corredi della necropoli.
Frammenti associabili a 2 distinte fibule in ferro: una ad ardiglione ricurvo, ad arco serpeggiante contraddistinta da due perle bronzee e da sezione circolare spessa, l’altra più frammentaria a sezione circolare più sottile e con ardiglione a staffa. Questi due esemplari purtroppo sono i reperti peggio conservati del corredo.
5 Oinochoai in ceramica (VIII-VII a.C.), tra le quali spicca un esemplare a bocca trilobata integra, fatta eccezione per alcune lacune sull’orlo.
© Parco Archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina; Bernabò Brea L., Albanese Procelli R.M. 1985. Calascibetta (Enna). La Necropoli di Cozzo S. Giuseppe in Contrada Realmese. Notizie degli scavi di antichità, serie 8, 36: 425-632.