Soprintendenza Archivistica Emilia Romagna

Soprintendenza Archivistica Emilia Romagna Questo non è la pagina istituzionale della Soprintendenza Archivistica dell'Emilia Romagna, bensì una pagina dedicata a questo Istituto.

La Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna è una delle 19 soprintendenze istituite nei capoluoghi di regione quali organi periferici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Opera sulla base del Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 22 gen. 2004, n. 42 e successivi aggiornamenti) e dei regolamenti organizzativi del Ministero. Per quanto riguarda questi

ultimi ci si riferisce in particolare al d.p.r. 26 nov. 2007, n. 233 e al d.p.r. 2 lug. 2009, n. 91. Rimane tuttora in vigore la Legge archivistica (d.p.r. 30 set. 1963, n. 1409) per una parte di articoli, e precisamente quelli indicati nell'allegato 1 del d.lgs 1 dic. 2009, n. 179 (Disposizioni legislative statali anteriori al 1 gennaio 1970, di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore ecc.). Compito primario è la tutela e vigilanza, nell'ambito della circoscrizione regionale, su una grande varietà di complessi documentari di interesse storico, e precisamente tutti quelli compresi nell'accezione di "non statali" appartenenti a:
a) enti pubblici territoriali (regioni, province, comuni)
b) enti pubblici non territoriali (ad esempio camere di commercio, università, istituti scolastici, aziende sanitarie locali e aziende ospedaliere, agenzie delle entrate, agenzie ex fiscali, agenzie regionali per la protezione ambientale, Banca d'Italia, INPS, INAIL, ACI, e molti altri)
c) privati, sia persone fisiche e famiglie, sia persone giuridiche (ad esempio imprese sia individuali e collettive, fondazioni, partiti politici, sindacati ecc.). Gli archivi e singoli documenti appartenenti a soggetti pubblici di cui alle lettere a) e b) e a soggetti privati (lettera c), quando per questi ultimi sia intervenuta la dichiarazione di interesse culturale (d.lgs. 22 gen. 2004, n. 42, art. 13), sono tutti definiti come beni culturali (d.lgs. 22 gen. 2004, n. 42, art. 10). Si precisa, per quanto concerne gli archivi e singoli documenti appartenenti a privati, che presupposto della dichiarazione di interesse culturale è che essi rivestano "interesse storico particolarmente importante", locuzione introdotta dal codice dei beni culturali e sostanzialmente equivalente a quella di "notevole interesse storico" in uso nella precedente legislazione archivistica (d.p.r. 30 set. 1963, n. 1409, art. 36). Per completezza aggiungiamo che, per quanto riguarda invece gli archivi e singoli documenti appartenenti allo Stato, anch'essi rientrano ipso iure nella categoria dei "beni culturali", e gli istituti preposti alla loro conservazione e vigilanza sono gli Archivi di Stato, organi periferici dell'amministrazione archivistica italiana, al pari delle Soprintendenze archivistiche, ma con funzioni diverse. A seguito dell'intesa stipulata tra il Ministero per i beni e le attività culturali e la Conferenza episcopale italiana del 18 aprile 2000 (alla quale è stata data esecuzione con d.p.r. 16 mag. 2000, n. 189 (file pdf - 33 KB)) la Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna collabora inoltre con le istituzioni ecclesiastiche per la tutela e la salvaguardia dei loro archivi (ad esempio vescovili, capitolari, parrocchiali). Per quanto riguarda l'attività di valorizzazione, essa in base alla riforma costituzionale del 2001 è affidata alla potestà legislativa concorrente di Stato e regioni. Il Codice dei beni culturali stabilisce che il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali perseguono il coordinamento, l'armonizzazione e l'integrazione delle attività di valorizzazione dei beni pubblici, e lo stesso codice fissa i principi fondamentali in materia di valorizzazione, mentre le regioni esercita.

