M5S - Gruppo Territoriale di Cagliari

M5S - Gruppo Territoriale di Cagliari Il nostro obiettivo principale è avvicinare la politica al popolo e il popolo alla politica.

Il nostro Gruppo Territoriale è il punto di riferimento locale per chi vuole partecipare attivamente alla vita politica e sociale di Cagliari, in linea con i principi del Movimento 5 Stelle: partecipazione, trasparenza, legalità e coinvolgimento civico. Il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Cagliari è il punto di riferimento locale per attivisti, iscritti e cittadini interessati a parte

cipare attivamente alla vita politica e sociale del nostro territorio. Il gruppo è aperto a tutti gli iscritti al portale del Movimento 5 Stelle che vivono, lavorano o nutrono un interesse concreto per le attività politiche e civiche del Comune di Cagliari. Crediamo che una cittadinanza consapevole, informata e coinvolta sia la base di una democrazia sana e funzionante. Per questo, ci impegniamo a:
- Individuare e affrontare criticità, bisogni e limiti delle amministrazioni locali;
- Promuovere la partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica e alle scelte politiche della città;
- Favorire trasparenza, legalità ed efficienza nella gestione della cosa pubblica. La nostra storia
Il Gruppo Territoriale di Cagliari è nato a settembre 2023 e fin da subito ha avuto un ruolo attivo e determinante sul territorio:

- Ha contribuito, con il lavoro di attivisti e portavoce, all’elezione di Alessandra Todde come Presidente della Regione Sardegna;

- Ha partecipato ai tavoli programmatici e politici per le Comunali di Cagliari, contribuendo alla definizione del programma e al rafforzamento della coalizione che ha portato all'elezione di Massimo Zedda come Sindaco. Cosa facciamo oggi
Attualmente il gruppo:
- Fa da ponte tra i cittadini e i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, raccogliendo segnalazioni, idee e proposte;
- Collabora con portavoce a livello regionale su temi strategici per la Sardegna;
- Supporta l'azione politica del Movimento a tutti i livelli (comunale, regionale, nazionale ed europeo), con lo sguardo attento ai cambiamenti e alle sfide globali che rendono sempre più urgente un'azione politica coerente, responsabile e partecipata. Se anche tu credi che la politica debba tornare ad essere fatta dalle persone, per le persone, unisciti a noi!

👉 Per partecipare, è sufficiente essere iscritti al portale del Movimento 5 Stelle e avere un legame con il territorio di Cagliari. A questo link potete trovare il Gruppo Territoriale di Cagliari nel sito ufficiale del Movimento 5 Stelle:
https://portale.movimento5stelle.eu/gruppi-territoriali?country=109®ion=20&state=324&municipality=7695&district=

TUTTI I “TRIONFI” DELL’EGEMONIA CULTURALE DI DESTRACome distruggere la credibilità di un PaeseA cura del gruppo territor...
09/06/2026

TUTTI I “TRIONFI” DELL’EGEMONIA CULTURALE DI DESTRA

Come distruggere la credibilità di un Paese

A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)

DALLA PROMESSA DI “RIEQUILIBRIO” ALLA PROVA DEI FATTI

Nel settembre 2022, in piena campagna elettorale, Giorgia Meloni da Cagliari impostava una delle linee narrative più riconoscibili del futuro governo: scardinare quella che definiva non tanto un’egemonia culturale della sinistra, quanto un sistema di potere consolidato nei gangli culturali, mediatici e simbolici del Paese. Il messaggio era chiaro: costruire una nuova classe dirigente capace di riequilibrare decenni di predominio progressista. Fonte: Radio Radicale (comizio di Cagliari, settembre 2022).

In teoria, una sfida politica legittima.

In pratica, ciò che sarebbe dovuto diventare il grande laboratorio della “contro-egemonia culturale” si è progressivamente trasformato in una sequenza di gaffe, scandali, nomine contestate, retorica surreale e crisi internazionali.

Il risultato? Più che una nuova autorevolezza culturale, un gigantesco problema di credibilità nazionale.

GENNARO SANGIULIANO: DAL MINISTERO DELLA CULTURA AL CABARET ISTITUZIONALE

Primo volto simbolico del nuovo corso: Gennaro Sangiuliano.

