Antonio Bova

Antonio Bova Consigliere comunale Bressanone

.Se una piscina organizza un turno riservato esclusivamente alle donne musulmane, stiamo davvero parlando di integrazion...
23/07/2026

.
Se una piscina organizza un turno riservato esclusivamente alle donne musulmane, stiamo davvero parlando di integrazione?

Per me no.

Per anni ci hanno spiegato che uomini e donne devono condividere gli stessi spazi, gli stessi diritti, le stesse opportunità. Poi, improvvisamente, quando la separazione viene giustificata in nome della religione o della cultura di provenienza, diventa un esempio di inclusione.

Ci hanno insegnato che una società civile elimina le barriere, non costruisce recinti. Abbiamo investito risorse per consentire alle persone con disabilità di condividere gli stessi spazi di tutti gli altri, perché quella nella nostra cultura si chiama integrazione.

Oggi, invece, ci raccontano che separare uomini e donne in nome della religione sarebbe inclusione.

È un ribaltamento culturale che faccio fatica a comprendere, un cortocircuito culturale, in nome della religione.

L’integrazione non consiste nel modificare i servizi pubblici in base alle richieste delle singole comunità. Consiste nel vivere insieme, rispettando regole comuni.

Altrimenti domani ci sarà chi chiederà un orario separato per un’altra confessione, dopodomani uno spazio riservato per un’altra esigenza. E, pezzo dopo pezzo, costruiremo una società divisa in compartimenti stagni.

Sia chiaro: nessuno impedisce a un gestore di organizzare iniziative nel rispetto della legge. Ma una scelta può essere legittima e, allo stesso tempo, discutibile sul piano culturale e politico.

La domanda è semplice: stiamo aiutando l’integrazione o stiamo normalizzando la separazione?

Perché una società davvero inclusiva non crea spazi diversi per persone diverse.

Costruisce luoghi in cui tutti convivono insieme, con gli stessi diritti, gli stessi doveri e le stesse regole.

Immaginate di subire sette rapine.Sette volte la paura. Sette volte la sensazione di essere soli, esposti, indifesi. Poi...
18/07/2026

Immaginate di subire sette rapine.

Sette volte la paura. Sette volte la sensazione di essere soli, esposti, indifesi. Poi immaginate che, all’ennesima volta, qualcosa dentro di voi si spezzi.

Sul caso Roggero parlano tutti.

Parlano i giuristi, i moralisti, i garantisti a corrente alternata. C’è perfino chi tira in ballo la Costituzione, come se bastasse citarla per cancellare il fatto originario: uomini armati sono entrati in una gioielleria per rapinare chi stava lavorando.

Poi, comodamente seduti, si può discutere di proporzionalità, legittima difesa, eccesso e analizzare ogni singolo fotogramma.

Ma una certezza resta: senza quella rapina, oggi non ci sarebbero una condanna, una richiesta di grazia e un uomo con la vita distrutta.

La legge deve fare il suo corso. Ma la realtà non può essere capovolta.

Tutto è cominciato con una rapina.

In un Paese esasperato, dove chi lavora e rischia viene troppo spesso lasciato solo, questo non è un dettaglio.

È il punto da cui partire.

Il crollo del Tribunale di Bolzano è, prima di tutto, una tragedia sfiorata. Solo il caso ha voluto che questa mattina l...
16/07/2026

Il crollo del Tribunale di Bolzano è, prima di tutto, una tragedia sfiorata. Solo il caso ha voluto che questa mattina l’edificio fosse quasi vuoto.

Sarà compito delle indagini accertare se il cedimento sia legato ai lavori in corso e individuare eventuali responsabilità.

Ma una riflessione possiamo farla fin da subito.

Il Palazzo di Giustizia non è soltanto un edificio pubblico. È uno dei simboli della Bolzano del Novecento. Un bene culturale tutelato, vincolato e parte integrante della storia di questa terra.

Eppure, da decenni, gli edifici del Ventennio vivono una contraddizione: abbastanza importanti da essere sottoposti a tutela, mai abbastanza da essere considerati patrimonio comune.

Troppo scomodi per essere difesi.
Troppo significativi per essere dimenticati.

