19/01/2026
GIORNO DELLA MEMORIA 2026 – PIETRA D'INCIAMPO A GIULIO MANDELLI
Quest'anno verrà posata a Brugherio la sesta Pietra d'Inciampo dedicata ai brugheresi deportati e morti nei lager nazisti.
Se oggi ne conosciamo i nomi e le storie è grazie all'approfondito lavoro di ricerca storica svolto dall'Associazione Papaveri Rossi, che ha raccolto documenti, notizie, testimonianze, fotografie, attraverso la consultazione di pubblicazioni e materiale conservato in diversi archivi storici e multimediali, locali, nazionali e internazionali.
GIULIO MANDELLI nasce il 29 luglio 1909 alla Cascina Increa da una famiglia contadina.
Terzo di otto figli, a vent'anni viene chiamato a svolgere il servizio militare a Cagliari, dove rimane per un anno fino al congedo.
Nel 1936 sposa Ines Fumagalli, anche lei di cascina Increa.
Dopo la nascita del primo figlio, a settembre del 1937, Giulio viene nuovamente richiamato alle armi e inviato in Libia, dove rimane fino ad aprile del 1938.
Ritornato alla vita civile e al lavoro nei campi, ha ormai trent'anni e una famiglia quando l'Italia entra in guerra a fianco della Germania.
Giulio spera di non essere richiamato, ma le cose vanno diversamente.
All'inizio dell'inverno del 1941, l'esercito italiano si trova in gravi difficoltà sul fronte greco-albanese; la conseguenza è il richiamo in servizio anche per la classe di leva del 1909. E così, per la terza volta, riceve la cartolina di chiamata alle armi che lo destinava all'Albania.
A febbraio del 1943 Giulio riesce finalmente a tornare a casa e riabbracciare parenti e amici, poiché ottiene una licenza speciale di venti giorni.
A casa i giorni passano in fretta e presto arriva il momento di salutare la moglie e il figlio. Sale su un carretto, con lo zaino riempito di cibo e una bottiglia di vino per il viaggio, per essere accompagnato alla fermata del tram che lo avrebbe condotto alla stazione di Milano.
Uscito dal portone della cascina, si volta per l'ultimo saluto e posa lo sguardo sui campi che lo avevano visto nascere. Per l'ultima volta.
Pochi mesi dopo, a fine luglio, cade il fascismo e l'8 settembre 1943 segue l'armistizio.
Il 10 settembre le truppe tedesche giungono in Albania, nella zona di Durazzo e, dopo alcuni scontri armati, le unità italiane della marina e dell'esercito si arrendono.
Chi rifiuta di continuare la guerra a fianco dei nazi-fascisti subisce la deportazione nei campi di prigionia nei territori del Terzo Reich.
Questo è il tragico destino della maggior parte dei militari italiani, tra i quali Giulio: caricati su treni merci in condizioni disumane, dopo molti giorni di viaggio arrivano nei vari campi di concentramento in Germania.
La tradotta della deportazione di Giulio si ferma alla stazione di Weidenau, dove viene internato in un campo di baracche circondato da filo spinato. Insieme ad altri prigionieri di diverse nazionalità, è obbligato a lavorare in una vicina fabbrica di carri ferroviari.
Dopo un anno di duro lavoro, soffrendo la fame e il freddo, anche il suo forte fisico cede. Si ammala e viene ricoverato d'urgenza in ospedale per una broncopolmonite acuta non curata per tempo.
Giulio muore il 7 settembre 1944, a soli 35 anni.
I suoi compagni di prigionia, dopo averlo accompagnato al cimitero per la sepoltura, scrivono una lettera al Comune di Brugherio per informare la moglie della sua scomparsa. Alla fine della guerra, la sua salma è tumulata nel Cimitero Militare Italiano d'Onore di Francoforte sul Meno.