Le performance:

Londra / Times Square

Durante un evento ufficiale, Sangiuliano citò Londra associandola a Times Square, collocando di fatto uno dei simboli di New York nel Regno Unito. Una gaffe talmente macroscopica da diventare immediatamente emblema di superficialità internazionale. Fonte: Finestre sull’Arte.

Cristoforo Colombo / Galileo Galilei

Nel 2024 dichiarò che Cristoforo Colombo avrebbe sviluppato il proprio viaggio grazie alle teorie di Galileo Galilei. Problema: Colombo salpò nel 1492, Galileo nacque nel 1564. Non una semplice imprecisione, ma un cortocircuito storico da manuale. Fonte: Finestre sull’Arte.

Premio Strega 2023

Da giurato del più prestigioso premio letterario italiano, ammise pubblicamente di non aver letto i libri finalisti prima del voto, trasformando una funzione culturale di prestigio in una scena da imbarazzo nazionale.

Fonte: Premio Strega / rassegna stampa nazionale.

IL CASO BOCCIA: QUANDO IL MIC DIVENTA UN CINEPANETTONE DEI VANZINA

Il colpo finale arriva con il caso Maria Rosaria Boccia: presunte consulenze, rapporti personali, apparizioni pubbliche, documenti, smentite, interviste televisive e una crisi che culmina con le dimissioni del ministro nel settembre 2024.

Il Ministero che avrebbe dovuto incarnare la riscossa culturale italiana finisce intrappolato in una narrazione più simile a una commedia degli equivoci che a una strategia istituzionale.

Altro che egemonia culturale: qui siamo tra cinepanettone politico e tragicommedia da rotocalco.

Fonte: Rai News, stampa nazionale 2024.

ARRIVA GIULI: DALLE GAFFE ALLA SUPERCAZZOLA METAFISICA

Dopo il crollo Sangiuliano, il testimone passa ad Alessandro Giuli.

Figura culturalmente più sofisticata sul piano teorico, con riferimenti frequenti a tradizionalismo, simbolismo identitario e immaginari pagani, Giuli avrebbe dovuto rappresentare il salto di qualità.

Invece, per larga parte dell’opinione pubblica, si trasforma nel ministro dell’ermetismo incomprensibile.

Biennale di Venezia – Presentazione rivista:

Tra i passaggi più discussi:

“C’è dell’acqua dietro questa rivista”

“La saggezza dell’acqua e degli alberi”

“Siamo aborigeni perché siamo aberrigeni”

riflessioni su acqua, carta, alberi e liquido amniotico come fondamento creativo

Un discorso percepito da molti più come una “supercazzola istituzionale” che come visione culturale. Fonte: LaPresse, ottobre 2024.

E nello stesso contesto arriva anche il celebre:

“Pietrangelo del mio cuore”

rivolto a Pietrangelo Buttafuoco, segnale di una prossimità personale e simbolica che tornerà politicamente esplosiva.

Fonte: rassegna Biennale / stampa politica.

BEATRICE VENEZI: LA NOMINA, LA RIVOLTA, LA CACCIATA

Altro tassello del nuovo corso: Beatrice Venezi.

Presentata come figura simbolo del rinnovamento, nominata per La Fenice tra forti polemiche, viene contestata da orchestrali, sindacati e professionisti per metodo, merito percepito e gestione.

Scioperi, cancellazioni, tensioni interne.

Infine, il clamoroso epilogo: rottura con la stessa istituzione che avrebbe dovuto guidare.

Da simbolo della nuova egemonia a caso di rigetto professionale.

Non l’opposizione politica, ma il mondo musicale stesso a respingere una scelta percepita da molti come più identitaria che condivisa.

Fonte: Il Post, Corriere del Veneto, stampa culturale 2025-2026.

BIENNALE 2026: IL DISASTRO GLOBALE

Ed eccoci al capolavoro finale.

Il Padiglione Russo:

Buttafuoco difende l’autonomia culturale della presenza russa.

Giuli prende le distanze accusando Buttafuoco, evidentemente non e' piú nel suo cuore.

Il governo invia ispettori.

La giuria internazionale si dimette.

L’Unione Europea minaccia conseguenze economiche.

Salvini si presenta alla Biennale e di fatto smentisce la linea del governo.