In Alto Adige abbiamo assistito negli anni all’abbattimento o alla radicale trasformazione di numerosi edifici del Novecento. Il dibattito sulle ex scuole Pascoli ne è soltanto l’ultimo esempio: ciò che per alcuni rappresenta un patrimonio storico e architettonico, per altri continua a essere poco più che un retaggio ingombrante del passato.

La tutela dei beni culturali è una competenza provinciale. Gli uffici tecnici istruiscono le pratiche, formulano i pareri e pongono prescrizioni, ma l’ultima parola sulle scelte di indirizzo appartiene alla Giunta provinciale. Ricordarlo oggi non significa attribuire responsabilità, ma prendere atto di un dato istituzionale.

Perché la tutela non è un giudizio morale.

Nessuno metterebbe in discussione il valore di un castello medievale o di un palazzo asburgico per ragioni ideologiche. Perché allora continuiamo a farlo con l’architettura degli anni Trenta?

Due pesi e due misure.

La storia non si conserva a compartimenti stagni. O crediamo davvero nella tutela dei beni culturali, oppure stiamo semplicemente decidendo quali parti del nostro passato meritino di sopravvivere.

Un edificio vincolato non può essere un bene culturale solo sulla carta.

La tutela non è una trattativa.

È un principio. E i principi non conoscono epoche.

Permettetemi di sorridere.Per anni la sinistra ci ha spiegato che la partecipazione è il cuore della democrazia. Ha cele...
15/07/2026

Permettetemi di sorridere.

Per anni la sinistra ci ha spiegato che la partecipazione è il cuore della democrazia. Ha celebrato le primarie come il massimo esercizio di coinvolgimento popolare, ha demonizzato i listini bloccati e ha riempito le piazze contro i “nominati”.

Poi arriva un voto sulle preferenze e improvvisamente va tutto bene: si festeggia, si brinda e si parla di “Governo Meloni sotto”.

Il paradosso è tutto qui: il Governo resta in carica, Giorgia Meloni continua a fare il Presidente del Consiglio, ma per l’ennesima volta si è persa un’occasione per affermare un principio semplicissimo: il consenso è partecipazione.

E la partecipazione significa lasciare ai cittadini la possibilità di scegliere chi li rappresenta.

In quasi quattro anni questa è la prima vera sconfitta parlamentare della maggioranza. La sinistra, invece, è alla sua quarta estate consecutiva all’opposizione. Forse, prima di impartire lezioni sulla tenuta del centrodestra, dovrebbe interrogarsi sul perché gli italiani continuino a non considerarla un’alternativa credibile.

Quanto ai presunti “traditori”, il problema non è della maggioranza, ma di chiunque preferisca essere nominato piuttosto che votato. Perché le preferenze hanno un difetto: obbligano ad avere un territorio, una comunità e dei cittadini disposti a scrivere il tuo nome sulla scheda.

E forse è proprio questo che spaventa qualcuno.

In fondo, la giornata di ieri ci ha lasciato una certezza: chi si proclama paladino della democrazia ha esultato perché i cittadini non potranno scegliere i propri parlamentari.

Un controsenso talmente grande che, se non fosse politica italiana, farebbe quasi ridere.

Sottopasso di via Velturno: il Comune ammette le criticità, ma le soluzioni restano insufficienti.Le risposte fornite da...
11/07/2026

Sottopasso di via Velturno: il Comune ammette le criticità, ma le soluzioni restano insufficienti.

Le risposte fornite dall’Amministrazione comunale e da RFI all’interrogazione presentata dai consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Antonio Bova e Claudio Del Piero confermano ciò che molti cittadini segnalano ormai da mesi: il collegamento sostitutivo realizzato dopo la chiusura del sottopasso ciclopedonale di via Velturno presenta evidenti criticità per la sicurezza e non rappresenta una valida alternativa per chi si sposta in bicicletta.

Particolarmente significativa è l’ammissione contenuta nella risposta del Comune, che riconosce come il percorso protetto non possa essere utilizzato promiscuamente da pedoni e ciclisti e che le biciclette possano transitare soltanto a spinta.

In altre parole, l’Amministrazione conferma che il collegamento alternativo predisposto durante i lavori della stazione non è realmente utilizzabile dai ciclisti nelle normali condizioni di mobilità quotidiana.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione. RFI ha infatti comunicato che la riapertura del sottopasso, prevista entro il 31 agosto 2026, potrebbe subire ulteriori ritardi e slittare al mese di settembre.