Dichiarazione di interesse storicoLa dichiarazione di interesse storico particolarmente importante, ai sensi dell'art. 1...
01/07/2015

Dichiarazione di interesse storico
La dichiarazione di interesse storico particolarmente importante, ai sensi dell'art. 13 del d. lgs. 22 gen. 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, accerta la sussistenza nell'archivio o nei singoli documenti appartenenti a privati (famiglie, persone, associazioni ed enti di natura privata, imprese, ecc.) delle caratteristiche di bene culturale (d.lgs. 22 gen. 2004, n. 42, art. 10, comma 3-b).
Una volta intervenuta tale dichiarazione, gli archivi e i singoli documenti sono a tutti gli effetti dei beni culturali sottoposti alla normativa di tutela prevista dallo stesso Codice. Qualora la natura giuridica di enti o istituti pubblici muti in qualunque modo, ad esempio per effetto di provvedimenti di privatizzazione, i loro archivi rimangono sottoposti a tutela, ai sensi dell'art. 13, comma 2, senza la necessità che intervenga la dichiarazione d'interesse storico.

Il provvedimento dichiarativo dell'interesse storico particolarmente importante è emanato dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici su proposta della Soprintendenza archivistica e formalizza il risultato dell'attività conoscitiva sul patrimonio svolto da quest'ultima (d.p.r. 26 nov. 2007, n. 233, art. 17 come modificato dal d.p.r. 2 lug. 2009, n. 91).

La dichiarazione produce effetti sulla situazione del privato proprietario, possessore o detentore dell'archivio, in quanto lo assoggetta agli obblighi connessi al regime vincolistico, previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di protezione, conservazione, circolazione dei beni culturali.

In particolare, il privato è tenuto a garantire la conservazione dell'archivio e a provvedere alla sua inventariazione ai sensi dell'articolo 30 del Codice. Copia degli inventari e dei relativi aggiornamenti deve essere inviata alla Soprintendenza archivistica.

Lo spostamento, il trasferimento ad altre persone giuridiche, (vedi Spostamento e trasferimento), lo scarto (vedi Lo scarto) degli archivi dichiarati di interesse storico particolarmente importante, nonché l'esecuzione di qualunque intervento su di essi, sono subordinati ad autorizzazione della Soprintendenza archivistica ai sensi dell'art. 21 del Codice. Rientrano fra tali interventi il riordinamento, l'inventariazione, il restauro e la riproduzione fotografica o digitale degli archivi.

Il privato proprietario, possessore o detentore dell'archivio dichiarato di interesse storico particolarmente importante che abbia effettuato interventi conservativi sul proprio archivio può essere ammesso a ricevere contributi statali, ai sensi degli articoli 34 e 35 del Codice. Egli può anche usufruire delle agevolazioni tributarie previste dalla legge (art. 31).

La Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, ai sensi dell'articolo 17, lettera f del dpr 233/2007, "dispone il concorso del Ministero (...) nelle spese effettuate dai proprietari, possessori o detentori di beni culturali per interventi conservativi nei casi previsti dagli articoli 34 e 35 del Codice (...)."

Gli archivi privati dichiarati di importante interesse storico possono essere consultati dagli studiosi che ne facciano richiesta, tramite il Soprintendente archivistico, ai sensi e nei modi previsti dall'articolo 127 (vedi Consultazione di archivi privati).


http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=560

La dichiarazione di interesse storico particolarmente importante, ai sensi dell'art. 13 del d. lgs. 22 gen. 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, accerta la sussistenza nell'archivio o nei singoli documenti appartenenti a privati (famiglie, persone, associazioni ed enti di natura p…

Lo scartoÈ l'operazione con cui vengono eliminati quei documenti che hanno esaurito la loro validità giuridica o amminis...
29/06/2015

Lo scarto
È l'operazione con cui vengono eliminati quei documenti che hanno esaurito la loro validità giuridica o amministrativa e che, allo stesso tempo, non sono considerati di rilevanza storica tale da renderne opportuna la conservazione illimitata. Tale eliminazione si rende necessaria per una ordinata tenuta dell'archivio che eviti l'accumulo di masse ingenti di documentazione effimera. Ma essa è anche un'operazione culturale mediante la quale si selezionano le fonti storiche che verranno utilizzate in futuro per conoscere il nostro presente.

Ogni soggetto pubblico deve dotarsi del piano di conservazione, come disposto dall'art. 68 del d.p.r. 28 dic. 2000, n. 445, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (Direzione generale archivi - Servizio II, Normativa). Lo strumento per effettuare correttamente lo scarto è costituito dal massimario di selezione o scarto. Il massimario, in stretta relazione con il titolario di classificazione, deve indicare per quanto tempo deve essere conservata ogni serie o tipologia di documenti, prodotta nel corso dell'attività di ciascun ente.

La funzione del massimario di scarto è quella di stabilire criteri e regole il più possibile oggettivi e di evitare il rischio di scelte non coerenti o arbitrarie nella fase di individuazione dei documenti da eliminare. Sul sito della Direzione generale per gli archivi, Servizio II, sono disponibili alcuni massimari di selezione, per archivi comunali, archivi scolastici e archivi sanitari.

Dato che l'identificazione della documentazione da scartare è un'operazione molto delicata e decisiva per la selezione delle fonti per la futura ricerca storica, essa deve essere affidata a personale dotato di solide competenze archivistiche analogamente a quanto disposto per il responsabile del servizio per la gestione informatica dei documenti dei flussi documentali e degli archivi dal Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa.

http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=682

http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=59&tx_ttnews%5Btt_news%5D=151&tx_ttnews%5BbackPid%5D=46&cHash=f0b797d2af42ac44d1fad8348e245448

ArchiviaMOIl Progetto ArchiviaMo, promosso nel 2007 con un rilevante impegno finanziario dalla Fondazione Cassa di Rispa...
22/06/2015

ArchiviaMO

Il Progetto ArchiviaMo, promosso nel 2007 con un rilevante impegno finanziario dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, in particolare ha inteso valorizzare gli archivi storici del capoluogo e del territorio modenese dei secoli XIX e XX.

L'obiettivo è quello di arricchire la conoscenza dei protagonisti e delle vicende di una millenaria storia cittadina e provinciale facilitando l'accesso alle informazioni presenti negli archivi di istituzioni, enti locali, associazioni, istituti scolastici, imprese, famiglie e persone. Il progetto coinvolge tutti gli enti istituzionalmente preposti alla valorizzazione del patrimonio culturale documentario. Esso si fonda su un protocollo d'intesa, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, firmato il 9 ottobre 2008, che costituisce una novità per il settore e che prevede che il Ministero per i beni e le attività Culturali - Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna e per essa la Soprintendenza Archivistica, l'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna e per esso la Soprintendenza per i beni librari e documentari, il Centro di Documentazione della Provincia di Modena collaborino attivamente agli interventi di inventariazione e informatizzazione degli archivi selezionati tramite il Progetto ArchiviaMo.

Gli inventari di archivi prodotti da significative realtà istituzionali modenesi, pubbliche e private, sono stati elaborati e pubblicati all'interno del sistema informativo curato dall'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali, IBC Archivi, e tramite sistemi informativi a carattere tematico come Archivi del Novecento.

L'elaborazione e la pubblicazione di questi inventari in IBC Archivi consente di valorizzare gli esiti del progetto modenese all'interno del sistema informativo regionale, partecipato dagli Enti locali e da Istituti culturali, che raccoglie in un contesto unitario le descrizioni di archivi, soggetti produttori e conservatori, offrendo così modalità di ricerca integrate sugli interventi del Progetto ArchiviaMo e su questi ultimi in relazione alle altre molteplici fonti descritte.

Le descrizioni inventariali sono accessibili anche da SIUSA - Gli archivi dell'Emilia Romagna, che, come parte di un più ampio sistema che descrive il patrimonio archivistico non statale e tutelato dallo Stato, raccorda sistemi informativi sviluppati localmente da istituzioni pubbliche e private e consente di accedere direttamente all'insieme delle descrizioni dei fondi inventariati nel contesto del progetto ArchiviaMo, indipendentemente dal sistema informativo in cui sono stati prodotti.
http://siusa.archivi.beniculturali.it/preg-emr-archiviamo/

SIUSA - Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche si propone come punto di accesso primario per la consultazione e la ricerca del patrimonio archivistico non statale, pubblico e privato, conservato al di fuori degli Archivi di Stato.

Le dichiarazioni dal 1939 al 1963La legge 22 dicembre 1939, n. 2006, introdusse nel quadro della legislazione italiana e...
18/06/2015

Le dichiarazioni dal 1939 al 1963

La legge 22 dicembre 1939, n. 2006, introdusse nel quadro della legislazione italiana esplicite norme tese a realizzare una maggiore salvaguardia degli archivi privati, sottoponendo ad alcuni obblighi i proprietari di quelli che, in tutto o in parte, sarebbero stati dichiarati di “interesse particolarmente importante”. L'articolo 22 stabiliva che “i Sopraintendenti degli archivi di Stato, esaminato il materiale documentario, possono dichiarare l'interesse particolarmente importante di tutto o di parte di esso, notificando formalmente al proprietario il divieto di alienazione senza un preventivo avviso al Ministero dell'interno”.
La dichiarazione di “interesse particolarmente importante”, sancita, dopo una discussione protrattasi per decenni ed animata da posizioni fortemente contrapposte, non costituiva tuttavia in assoluto la prima forma di tutela cui potevano essere sottoposti gli archivi privati. Almeno nel corso degli anni Trenta, infatti, alcune Soprintendenze bibliografiche, ai sensi dell'articolo 2 comma 3 del Regio Decreto Legge 2 ottobre 1919, n. 2074 sull'ordinamento delle biblioteche governative e la costituzione delle Soprintendenze bibliografiche, avevano provveduto a dichiarare l'“importante interesse” di alcuni archivi, applicando l'articolo 5 della Legge 20 giugno 1909, n. 364 per “le cose immobili e mobili (…) [di] interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico o artistico (…) compresi i codici [e] gli antichi manoscritti”. Prima dell'entrata in vigore della legge archivistica del 1939, le due Soprintendenze bibliografiche operanti in Emilia Romagna, quelle di Modena e Bologna, avevano dichiarato e notificato ai rispettivi proprietari l'“importante interesse” di quattro archivi storici di famiglie gentilizie (a Modena gli archivi Bellincini Campi, Rangoni Machiavelli e Coccapani-Imperiali, quest'ultimo di proprietà del Conte Pignatti Morano; a Bologna quello Bentivoglio di proprietà del Conte Gilli) mentre la Soprintendenza bibliografica per il Piemonte aveva dichiarato e notificato l'archivio Barattieri di S. Pietro, trasferito, in seguito, da Torino a Piacenza.
In realtà, almeno in ambito emiliano romagnolo, l'articolo 22 della legge del 1939 ebbe, negli anni immediatamente successivi, ben scarsa applicazione. Dopo l'emanazione, nel 1940, della dichiarazione d'interesse particolarmente importante dell'archivio Montepensier detenuto a Bologna dal principe Antonio Borbone d'Orleans, e il rinnovo della dichiarazione già effettuata dalla Soprintendenza bibliografica per il Piemonte dell'archivio Barattieri, fu solo nel 1948 che la Soprintendenza per l'Emilia Romagna (o meglio di Bologna, come allora veniva denominata) effettuò nuovamente una paio di dichiarazioni, seguite da poche altre nei primi anni Cinquanta.
Oltre che agli sconvolgimenti creati dalla guerra, questa scarsa attività era probabilmente dovuta al fatto che - come notava nel 1949 il soprintendente milanese, Francesco Forte in un articolo apparso in “Notizie degli Archivi di Stato”, nei primi dieci anni della loro esistenza le Soprintendenze “[avevano] dovuto vivere e [vivevano] una vita di stenti, come creature anemiche e sparute, costrette a trarre il necessario sostentamento dai pur deboli organismi degli Archivi di Stato” cui erano associate e la cui conduzione costituiva di per sé un impegno assai gravoso per il soprintendente e i suoi collaboratori.

A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, nel quadro di quel complessivo rafforzamento dell'Amministrazione archivistica che avrebbe portato di lì a pochi anni al varo di una nuova legge archivistica e alla costituzione della Direzione generale degli archivi anche l'attività della Soprintendenza archivistica bolognese subì una significativa accelerazione. A conclusione di una intensa opera, avviata nel 1956, di censimento e verifica degli archivi privati già dichiarati di importante interesse da parte delle Soprintendenze bibliografiche, di quelli che erano stati oggetto di segnalazione da parte dei loro proprietari, possessori o detentori ai sensi dell'art. 21 della legge 2006/1939, nonché di altri che erano stati individuati attraverso una ampia campagna di indagine presso le famiglie di origine gentilizia o presunte tali, nel 1958 furono emanate, e notificate, 51 dichiarazioni di interesse particolarmente importante, di cui 40 relative ad archivi di famiglie gentilizie e 11 ad altri archivi di varia natura (quattro consorzi di bonifica, un'accademia musicale, una banca, il Monte del matrimonio di Bologna, la Fabbriceria di San Petronio, una partecipanza agraria, un ordine religioso cavalleresco, una compagnia dei mulini).

Le dichiarazioni in cifre 1939-1963 (file pdf - 35 KB)


http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=1072

Siusa - Gli archivi dell'Emilia-RomagnaIl Sistema Informativo Unificato delle Soprintendenze Archivistiche, SIUSA, svilu...
15/06/2015

Siusa - Gli archivi dell'Emilia-Romagna
Il Sistema Informativo Unificato delle Soprintendenze Archivistiche, SIUSA, sviluppato dalla Direzione Generale per gli Archivi in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa, descrive il patrimonio archivistico non statale, pubblico e privato, conservato al di fuori degli archivi di Stato italiani sul quale si esercita l'attività di tutela dello Stato.

SIUSA Gli archivi dell'Emilia Romagna consente di accedere direttamente alle descrizioni degli archivi conservati nell'ambito della regione.

Si propone anche come possibile punto di raccordo fra i sistemi informativi sviluppati a livello locale da istituzioni pubbliche e private secondo quello spirito di condivisione e collaborazione che ispira la realizzazione del Sistema Archivistico Nazionale come delineato dalla Seconda Conferenza Nazionale degli Archivi tenutasi a Bologna dal 19 al 21 novembre 2009.
E' quanto avviene rendendo consultabile, attraverso l'apposito sito ArchiviaMo. Gli archivi del territorio modenese. Gli inventari realizzati nel contesto di quel progetto, indipendentemente dal sistema informativo in cui sono stati prodotti. Il Progetto ArchiviaMo, promosso nel 2007 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, si propone di realizzare interventi di inventariazione informatizzata degli archivi storici del capoluogo e del territorio modenese, in particolare di quelli dei secoli XIX e XX.
http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=715

Il Sistema Informativo Unificato delle Soprintendenze Archivistiche, SIUSA, sviluppato dalla Direzione Generale per gli Archivi in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa, descrive il patrimonio archivistico non statale, pubblico e privato, conservato al di fuori degli archivi di Stat…

Tavola rotonda: “Professione Laurea”mercoledì 10 giugno 2015La tavola rotonda, dedicata al confronto tra quanti sono imp...
08/06/2015