Tradotto:

La maggioranza si spacca pubblicamente sul principale palcoscenico culturale internazionale italiano.

Quella che doveva essere la vetrina della nuova centralità culturale italiana si trasforma in un conflitto tra:

propaganda,

diplomazia,

fedeltà,

geopolitica,

lotta interna di potere.

Fonte: The Guardian, Fanpage, stampa internazionale e nazionale 2026.

DA CULLA DELLA CULTURA A BARZELLETTA ISTITUZIONALE

Il punto finale è brutale ma inevitabile.

Se vuoi imporre una nuova egemonia culturale, devi possedere:

competenza, visione, autorevolezza, credibilità.

Se al posto di tutto questo produci:

gaffe storiche,

scandali personali,

retorica surreale,

nomine contestate,

crisi internazionali,

non stai costruendo una nuova egemonia.

Stai semplicemente demolendo la reputazione culturale di un Paese.

Il governo Meloni aveva promesso una riscossa culturale capace di sostituire una presunta egemonia con una nuova credibilità.

Per troppi osservatori, il risultato è stato l’opposto:

trasformare l’Italia, culla mondiale di arte, pensiero e bellezza, in una tragicommedia istituzionale spesso osservata con imbarazzo anche all’estero.

Complimenti davvero:

non è semplice prendere uno dei patrimoni culturali più prestigiosi del pianeta e riuscire, tra cinepanettoni ministeriali, supercazzole acquatiche e Biennali esplosive, a trasformarlo in una barzelletta di quarto ordine.

Ma su questo, bisogna riconoscerlo, l’“egemonia culturale” promessa ha saputo distinguersi eccome.

Analisi e fact checking del post su Facebook sulle consulenze della regione Sardegna - riconosciamo le mistificazioni!!!...
02/06/2026

Analisi e fact checking del post su Facebook sulle consulenze della regione Sardegna - riconosciamo le mistificazioni!!!
A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Nicola Marini)

L’analisi del post richiede di separare i dati oggettivi (la verifica delle cifre fornite) dalla contestualizzazione politica e dalla figura dell'autore, per comprendere dove risieda la notizia reale e dove la manipolazione retorica.
Ecco un'analisi dettagliata di fact-checking e di contesto:

1. Fact-Checking dei Dati e del Link Ufficiale
L'autore del post fa riferimento a un documento ufficiale della Regione Sardegna ("Titolari di collaborazione o consulenza Art. 15") e cita due cifre principali: 23 milioni di euro complessivi e singoli compensi da 600.000 euro.
Il totale di 23 milioni: La cifra di per sé non è inventata, ma è frutto di una lettura decontestualizzata del documento. La somma calcolata corrisponde al valore complessivo e pluriennale (generalmente contratti legati alla durata della legislatura, quindi 5 anni) di tutte le collaborazioni, uffici di staff, consulenze e segreterie particolari attive nell'amministrazione. Non si tratta di una spesa una tantum o annuale "regalata" da Alessandra Todde, ma del costo stimato dell'intera macchina di supporto politico-amministrativo per l'intera durata del mandato.
I compensi da 600.000 euro: Anche in questo caso c'è un'importante omissione di contesto. Quando nel documento si legge una cifra simile per singoli ruoli (come i capi di gabinetto o i coordinatori di staff apicali), tale importo rappresenta la retribuzione lorda complessiva per i 5 anni di mandato. Diviso su base annua, il compenso si attesta intorno ai 110.000 - 120.000 euro lordi all'anno. Si tratta di cifre elevate, equiparate a quelle dei dirigenti pubblici della pubblica amministrazione, ma del tutto in linea con i tetti salariali e le retribuzioni previste per tali ruoli apicali a livello nazionale e regionale.
Il confronto con la Giunta Solinas: L'affermazione secondo cui la giunta precedente fosse "un esempio di specchiata onestà" rispetto a questa gestione o non usasse tali strumenti è smentita dai fatti amministrativi. Il numero di consulenti, membri degli uffici di staff e le relative tabelle retributive applicate dalla Giunta Todde ricalcano quasi fedelmente i tetti e le piante organiche istituiti e utilizzati proprio dalla precedente legislatura guidata da Christian Solinas (la cosiddetta "plettora" di collaboratori per gli uffici di diretta collaborazione è regolata da leggi regionali preesistenti).