“Comprendiamo l’importanza strategica dei lavori ferroviari e non mettiamo in discussione la necessità dell’intervento – dichiarano Bova e Del Piero – ma non possiamo ignorare il fatto che da quasi un anno cittadini, studenti e lavoratori siano costretti a percorsi più lunghi e meno sicuri, senza che siano state adottate misure realmente efficaci per ridurre i rischi.”

Ancora più sorprendente appare la risposta dell’Amministrazione alle richieste di interventi concreti avanzate nell’interrogazione. A fronte delle criticità riconosciute, infatti, il principale provvedimento annunciato consiste nel rafforzamento della segnaletica.

“Se il problema è reale e viene riconosciuto dal Comune stesso, non basta installare qualche cartello in più. Servono misure più incisive per rallentare il traffico, aumentare la sicurezza e tutelare chi sceglie forme di mobilità sostenibile.”

Una premessa è doverosa.Questo non è un intervento politico. È una riflessione che nasce dalla mia formazione. Mi sono l...
09/07/2026

Una premessa è doverosa.

Questo non è un intervento politico. È una riflessione che nasce dalla mia formazione. Mi sono laureato con il massimo dei voti in Storia dell’Arte e la tutela dei beni culturali è stata una parte fondamentale dei miei studi. Per questo guardo al caso delle ex scuole Pascoli da storico dell’arte, prima ancora che da consigliere comunale.

La domanda è semplice: che cosa significa oggi tutelare un bene culturale?

La tutela non dovrebbe essere un compromesso tra interessi economici, urbanistici e politici. Se un edificio possiede un valore culturale, lo si tutela. Se non lo possiede, lo si può trasformare. Le vie di mezzo appartengono alla politica, non alla tutela.

Le ex scuole Pascoli rappresentano perfettamente questa contraddizione.

Conservare la facciata e la scalinata demolendo il resto dell’edificio viene definito un equilibrio tra memoria e innovazione. Io lo considero un compromesso.

L’architettura non è una facciata. È un organismo. Salvare solo ciò che si vede significa conservare un’immagine, non l’autenticità.

In Alto Adige la tutela dei beni culturali è competenza primaria della Provincia. Proprio per questo dovrebbe essere guidata dalla ricerca storico-scientifica. Troppo spesso, invece, prevalgono valutazioni economiche, politiche o identitarie.

Anche la tutela degli insiemi, prevista dalla normativa provinciale per conservare la cosiddetta Bolzano razionale, nasce da un principio condivisibile: proteggere l’identità di un’intera parte di città.

Ma se un edificio viene riconosciuto come parte essenziale di quell’insieme e, nello stesso tempo, se ne autorizza la demolizione, allora quella tutela perde la sua forza.

Il nuovo Polo bibliotecario potrà essere un’opera importante per Bolzano. Ma questo non cambia il giudizio sul patrimonio che si è deciso di sacrificare.

Forse è anche per questo che il caso Pascoli ricorda una delle tante battaglie p***e dalla destra italiana in Alto Adige per la difesa dell’identità architettonica della città.

Perché quando un bene culturale si salva solo in parte, non vince la tutela. Vince il compromesso.

Sapete qual è il problema?Che per una certa sinistra Giorgia Meloni sbaglia sempre.Se parla con Trump, è una sua suddita...
07/07/2026

Sapete qual è il problema?

Che per una certa sinistra Giorgia Meloni sbaglia sempre.

Se parla con Trump, è una sua suddita.

Se difende l’Italia davanti a Trump, è colpa sua se i rapporti si incrinano.
Insomma, il problema non è quello che fa.
Il problema è che lo faccia Giorgia Meloni.

Eppure i fatti raccontano altro.

Quando gli Stati Uniti hanno chiesto un maggiore coinvolgimento dell’Italia nella crisi con l’Iran, il Governo ha scelto la strada della prudenza, dell’equilibrio e dell’interesse nazionale.

Una scelta che ha irritato Donald Trump, il quale è arrivato perfino a dichiarare: «Mi piace Giorgia, ma non c’è stata per noi».

Io, invece, da italiano, mi auguro esattamente questo. Mi auguro che il Presidente del Consiglio ci sia per l’Italia.
Sempre.

Essere alleati degli Stati Uniti non significa rinunciare alla propria sovranità.

