20/02/2026
VOTERO’ NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
Su questo referendum sulla giustizia sento il bisogno di dire che voterò NO ed il perché.
In televisione si dice: “Serve a separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri”. Ma guardate che, nei fatti, questa separazione già c’è. Chi entra in magistratura sceglie che cosa vuole fare. E sì, teoricamente può cambiare una volta nella vita… ma succede rarissimamente. Non è che un giorno fai il pm e il giorno dopo vai a fare il giudice nello stesso processo. Non funziona così.
Quindi l’argomento principale con cui viene presentata questa riforma è molto (volutamente) fuorviante.
Da mesi, si rivangano casi irrisolti, magari mettendo in dubbio le decisioni dei giudici e molte delle sentenze emesse negli ultimi anni. Nelle trasmissioni televisive, su giornali e canali social cari ad una ben chiara matrice politica, viene passata la narrazione che ci siano delinquenti che una volta arrestati non passano nemmeno una notte in galera. Tutto questo teatrino è chiaramente funzionale a convincere l'elettore medio, che non ci sia nulla che funziona.
Può darsi che qualcosa non funzioni, perchè ogni volta che qualcuno arriva al governo, produce qualche migliaio di decreti ed emendamenti ... utili a chi lo ha sponsorizzato in campagna elettorale ... Una cosa è certa: non sarà certo questo referendum a poter migliorare queste situazioni ...
Il punto vero è che questo referendum vorrebbe andare a modificare in modo pesante il Consiglio Superiore della Magistratura. Il CSM è stato voluto dai Costituenti come una garanzia fondamentale. Perché? Perché i magistrati, in una democrazia, non devono dipendere dal governo. Non devono ricevere ordini dal ministro della Giustizia.
E questo non è un dettaglio tecnico. È una lezione che in Italia abbiamo imparato a caro prezzo. Quando c’era il fascismo, il ministro della Giustizia — allora si chiamava Guardasigilli — aveva un controllo molto forte sulla magistratura. E questo significava che il potere politico poteva intervenire, orientare, punire. Non c’era indipendenza vera.
Dopo la guerra, i Costituenti hanno detto: questo non deve succedere mai più. E quindi hanno creato un sistema in cui la magistratura si autogoverna, attraverso il CSM, proprio per evitare che il governo possa mettere le mani sui giudici.
Adesso la riforma propone di dividere il CSM in due, uno per i giudici e uno per i pm, e di introdurre un meccanismo di sorteggio per scegliere i membri togati, cioè i magistrati che ne fanno parte.
Il sorteggio viene presentato come una soluzione ai problemi delle correnti interne. Però io mi chiedo: se i magistrati non eleggono più i loro rappresentanti ma li ottengono per sorteggio, mentre la componente politica continua a essere nominata politicamente, non si rischia di indebolire proprio l’autonomia della magistratura?
L’indipendenza della magistratura non è un privilegio per i magistrati. È una tutela per noi cittadini. Perché quando un giudice decide su di te, deve farlo applicando la legge, non pensando a cosa vuole il governo di turno.
Per questo, dopo averci pensato, io voterò NO. Perché secondo me questa riforma non rafforza la democrazia: rischia di indebolire una delle sue garanzie fondamentali.
Tzn - Tiziano Maraner