2. Il profilo giudiziario di Christian Solinas: altro che "specchiata onestà"
L'affermazione dell'autore del post secondo cui la Giunta Solinas si sarebbe distinta per "specchiata onestà" è smentita dai fatti cronacistici e giudiziari. L'ex governatore Christian Solinas, leader del Partito Sardo d’Azione (Psd'Az), è stato rinviato a giudizio per corruzione dalla Procura di Cagliari. Il processo, la cui prima udienza è fissata per il 5 giugno, tocca due vicende principali:
Il filone immobiliare e la presunta tangente: Solinas è accusato di aver venduto un rudere di un'ex abbazia a Capoterra a un imprenditore locale per 550.000 euro (ricevendo già una caparra da 375.000 euro). Secondo le perizie dell'accusa, il valore reale di quella proprietà superava di poco i 70.000 euro. Per la magistratura, il prezzo gonfiato fuori mercato sarebbe servito a mascherare una tangente in cambio di agevolazioni su appalti, software e forniture regionali (come i termoscanner ai tempi della pandemia).
Il filone delle nomine e dei titoli di studio: La seconda accusa riguarda la nomina di un docente universitario a capo di un importante programma di cooperazione internazionale della Regione Sardegna (il programma Eni-Cbc Mediterraneo). In cambio di questo prestigioso incarico pubblico, l'accusa sostiene che il docente si sarebbe adoperato per far ottenere a Solinas una laurea honoris causa a Tirana (Albania) e altri prestigiosi incarichi accademici a Roma.
Proprio a causa di questa inchiesta, la Guardia di Finanza aveva disposto nel gennaio 2024 un sequestro preventivo di beni e immobili per un valore di circa 350.000 euro nei confronti di Solinas. Questa tempesta giudiziaria compromise le sue possibilità di ricandidatura da parte del centro-destra. Inoltre, lo stesso Solinas è stato coinvolto in passati filoni giudiziari per abuso d'ufficio legato a nomine di direttori generali privi dei requisiti di legge, in cui la sua ex capo di gabinetto è già stata condannata in primo grado.

3. Chi è l'autore del post?
Il post è stato originariamente scritto da Antonangelo Liori, ex giornalista ed ex direttore del quotidiano L'Unione Sarda (dal 1994 al 1999, all'epoca dell'editore Nicola Grauso).
Profilo e orientamento politico: Liori non ricopre attualmente cariche formali in partiti politici, ma storicamente e nelle sue uscite pubbliche si posiziona in aperta e netta contrapposizione verso il centro-sinistra e il Movimento 5 Stelle (l'area politica di Alessandra Todde). Le sue posizioni, pur presentandosi spesso come critiche indipendenti e provocatorie ("Io lo detesto, manco ci parliamo" riferito a Solinas), tendono a difendere l'operato delle giunte di centro-destra o della destra sarda in un'ottica di forte polemica contro l'attuale amministrazione regionale.
Vicende giudiziarie: la figura di Liori è nota alle cronache per pesanti vicende legali passate. Dopo aver lasciato il giornalismo, è entrato nel mondo imprenditoriale ed è stato protagonista di clamorosi crac finanziari. È stato condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della cartiera di Arbatax e soprattutto per il crac milionario di Agile-Eutelia e della società Vol 2, vicende che gli sono costate anni di detenzione.

31/05/2026
ASSEMBLEA REGIONALE MOVIMENTO 5 STELLE 🌟
30/05/2026

ASSEMBLEA REGIONALE MOVIMENTO 5 STELLE 🌟

30/05/2026
Sabato 30 Maggio, tutti a   per l’Assemblea Regionale del  Sardegna. Con noi anche il Presidente ,  ed il Vicepresidente...
27/05/2026

Sabato 30 Maggio, tutti a per l’Assemblea Regionale del Sardegna.

Con noi anche il Presidente , ed il Vicepresidente .