Significa avere il coraggio di dire sì quando serve, ma anche di dire no quando l’interesse nazionale lo impone.
Per anni abbiamo visto governi che abbassavano lo sguardo davanti ai grandi della Terra. Oggi abbiamo un Presidente del Consiglio che dialoga con tutti, ma decide in Italia.

Può piacere oppure no.

Ma c’è una differenza enorme tra essere un alleato e diventare un subordinato.

E questa differenza si chiama dignità nazionale.

Io preferisco un Presidente del Consiglio criticato perché difende gli interessi dell’Italia,

La sinistra attacca Giorgia Meloni quando dialoga con Trump. La sinistra attacca Giorgia Meloni quando risponde a Trump....
20/06/2026

La sinistra attacca Giorgia Meloni quando dialoga con Trump. La sinistra attacca Giorgia Meloni quando risponde a Trump.

La verità è che per certa opposizione il problema non è quello che fa Meloni. Il problema è che lo faccia Meloni.

Eppure su una cosa gli italiani sembrano essere molto più uniti della politica: nessuno voleva che il nostro Paese fosse trascinato nella guerra con l’Iran.

Quando il Governo italiano ha negato l’utilizzo delle basi e delle piste italiane per operazioni militari legate al conflitto con l’Iran, ha interpretato una posizione condivisa dalla grande maggioranza dell’opinione pubblica italiana.

Donald Trump non l’ha presa bene. Negli ultimi giorni ha accusato Giorgia Meloni di aver lasciato soli gli Stati Uniti sul dossier Iran e ha lamentato esplicitamente il rifiuto italiano di concedere l’utilizzo delle basi e degli aeroporti militari.

Successivamente è arrivato persino ad affermare che Meloni avrebbe “implorato” una fotografia con lui al G7, una ricostruzione respinta con fermezza dal Presidente del Consiglio: «Né io né l’Italia mendicano».

Si può essere amici degli Stati Uniti senza essere subordinati agli Stati Uniti.

Si può essere alleati della NATO senza rinunciare alla propria sovranità.

E se oggi Giorgia Meloni viene attaccata perché ha difeso l’autonomia decisionale dell’Italia, allora forse sta facendo esattamente ciò che gli italiani si aspettano dal proprio Presidente del Consiglio.

La vicenda del Club Max di Bressanone non può essere letta in modo superficiale.Da una parte ci sono i giovani, che hann...
19/06/2026

La vicenda del Club Max di Bressanone non può essere letta in modo superficiale.

Da una parte ci sono i giovani, che hanno diritto a divertirsi, incontrarsi, ballare, vivere spazi sani di socialità.

Dall’altra ci sono i residenti, che hanno pieno diritto alla tranquillità, al riposo e al rispetto.

E poi ci sono i gestori, che devono poter lavorare e gestire la struttura senza essere lasciati soli o trasformati negli unici responsabili di tutto ciò che accade prima, dopo e attorno al locale.

Il Club Max è una risorsa per il territorio. Uno dei pochi spazi strutturati per la vita notturna giovanile. Chiuderlo o lasciarlo morire non risolverebbe il problema: rischierebbe solo di spostare il disagio altrove, in luoghi meno controllabili.

Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni.
Chi provoca risse, degrado o disturbo non rappresenta il diritto al divertimento: lo danneggia.

Ma la responsabilità non può cadere solo sui gestori.

Il Club Max è una risorsa per il territorio. Lo è per i giovani, per l’indotto, per l’immagine di una città che non può vivere solo di turismo ordinato, silenzio serale e cartoline.

Ma proprio perché è una risorsa, va accompagnato, regolato, responsabilizzato e difeso. Difeso anche da chi lo frequenta male. Difeso da una cultura dello sballo che danneggia prima di tutto i giovani corretti. Difeso da chi pensa che basti chiudere un locale per risolvere un problema sociale.

Serve un patto serio tra locale, Comune, Forze dell’Ordine, residenti e giovani: più prevenzione, più presidio esterno, più dialogo, più regole chiare.

Bressanone non ha bisogno di spegnere la notte.
Ha bisogno di governarla.

Il divertimento non si chiude.
Si educa, si organizza, si rende compatibile con la città

clubmax

Indirizzo

Bressanone

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Antonio Bova pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi