09/06/2026
TUTTI I “TRIONFI” DELL’EGEMONIA CULTURALE DI DESTRA
Come distruggere la credibilità di un Paese
A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)
DALLA PROMESSA DI “RIEQUILIBRIO” ALLA PROVA DEI FATTI
Nel settembre 2022, in piena campagna elettorale, Giorgia Meloni da Cagliari impostava una delle linee narrative più riconoscibili del futuro governo: scardinare quella che definiva non tanto un’egemonia culturale della sinistra, quanto un sistema di potere consolidato nei gangli culturali, mediatici e simbolici del Paese. Il messaggio era chiaro: costruire una nuova classe dirigente capace di riequilibrare decenni di predominio progressista. Fonte: Radio Radicale (comizio di Cagliari, settembre 2022).
In teoria, una sfida politica legittima.
In pratica, ciò che sarebbe dovuto diventare il grande laboratorio della “contro-egemonia culturale” si è progressivamente trasformato in una sequenza di gaffe, scandali, nomine contestate, retorica surreale e crisi internazionali.
Il risultato? Più che una nuova autorevolezza culturale, un gigantesco problema di credibilità nazionale.
GENNARO SANGIULIANO: DAL MINISTERO DELLA CULTURA AL CABARET ISTITUZIONALE
Primo volto simbolico del nuovo corso: Gennaro Sangiuliano.
Le performance:
Londra / Times Square
Durante un evento ufficiale, Sangiuliano citò Londra associandola a Times Square, collocando di fatto uno dei simboli di New York nel Regno Unito. Una gaffe talmente macroscopica da diventare immediatamente emblema di superficialità internazionale. Fonte: Finestre sull’Arte.
Cristoforo Colombo / Galileo Galilei
Nel 2024 dichiarò che Cristoforo Colombo avrebbe sviluppato il proprio viaggio grazie alle teorie di Galileo Galilei. Problema: Colombo salpò nel 1492, Galileo nacque nel 1564. Non una semplice imprecisione, ma un cortocircuito storico da manuale. Fonte: Finestre sull’Arte.
Premio Strega 2023
Da giurato del più prestigioso premio letterario italiano, ammise pubblicamente di non aver letto i libri finalisti prima del voto, trasformando una funzione culturale di prestigio in una scena da imbarazzo nazionale.
Fonte: Premio Strega / rassegna stampa nazionale.
IL CASO BOCCIA: QUANDO IL MIC DIVENTA UN CINEPANETTONE DEI VANZINA
Il colpo finale arriva con il caso Maria Rosaria Boccia: presunte consulenze, rapporti personali, apparizioni pubbliche, documenti, smentite, interviste televisive e una crisi che culmina con le dimissioni del ministro nel settembre 2024.
Il Ministero che avrebbe dovuto incarnare la riscossa culturale italiana finisce intrappolato in una narrazione più simile a una commedia degli equivoci che a una strategia istituzionale.
Altro che egemonia culturale: qui siamo tra cinepanettone politico e tragicommedia da rotocalco.
Fonte: Rai News, stampa nazionale 2024.
ARRIVA GIULI: DALLE GAFFE ALLA SUPERCAZZOLA METAFISICA
Dopo il crollo Sangiuliano, il testimone passa ad Alessandro Giuli.
Figura culturalmente più sofisticata sul piano teorico, con riferimenti frequenti a tradizionalismo, simbolismo identitario e immaginari pagani, Giuli avrebbe dovuto rappresentare il salto di qualità.
Invece, per larga parte dell’opinione pubblica, si trasforma nel ministro dell’ermetismo incomprensibile.
Biennale di Venezia – Presentazione rivista:
Tra i passaggi più discussi:
“C’è dell’acqua dietro questa rivista”
“La saggezza dell’acqua e degli alberi”
“Siamo aborigeni perché siamo aberrigeni”
riflessioni su acqua, carta, alberi e liquido amniotico come fondamento creativo
Un discorso percepito da molti più come una “supercazzola istituzionale” che come visione culturale. Fonte: LaPresse, ottobre 2024.
E nello stesso contesto arriva anche il celebre:
“Pietrangelo del mio cuore”
rivolto a Pietrangelo Buttafuoco, segnale di una prossimità personale e simbolica che tornerà politicamente esplosiva.
Fonte: rassegna Biennale / stampa politica.
BEATRICE VENEZI: LA NOMINA, LA RIVOLTA, LA CACCIATA
Altro tassello del nuovo corso: Beatrice Venezi.
Presentata come figura simbolo del rinnovamento, nominata per La Fenice tra forti polemiche, viene contestata da orchestrali, sindacati e professionisti per metodo, merito percepito e gestione.
Scioperi, cancellazioni, tensioni interne.
Infine, il clamoroso epilogo: rottura con la stessa istituzione che avrebbe dovuto guidare.
Da simbolo della nuova egemonia a caso di rigetto professionale.
Non l’opposizione politica, ma il mondo musicale stesso a respingere una scelta percepita da molti come più identitaria che condivisa.
Fonte: Il Post, Corriere del Veneto, stampa culturale 2025-2026.
BIENNALE 2026: IL DISASTRO GLOBALE
Ed eccoci al capolavoro finale.
Il Padiglione Russo:
Buttafuoco difende l’autonomia culturale della presenza russa.
Giuli prende le distanze accusando Buttafuoco, evidentemente non e' piú nel suo cuore.
Il governo invia ispettori.
La giuria internazionale si dimette.
L’Unione Europea minaccia conseguenze economiche.
Salvini si presenta alla Biennale e di fatto smentisce la linea del governo.
Tradotto:
La maggioranza si spacca pubblicamente sul principale palcoscenico culturale internazionale italiano.
Quella che doveva essere la vetrina della nuova centralità culturale italiana si trasforma in un conflitto tra:
propaganda,
diplomazia,
fedeltà,
geopolitica,
lotta interna di potere.
Fonte: The Guardian, Fanpage, stampa internazionale e nazionale 2026.
DA CULLA DELLA CULTURA A BARZELLETTA ISTITUZIONALE
Il punto finale è brutale ma inevitabile.
Se vuoi imporre una nuova egemonia culturale, devi possedere:
competenza, visione, autorevolezza, credibilità.
Se al posto di tutto questo produci:
gaffe storiche,
scandali personali,
retorica surreale,
nomine contestate,
crisi internazionali,
non stai costruendo una nuova egemonia.
Stai semplicemente demolendo la reputazione culturale di un Paese.
Il governo Meloni aveva promesso una riscossa culturale capace di sostituire una presunta egemonia con una nuova credibilità.
Per troppi osservatori, il risultato è stato l’opposto:
trasformare l’Italia, culla mondiale di arte, pensiero e bellezza, in una tragicommedia istituzionale spesso osservata con imbarazzo anche all’estero.
Complimenti davvero:
non è semplice prendere uno dei patrimoni culturali più prestigiosi del pianeta e riuscire, tra cinepanettoni ministeriali, supercazzole acquatiche e Biennali esplosive, a trasformarlo in una barzelletta di quarto ordine.
Ma su questo, bisogna riconoscerlo, l’“egemonia culturale” promessa ha saputo distinguersi eccome.