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

QUANDO IL DOLORE DIVENTA PROPAGANDALa tragedia di Modena e il metodo SalviniA cura del gruppo territoriale di Cagliari (...
27/05/2026

QUANDO IL DOLORE DIVENTA PROPAGANDA

La tragedia di Modena e il metodo Salvini

A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)

IL SANGUE NELLE STRADE E LO SCIACALLAGGIO DELLA POLITICA
A Modena, nel pieno centro cittadino, un uomo ha lanciato la propria auto contro i passanti a f***e velocità, provocando feriti gravissimi, mutilazioni e scene di autentico terrore. L’autore dell’attacco, Salim El Koudri, 31 anni, è un cittadino italiano seguito da tempo per problematiche psichiatriche. Dopo aver investito i pedoni avrebbe tentato la fuga armato di coltello, venendo fermato da cittadini presenti sul posto.

Fonti: ANSA, RaiNews, Reuters, Repubblica.

Tra coloro che hanno immobilizzato El Koudri vi erano anche cittadini egiziani e pakistani residenti in Italia da anni. Un dettaglio fondamentale, perché smonta immediatamente la narrazione tossica e semplificata costruita nelle ore successive da parte della destra italiana.

Fonti: Il Fatto Quotidiano, TG La7, RaiNews.

Perché invece di attendere l’esito delle indagini o concentrarsi sulle vittime, Matteo Salvini e la sua macchina comunicativa hanno immediatamente trasformato la tragedia in un’operazione identitaria: immigrazione, seconde generazioni, cittadinanza, islam. La solita sceneggiatura. Il solito copione costruito sul dolore altrui.

SALVINI E LA PROPAGANDA IDENTITARIA

Nelle ore successive ai fatti di Modena, Matteo Salvini ha parlato pubblicamente di revoca della cittadinanza, permessi di soggiorno e fallimento dell’integrazione. Peccato però che El Koudri sia cittadino italiano e che dunque il tema dei permessi di soggiorno non c’entrasse assolutamente nulla con il caso specifico.

Fonti: Adnkronos, RaiNews, Reuters.

Ancora più significativo è ciò che Salvini ha evitato accuratamente di dire: a rendere inoffensivo El Koudri sono stati anche immigrati. Persone che hanno rischiato la vita per fermare un uomo armato mentre altri scappavano.
Ma questo dettaglio distrugge completamente la favoletta propagandistica: “straniero uguale pericolo”.
E infatti quel dettaglio sparisce quasi completamente dalla comunicazione leghista. Perché la propaganda non cerca complessità, cerca bersagli. Cerca paura. Cerca rabbia. Cerca nemici da offrire quotidianamente in pasto ai social e ai talk show.

IL CASO TARANTO E GLI ESSERI UMANI DI SERIE A E SERIE B

Pochi giorni prima, a Taranto, Bakary Sako — lavoratore originario del Mali, residente regolarmente in Italia — viene ucciso da una baby gang composta da giovani italiani. Un’aggressione brutale, culminata con coltellate mortali.

Fonti: Avvenire, SkyTG24, Collettiva, Repubblica Bari.

E qui succede qualcosa di molto interessante.
Nessuna esplosione mediatica nazionale. Nessuna campagna ossessiva sulla “violenza italiana”. Nessuna emergenza culturale. Nessun bombardamento politico quotidiano. Nessuna dichiarazione forte di Matteo Salvini.
Il silenzio.
Ed è qui che emerge il cuore del problema politico e morale: la destra salviniana sembra indignarsi solo quando la tragedia può essere trasformata in carburante identitario.
Se il colpevole ha origini straniere: apertura dei telegiornali, slogan, dichiarazioni, propaganda.
Se la vittima è straniera e gli aggressori sono italiani: silenzio, prudenza, sparizione.
Una doppia morale disgustosa che divide implicitamente gli esseri umani in vittime “utili” e vittime “inutili” dal punto di vista elettorale.

ROGOREDO: L’EROE INVENTATO E LA FIGURA DI PALTA

Il caso Rogoredo rappresenta forse il punto più imbarazzante di questo schema.
Quando un poliziotto uccise un cittadino nordafricano a Milano, Salvini intervenne immediatamente: “Sto con il poliziotto senza se e senza ma.” Parole nette, immediate, definitive.
Fonti: Radio Popolare, Repubblica.

Il problema? Le indagini della magistratura hanno demolito quella ricostruzione iniziale, facendo emergere uno scenario radicalmente diverso e pesanti accuse penali.
A quel punto l'inevitabile retromarcia Salviniana "chi sbaglia paga".
Troppo tardi.
Perché il meccanismo era già chiarissimo: si sposa acriticamente una tesi pur di cavalcare l'onda emotiva ancora prima che i fatti siano realmente accaduti.