Tavola rotonda: “Professione Laurea”
mercoledì 10 giugno 2015

La tavola rotonda, dedicata al confronto tra quanti sono impegnati nella Laurea Magistrale in "Italianistica, Culture letterarie europee, Scienze linguistiche" ed esponenti delle professioni culturali, è rivolta agli studenti e ai docenti ma anche alla città e alla più ampia platea di quanti aspirano ad intraprendere un percorso formativo propedeutico all’ingresso nel mondo del lavoro intellettuale. Lo scopo è attivare uno scambio di informazioni tra la società e l'Università da cui emergano da un lato il bisogno di competenze nuove, avvertite da associazioni professionali e datori di lavoro pubblico e pri-vato, dall'altro la necessità di rafforzare conoscenze e abilità già acquisite durante la Laurea. Quali professionalità sono oggi attese da un laureato magistrale in Italianistica, Culture letterarie europee, Scienze linguistiche e quali carenze si riscontrano nei profili degli stessi laureati? Come migliorare, quindi, l'offerta formativa del Corso, per renderla più vicina e rispondente ai bisogni educativi espressi dalla società?
La Soprintendenza archivistica dell’Emilia-Romagna segue con interesse detta iniziativa avendo in essere una convenzione con l’Università di Bologna che comprende anche lo svolgimento di attività didattiche da parte di funzionari archivisti.

La tavola rotonda si terrà a Bologna presso il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica FICLIT - via Zamboni 32, Aula Pascoli.

Programma:
apertura dei lavori - ore 9.30
Introducono
Costantino Marmo, Presidente della Scuola di Lettere e Beni Culturali
Francesco Citti, Direttore del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica
Gino Ruozzi, Presidente Corso di laurea magistrale LM14 – Italianistica, Culture letterarie europee, Scienze linguistiche
Modera Natascia Ronchetti, giornalista «Il Sole 24 ore»

Prima sessione - ore 10.00
biblioteche | editoria | turismo culturale
Intervengono
Isabella Araldi, Zanichelli editore, Bologna
Laura Ciancio, Biblioteca Digitale Italiana-Network Turistico Culturale, MIBACT, Roma
Enrica Manenti, Presidente Associazione Italiana Biblioteche, Roma
Piera Fiorito, coop Le Pagine, Ferrara

Seconda sessione - ore 15.00
archivi | digital humanities | servizi ed eventi culturali
intervengono
Augusto Cherchi, Vice Presidente Associazione Nazionale Archivistica Italiana, Roma
Silvia Mazzini, Regesta.exe, Roma
Roberto Lippi, Presidente Open group, Bologna

Terza sessione - ore 17.00
Unibo e i suoi laureati nella lm14
Interviene
Angelo Guerriero, Direttore tecnico di Almalaurea, Bologna
Parteciperanno studenti e laureati della LM14 – Italianistica, Culture letterarie europee, Scienze linguistiche.

Scarica la Locandina (file pdf 80 KB)

http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=59&tx_ttnews%5Btt_news%5D=159&tx_ttnews%5BbackPid%5D=46&cHash=fdf87cebe554fa72d88d4dd71563c040

ConvegniArchivi e imprese in Emilia RomagnaBologna, Scuola di scienze politiche - Sala dei poeti, Strada Maggiore 45 - 1...
05/06/2015

Convegni
Archivi e imprese in Emilia Romagna
Bologna, Scuola di scienze politiche - Sala dei poeti, Strada Maggiore 45 - 18 giugno 2014

La costruzione della memoria della Grande guerra
Bologna, Centro italiano di documentazione sulla cooperazione e l’economia sociale, Via Mentana 2 - 8 maggio 2014

A cinquant'anni dalla legge archivistica del 1963: il dpr 1409 e i problemi dell'oggi
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Sala Conferenze, Via delle Donzelle 2 - Bologna, Lunedì 30 settembre 2013

La bozza dei Principles of Access to Archives del Consiglio Internazionale degli Archivi e l'accesso agli archivi in Italia
Archivio di Stato, Sala Ercole, via Sgarzeria, 6 - Modena, 26 gennaio 2012

Archivi negati, archivi supplenti: le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo
Ca****la Farnese Palazzo d'Accursio, p.za Maggiore 6, Bologna, 13 giugno 2011

Innovazione amministrativa e gestione documentale. Normativa, prassi, strumenti. Esperienze a confronto
Comune di Casalecchio di Reno - Sala consiliare, Via dei Mille, 9 Casalecchio di Reno (Bo) 12 maggio 2011

Incontro fra generazioni
Discussione sul libro di Isabella Zanni Rosiello, Gli archivi nella società contemporanea, Bologna, Il Mulino, 2009
Bologna, Palazzo della Provincia, Via Zamboni, 13, 3 maggio 2010

L'inchiostro simpatico. Evoluzione e orientamenti della didattica in archivio
Bologna, Biblioteca comunale dell'Archiginnasio, Piazza Galvani 1 - 5 maggio 2009

http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=712

MaterialiVengono proposti in questa sezione strumenti di ricerca elaborati su iniziativa della Soprintendenza archivisti...
03/06/2015

Materiali
Vengono proposti in questa sezione strumenti di ricerca elaborati su iniziativa della Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna, strumenti di lavoro, atti di convegni organizzati dalla Soprintendenza anche in collaborazione con altri enti e istituzioni, interventi e materiali vari relativi all'attività di tutela, di valorizzazione, di studio e di elaborazione scientifica svolta dalla Soprintendenza, dai suoi funzionari e dai suoi collaboratori.

Alcuni dei materiali, nella versione presentata qui o in successive rielaborazioni, sono stati anche pubblicati a stampa. Altri invece sono inediti. Di ciò si dà debitamente conto nella presentazione o nelle note dei contributi stessi.

http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=688

Vengono proposti in questa sezione strumenti di ricerca elaborati su iniziativa della Soprintendenza archivistica per l'Emilia-Romagna, strumenti di lavoro, atti di convegni organizzati dalla Soprintendenza anche in collaborazione con altri enti e istituzioni, interventi e materiali vari relativi al…

Sedi archivisticheElementi per la buona conservazione del patrimonio documentarioCaratteristiche generali dell'edificioE...
01/06/2015

Sedi archivistiche
Elementi per la buona conservazione del patrimonio documentario
Caratteristiche generali dell'edificio

Edifici di nuova costruzione
Per quanto riguarda i criteri di scelta del luogo dove deve essere collocato l'edificio è consigliabile evitare:
- zone a rischio allagamenti e soggette a smottamenti del terreno;
- luoghi vicini a strutture a rischio di incendi o di esplosioni;
- zone contigue a fabbriche o impianti che emettano gas nocivi, fumi o polveri.
Per gli edifici di nuova progettazione va evidentemente rispettata la normativa vigente con particolare attenzione alle caratteristiche statiche, in funzione della quantità di materiale archivistico che vi sarà concentrato.
La dimensione dei depositi archivistici va commisurata non solo alla quantità di materiale già esistente, ma anche in previsione dei futuri versamenti.
La redazione del progetto, effettuata da tecnici specialisti del settore, non può prescindere dalla partecipazione di archivisti esperti.

Adeguamento strutturale e funzionale di edifici già esistenti
Anche in questo caso l'accertamento della idoneità statica dell'immobile è l'elemento prioritario che deve essere verificato da parte di ingegneri strutturisti; l'immobile deve inoltre garantire la possibilità di accogliere gli incrementi di documentazione previsti per un congruo numero di anni. Va fatta una verifica del coperto per escludere infiltrazioni dall'alto. L'edificio deve essere protetto contro le scariche atmosferiche.

Condizioni ambientali
Per garantire una buona conservazione dei documenti è necessario mantenere condizioni climatiche il più possibile stabili. La temperatura ideale è intorno ai 18° e l'umidità relativa intorno al 55%. Va tenuto presente che le variazioni stagionali non costituiscono un pericolo per la conservazione, mentre i bruschi sbalzi di temperatura sono un fattore di rischio. Materiali diversi dalla carta - come fotografie, pellicole, registrazioni magnetiche, supporti digitali richiedono invece temperature più basse.
È necessario assicurare una buona circolazione dell'aria, soprattutto fra e intorno agli scaffali, per evitare la formazione di zone con alti tassi di umidità.
Le condizioni ambientali devono essere mantenute costantemente sotto controllo o attraverso un sistema di rilevazione elettronica o tramite i termoigrometri che misurano e contemporaneamente registrano l'andamento della temperatura e della umidità relativa nel corso del tempo. Se non si dispone di un numero sufficiente di questi strumenti per monitorare le diverse zone dei depositi, è bene predisporre un piano di rotazione della strumentazione per tenere sotto controllo tutti gli ambienti.
Anche la luce costituisce un fattore di rischio per la documentazione (soprattutto i raggi ultravioletti); è bene quindi evitare la luce diretta del sole e, se possibile, mantenere i depositi al buio oppure prevedere una quantità di luce tra 50 e 150 lx (fatto salva la temporanea presenza degli addetti). Per l'illuminazione preferire lampade a luce fluorescente dotate di diffusori e lampade a incandescenza con filtro di assorbimento del calore.
È opportuno che la progettazione dell'impianto di illuminazione che dovrà comprendere anche le luci di emergenza e le prese elettriche sia preceduta dalla sistemazione definitiva della scaffalatura.
La pulizia e la spolveratura dei locali e dei materiali riduce il rischio di infestazioni e dell'insorgere delle muffe. È quindi consigliabile prevedere, eventualmente a rotazione, un piano di intervento annuale di pulitura di tutti i locali di deposito e di tutta la documentazione.

Scaffalature
La scelta del tipo e del posizionamento delle scaffalature deve essere compatibile con le caratteristiche strutturali dell'edificio e la progettazione dovrebbe essere fatta con l'ausilio di un tecnico. Gli scaffali devono essere adeguati ai carichi che devono sostenere; la ditta costruttrice deve fornire le schede tecniche relative alla portata. Per scaffalature installate in epoca precedente e sprovviste di tali schede occorre la certificazione della portata che può essere effettuata da un tecnico abilitato.
Le scaffalature metalliche regolabili sono le più indicate per robustezza, durata nel tempo e resistenza agli attacchi del fuoco e degli insetti. Devono essere di profondità adeguata alle dimensioni dei contenitori (solitamente 30 cm per documentazione standard), mentre per la documentazione di maggiori dimensioni si possono utilizzare scaffali a doppia faccia. Per le mappe è consigliabile l'uso di cassettiere o armadi appositi.
Le scaffalature non vanno posizionate in prossimità di muri esterni e il ripiano inferiore deve essere collocato ad almeno 15 cm dal pavimento per evitare danni in casi di allagamento, favorire l'aerazione e per consentire la rimozione della polvere sotto gli scaffali. È consigliabile un'altezza tale che consenta il prelevamento del materiale senza l'ausilio delle scale (max 215 cm); in caso contrario le scale utilizzate devono essere a norma. Le scale vanno numerate, segnate in un apposito registro e periodicamente vanno sottoposte a controllo (da parte del personale interno) e l'esito del controllo annotato sul registro.
La distanza tra le scaffalature deve essere di almeno 120 cm per i percorsi primari e 90 cm per quelli secondari; le corsie devono essere tenute completamente libere perché costituiscono percorsi di fuga in caso di emergenza.
La scelta delle scaffalature di tipo compatto va fatta tenendo conto della portata dei solai; possono essere azionate a mano o con movimentazione elettrica; le prime sono preferibili sia per motivi economici (nell'acquisto e nella manutenzione), che di praticità (in caso di interruzione di corrente).

http://www.sa-ero.archivi.beniculturali.it/index.php?id=685

Edifici di nuova costruzione Per quanto riguarda i criteri di scelta del luogo dove deve essere collocato l'edificio è consigliabile evitare: - zone a rischio allagamenti e soggette a smottamenti del terreno; - luoghi vicini a strutture a rischio di incendi o di esplosioni; - zone contigue a fabbric…

Indirizzo

Strada Maggiore, 51
Bologna
40125

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