IL DECRETO ANTI RAVE: PROPAGANDA D’URGENZA

Il simbolo perfetto di questo modo di fare politica resta probabilmente il famoso “decreto anti rave”, approvato addirittura come decreto d’urgenza dopo il rave di Modena del 2022.
Ci venne raccontata un’Italia sotto assedio. Un’emergenza nazionale. La necessità immediata di misure straordinarie.
Poi arrivano i numeri reali.
Secondo i dati del Ministero della Giustizia: pochissimi procedimenti effettivi, pochissimi rinvii a giudizio, nessuna valanga di arresti, nessun impatto concreto paragonabile all’enorme propaganda costruita attorno alla norma.

Fonti: Il Fatto Quotidiano, Parlamento Italiano, Osservatorio AIC.

Ed ecco il punto finale.
Esiste un pattern. Ed è sempre lo stesso.
Una tragedia. Una paura collettiva. Un nemico. Un’esplosione mediatica. Una risposta muscolare. Uno slogan semplice. Una guerra permanente contro qualcuno.
Ma quando si spengono le telecamere: i problemi restano, le soluzioni non arrivano, i risultati concreti sono minimi, e rimane soltanto la propaganda.
Perché Matteo Salvini oggi sembra vivere esclusivamente di questo: dell’emergenza del giorno, della rabbia del momento, della paura trasformata in consenso.
Non propone soluzioni strutturali. Non produce risultati memorabili. Non lascia riforme solide. Titilla gli estremisti, alimenta conflitti, cerca nemici da offrire quotidianamente al proprio elettorato più radicalizzato.
Ed è forse arrivato il momento che gli italiani comprendano finalmente il meccanismo.
Perché governare un Paese non significa urlare davanti a una telecamera ogni volta che accade una tragedia. Significa risolvere problemi reali.
E dopo anni di propaganda permanente, l’impressione è che Matteo Salvini non sappia più fare altro.
Forse, alle prossime elezioni, potrebbe finalmente sperimentare per la prima volta nella sua vita qualcosa di nuovo: andare davvero a lavorare.
Sarebbe, quantomeno, un’esperienza formativa.

NOVA 2026: partecipazione, confronto e idee per il futuroA cura del gruppo territoriale di Cagliari (Serena Racis, Valis...
20/05/2026

NOVA 2026: partecipazione, confronto e idee per il futuro

A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Serena Racis, Valisi Andrea,Foto:Christian Gilio)

Il 16 maggio, presso il Lazzaretto di Cagliari, si è svolto anche a Cagliari l’evento “NOVA 2026”, il nuovo percorso partecipativo promosso dal Movimento 5 Stelle per costruire dal basso proposte, idee e visioni per il futuro del Paese.
Attraverso tavoli di lavoro e momenti di confronto aperto, tante persone di età, esperienze e percorsi diversi hanno avuto la possibilità di discutere insieme di temi fondamentali per il presente e il futuro dell’Italia, in un clima di ascolto, partecipazione e condivisione.
L’iniziativa è stata realizzata anche grazie al supporto e alla collaborazione del gruppo territoriale di Cagliari, che ha contribuito all’organizzazione e alla gestione dell’evento.
Condividiamo integralmente la testimonianza di una nostra giovane attivista che ha partecipato all’esperienza:
“Ho partecipato all'evento Nova tenuto a Cagliari in data 16 maggio. Sono molto contenta di come si è svolta l'esperienza. Eravamo molti partecipanti di tutte le età e divisi in tavoli di lavoro abbiamo condiviso tanti tanti temi che hanno portato importanti e rilevanti proposte da sviluppare sicuramente meglio in prossime occasioni.
È stata appunto un'occasione di confronto e condivisione dove ci siamo confrontati su diversi temi ed è stata davvero una bella esperienza, arricchente sotto tutti i punti di vista.
Inoltre ha consentito anche a persone che non si conoscevano di discutere e condividere le loro idee, opinioni e proposte per cercare di migliorare il sistema Paese. Complessivamente sono molto soddisfatta di come si è svolta e spero che si possano svolgere ulteriori eventi come questo, perché sono davvero molto utili anche per rafforzare le relazioni già esistenti fra le persone, ma anche crearne di nuove e avvicinare sempre più persone al Movimento e all'idea di un Paese progressista che possa davvero cambiare.”
Ringraziamo tutte le persone che hanno partecipato, portando idee, proposte ed esperienze personali, e tutti gli attivisti che hanno aiutato ad organizzare e gestire questa importante giornata.
Perché è soltanto attraverso il confronto reale, la partecipazione dal basso e il coinvolgimento delle persone che si possono costruire cambiamenti concreti per il nostro Paese.

QUANDO LA GUERRA ARRIVA NELLE PIAZZEA cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)Dal 25 aprile alle crisi g...
13/05/2026

QUANDO LA GUERRA ARRIVA NELLE PIAZZE

A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)

Dal 25 aprile alle crisi globali: come la radicalizzazione geopolitica rischia di trasformare anche le democrazie in fronti permanenti

Il 25 aprile dovrebbe rappresentare, per definizione, una memoria condivisa: la Liberazione dal nazifascismo, la riconquista della democrazia, il rifiuto dell’oppressione e dell’autoritarismo.

Eppure, in diverse città italiane, le manifestazioni del 25 aprile 2026 hanno restituito un’immagine profondamente diversa: tensioni, contestazioni, aggressioni, divisioni simboliche e fisiche che hanno trasformato una ricorrenza storicamente unitaria in uno specchio inquietante della polarizzazione contemporanea.

A Roma, durante il corteo di Porta San Paolo, la presenza di bandiere ucraine ha generato momenti di forte tensione: partecipanti hanno denunciato contestazioni aggressive, intimidazioni e persino l’uso di spray al peperoncino nei confronti di chi esponeva simboli legati alla resistenza ucraina. In alcuni casi, secondo ricostruzioni giornalistiche, persone sarebbero state ostacolate o scoraggiate dal partecipare proprio per la presenza di quei simboli.

Sempre a Roma, una coppia legata all’ANPI sarebbe stata colpita, al termine delle celebrazioni, da colpi sparati con una pi***la ad aria compressa o softair da ignoti in scooter: un episodio che, pur diverso da una violenza armata vera e propria, segnala comunque un grave abbassamento della soglia del confronto civile.

A Milano, la presenza della Brigata Ebraica è stata nuovamente accompagnata da tensioni e contestazioni legate al conflitto israelo-palestinese, in un contesto in cui la memoria storica della partecipazione ebraica alla lotta antifascista si è intrecciata, spesso in modo conflittuale, con le drammatiche divisioni del presente.

Fonti: Il Fatto Quotidiano, Sky TG24, Avvenire.

Il punto non è negare la legittimità delle cause o delle sensibilità presenti in piazza.

Il punto è chiedersi cosa accade quando una manifestazione nata per ricordare la Liberazione smette di essere luogo di elaborazione democratica e diventa terreno di scontro tra fronti geopolitici importati.

La presenza di bandiere ucraine, palestinesi, della Brigata Ebraica o di associazioni critiche verso i rispettivi governi non dovrebbe di per sé rappresentare una minaccia alla natura democratica di una piazza. In una società pluralista, simboli diversi possono e devono coesistere, essere contestati politicamente, discussi, criticati.

Il problema nasce quando la logica del confronto viene sostituita da quella dell’esclusione: “questa bandiera sì, questa no”; “questa memoria è legittima, questa no”; “questa presenza è accettabile, questa va cacciata”.

Quando accade questo, la piazza smette di essere spazio civile e inizia a comportarsi come un fronte.

Ed è qui che il 25 aprile 2026 assume un significato più profondo: non solo come cronaca di disordini, ma come sintomo di una trasformazione più ampia.

Negli ultimi anni, il mondo è stato attraversato da conflitti sempre più estesi e permanenti.

La guerra tra Russia e Ucraina ne è uno degli esempi più evidenti. Nel 2022, il quadro appariva moralmente e politicamente chiaro: un’aggressione militare russa contro uno Stato sovrano, con l’Ucraina nel ruolo di Paese aggredito. Ma con il passare del tempo, una guerra nata da una responsabilità originaria precisa si è progressivamente trasformata in un conflitto di logoramento: città distrutte, milioni di sfollati, infrastrutture devastate, crisi energetiche, escalation tecnologica e un numero crescente di morti senza una reale prospettiva di soluzione politica condivisa.

Pur restando centrale la responsabilità iniziale dell’invasione russa, il rischio oggi è che il conflitto venga percepito sempre meno come emergenza da risolvere e sempre più come condizione cronica da gestire.

Quando accade questo, anche il dibattito civile cambia: non più “come si ferma una guerra?”, ma

"Sei filorusso?" "Sei col battaglione Azov nazista?"

Una guerra nata da un’aggressione può così trasformarsi, in assenza di sbocchi diplomatici concreti, in un sistema che consuma popoli interi ben oltre la causa originaria.

Un meccanismo diverso ma ugualmente pericoloso emerge nel conflitto israelo-palestinese.

Qui l’onestà intellettuale impone una distinzione netta: criticare la politica di Benjamin Netanyahu non significa attaccare il popolo israeliano o ebraico, così come difendere i diritti dei civili palestinesi non significa sostenere Hamas.

Negli ultimi anni, Netanyahu è stato accusato, sia internamente sia a livello internazionale, di aver intrecciato sempre più strettamente sicurezza nazionale, sopravvivenza politica personale e alleanze con settori ultranazionalisti, contribuendo ad alimentare una spirale di radicalizzazione che molti israeliani stessi contestano apertamente.

Le proteste interne contro la riforma giudiziaria, le accuse di uso politico della paura e la gestione di una guerra che continua a produrre devastazione umanitaria hanno portato una parte significativa della società israeliana a denunciare il rischio che una politica fondata sulla sicurezza permanente senza una prospettiva politica reale finisca per produrre più isolamento, più odio e maggiore insicurezza futura.

Confondere il governo Netanyahu con l’interesse del popolo ebraico significa accettare una semplificazione che molti ebrei e israeliani rifiutano.

Anche qui, il punto non è negare minacce reali o terrorismo, ma riconoscere che leadership e strategie politiche possono trasformare conflitti già drammatici in sistemi permanenti di radicalizzazione.

Russia-Ucraina e Israele-Palestina non sono conflitti identici, né moralmente sovrapponibili.

Ma mostrano un rischio comune: quando la politica fallisce nel costruire vie credibili di uscita, la guerra tende a normalizzarsi.

E quando la guerra si normalizza, non resta confinata ai fronti.

Entra nei social network, nei media, nelle campagne elettorali, nelle piazze.

Produce schieramenti morali assoluti, trasforma il cittadino in tifoso geopolitico e sostituisce la domanda “come si costruisce una pace giusta?” con “da che parte stai?”

Il risultato è una cultura politica sempre più segnata da appartenenze rigide, nemici assoluti, delegittimazione del dissenso.

La conseguenza più pericolosa è che società sempre più spaventate e polarizzate tendono progressivamente a premiare figure politiche che del conflitto fanno il proprio linguaggio principale: leadership identitarie, nazionaliste, autoritarie o securitarie, capaci di trasformare crisi reali in consenso attraverso paura e semplificazione.

Quando il mondo viene percepito come assedio costante, l’estremismo rischia di apparire meno come minaccia e più come protezione.

Per questo il vero tema non è soltanto ciò che è successo il 25 aprile.

Il vero tema è ciò che il 25 aprile rischia di raccontarci sul presente.

Se persino una giornata simbolo della Liberazione può essere trascinata dentro la logica della fazione permanente, allora il problema non riguarda solo una manifestazione, ma la salute stessa dello spazio democratico.

Una democrazia matura non elimina il conflitto.

Lo regola, lo contiene, lo trasforma in confronto politico anziché in guerra simbolica.

Il punto, oggi, non è pretendere uniformità di pensiero.

È impedire che le guerre del mondo trasformino anche le nostre società in retrovie psicologiche permanenti.

Perché quando le piazze smettono di cercare mediazione e iniziano a replicare i fronti, il rischio non è solo perdere il senso di una ricorrenza.

Il rischio è perdere, poco alla volta, la capacità stessa di distinguere tra democrazia e conflitto perpetuo.

Indirizzo

Cagliari

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando M5S - Gruppo Territoriale di Cagliari pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi