MoAvast

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MoAvast Mo Avast nasce a Bari nel 2022 su spinta di alcun* lavoratori e lavoratrici del territorio barese. Non è più tempo di temporeggiare.

Mo Avast ! è una risposta ad un altro intercalare barese che è "Mo vediamo" che è l'elogio della procastinazione.

21/10/2026

Il 17 Ottobre eravamo a Taranto con tante collettività e persone da tutta la Puglia per uno sciopero per il clima al fianco dei comitati, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei genitori e di tutta la città di Taranto!

Eravamo lì per restare alleatx di un territorio fratello che vive da troppo tempo una storia che ormai conosciamo bene. La storia di una terra che multinazionali e istituzioni guardano sempre nello stesso modo, come un luogo da sfruttare! Una terra di estrazione continua di ogni risorsa, e una terra di sacrificio. La storia dell’eterno ricatto tra lavoro, ambiente, salute e sicurezza, come ci insegnano i lavoratori e le lavoratrici dell’ILVA di Taranto.

La convergenza però ha vinto e ha bisogno di convergenza perché dobbiamo parlare dell’estate che abbiamo vissuto, e di cosa succederà adesso con i nuovi eventi estremi, e organizzarci! Dobbiamo parlare del carovita, del carobenzina, delle compagnie fossili che accumulano extraprofitti, delle famiglie e di lavoratori e lavoratrici che pagano con il sangue la crisi climatica.
Dobbiamo parlare dell’estrattivismo fossile, del colonialismo e della devastazione ambientale che alimentano l’oppressione palestinese.
Dobbiamo parlare del legame che c’è tra la giustizia climatica e la lotta contro il genocidio e il progetto coloniale sionista. Dobbiamo parlare del riarmo, opponendoci alla guerra e rifiutando tutti i regimi di apartheid. E ancora, dobbiamo parlare della cementificazione dei nostri territori, e dei data center che arrivano come grandi mostri a minacciare un sud già devastato da altri mostri a 6 zampe!

Oggi siamo a Taranto perché la convergenza è l’unico modo per costruire rapporti di forza.
Vogliamo riempire le piazze, ma anche costruire una soggettività collettiva che abbia le sue radici nei territori. Vogliamo affrontare la giustizia climatica come un progetto ecosocialista, perché che si tratti di fossili, dell’ILVA di Taranto o degli impianti eolici che espropriano terreni agricoli, se si reitera quel modello di produzione capitalista dell’energia si riproducono anche le sue contraddizioni e violenze. Vogliamo immaginare alternative, non ecologiche ma ecologiste, e pretendere la chiusura degli impianti e le bonifiche perché altrimenti Taranto non potrà costruire tutto quello che sarà dopo e oltre.

Non ce la facciamo più a sottostare alla narrazione per cui la crisi climatica deve restare un progetto di sottrazione e privazione. Vogliamo un’Ecologia Pirata, che come ci insegna Fatima Ouassak è un progetto di liberazione dal ricatto lavorativo, dalla violenza ambientale, da confini e istituzioni.
È liberazione del tempo libero e della possibilità di stare insieme. E allora stiamo insieme uagnu a partire da qui e ora: TARANTO LIBERA!

Intervento di Fridays For Future Bari insieme a MoAvast Bread&Roses spazio di mutuo soccorso Extinction Rebellion Italia

20/10/2026

Rilanciamo le parole di Stefano Sibilla e di Antonio Ferrari del sindacato LMO Lavoratori Metalmeccanici Organizzati - Taranto

Ci siamo sentiti in dovere di fare chiarezza su alcune posizioni che tant3 compagn3  che rispettiamo stanno assumendo. L...
19/10/2026

Ci siamo sentiti in dovere di fare chiarezza su alcune posizioni che tant3 compagn3 che rispettiamo stanno assumendo. Lo abbiamo fatto rispondendo a questo post di Partito Comunista dei Lavoratori sopratrutto in relazione alle mobilitazioni dei sindacati confederali ed USB a Taranto.

"Leggiamo il vostro post sull'ex Ilva e ci tocca dire una cosa. Non si può fare finta che i lavoratori siano soltanto vittime, né che siano un blocco sacro e intoccabile. Gli operai non sono un totem. Sono soggetti politici, e come tali hanno responsabilità. Anche quelle che il vostro testo, tutto dedicato al "conto che pagano sempre loro" ci pare eviti di nominare.
Il conto non lo pagano solo loro!
Parlate di una falsa contrapposizione tra salute e lavoro. Siamo d'accordo che sia falsa, ma a Taranto per anni è stata costruita e alimentata, e a Taranto la parte più cruda del conto l'ha pagata un territorio intero attraverso morti, tumori, bambini ammalati nei quartieri sotto i parchi minerari. Quelle persone non sono un'astrazione ambientalista. Sono le stesse famiglie, spesso nella stessa casa, in cui c'è l'operaio e c'è il malato. Nemmeno la pesantissima frattura tra città e fabbrica è un'astrazione ma è nata da decisioni, da silenzi e da deleghe tutte dentro la fabbrica.

Per anni i decreti "salva Ilva" hanno imposto la gestione emergenziale. Stabilimento strategico, deroghe, scudi, rinvii. Una parte consistente dei lavoratori ha avallato quella linea, approvando tutto per alzata di mano nelle assemblee, affidandosi a burocrazie sindacali e a RSU sempre più separate dalla base e dal territorio. Si è delegato, e delegando si è accettato che la salute di una città fosse materia di trattativa tra ministeri, commissari e gestori. Non è una colpa morale individuale ma una responsabilità politica collettiva, e va detta. Chi dice che la responsabilità sia solo di governi e padroni, e che i lavoratori siano esenti per definizione, li tratta da minorenni.

Taranto ha avuto i morti e le malattie. Ha quindi il diritto, prima di tutti, di decidere quali azioni di lotta servano per pretendere bonifiche e riconversioni. Non ne ha il monopolio, ma ne ha la priorità, e nessuna "unità di classe" proclamata dall'alto può cancellarla. Un'unità che chiede alla città di tacere sul proprio avvelenamento non è unità.

Lo diciamo senza grandi giri di parole: le manifestazioni dei lavoratori Ilva sono state in larga parte eterodirette. La controprova è la smobilitazione immediata dopo l'accordo con la Regione. Un accordo farsa, pieno di cassa integrazione, licenziamenti incentivati, decarbonizzazione e idrogeno green sulla carta, mentre nei fatti si percepisce la voglia di continuare ad avvelenare con l'area a caldo e con le supercazzole. Se una piazza si svuota appena arriva una direttiva dall'alto, vuol dire che non era una piazza autonoma, ma una piazza convocata e congedata da altri.

Il vostro appello alla nazionalizzazione sotto controllo operaio ha una forza, ma resta scollegato da una domanda semplice. Controllo operaio per fare cosa, e con chi? Se i consigli operai parlano solo con sé stessi, riproducono la frattura. Servono assemblee popolari in cui lavoratori, cittadini, comitati, medici e tecnici decidano insieme come si smette di avvelenare, come si bonifica e come si riconverte, con un reddito e un lavoro garantiti a chi oggi sta in fabbrica. Riconversione partecipata, non gestione emergenziale; mutualismo e organizzazione dal basso, non tavoli ministeriali.

Non vogliamo opporre gli operai alla città, né ripetere lo schema "o il lavoro o la salute". Vogliamo dire che l'unità si costruisce riconoscendo errori, deleghe e responsabilità, non rimuovendoli. Finché gli operai verranno trattati come un totem da venerare e non come protagonisti che possono sbagliare, correggersi e decidere, la frattura con Taranto resterà aperta, e a pagarla continueranno a essere in tanti."

Collettivo Operaio Mo Avast! Bari

🚩EX ILVA. CONTRO CHIUSURE E DIVISIONI, SOLO L’UNITÀ DEI LAVORATORI PUÒ DIFENDERE LAVORO, SALARIO E DIRITTI✊🏼

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione sindacale

Lo sciopero nazionale di 24 ore proclamato negli stabilimenti dell’ex Ilva rappresenta uno dei momenti più delicati della lunga e tormentata vertenza che da anni coinvolge migliaia di lavoratori della siderurgia italiana. Da Taranto a Genova, passando per Novi Ligure, gli operai hanno incrociato le braccia contro una prospettiva che appare sempre più drammatica: la fermata dell’area a caldo di Taranto, il rischio di una paralisi produttiva generale e l’assenza di garanzie concrete sul futuro occupazionale.

La mobilitazione è maturata dopo gli sviluppi giudiziari che hanno investito il principale stabilimento del gruppo e dopo l’annuncio delle conseguenze produttive derivanti dallo spegnimento degli impianti dell’area a caldo. La decisione dei giudici ha riacceso una discussione che attraversa da anni il Paese e che riguarda contemporaneamente lavoro, ambiente, salute pubblica e politica industriale. Tuttavia, ancora una volta, a pagare il prezzo delle scelte compiute da governi, proprietà private e amministrazioni straordinarie rischiano di essere i lavoratori.

La storia dell’ex Ilva è la storia di una delle più grandi concentrazioni operaie d’Europa. Per decenni migliaia di famiglie hanno vissuto direttamente o indirettamente grazie all’attività siderurgica. Attorno agli stabilimenti si sono sviluppati territori, attività economiche, servizi e professionalità. Eppure, negli anni, la questione industriale è stata affrontata attraverso una successione quasi infinita di commissariamenti, passaggi societari, promesse di rilancio, accordi mai realizzati e piani industriali rimasti sulla carta.

Ogni governo ha promesso una soluzione definitiva. Ogni nuovo soggetto imprenditoriale ha annunciato investimenti straordinari. Ogni tavolo istituzionale è stato presentato come il punto di svolta, ma il bilancio reale è sotto gli occhi di tutti: riduzione della produzione, crescente precarietà, utilizzo ripetuto degli ammortizzatori sociali e una continua incertezza sul futuro.

In questo contesto si inserisce la decisione relativa all’area a caldo di Taranto. La vicenda giudiziaria nasce da questioni che riguardano la tutela ambientale e sanitaria. Tuttavia, l’incapacità della politica e delle proprietà di affrontare per tempo i problemi strutturali ha determinato una situazione in cui gli effetti delle decisioni ricadono oggi direttamente sui lavoratori. Da un lato vi è il diritto alla salute delle popolazioni esposte all’inquinamento; dall’altro il diritto al lavoro di migliaia di persone. Una contrapposizione che il movimento operaio ha sempre denunciato come falsa e artificiale.

Il Partito Comunista dei Lavoratori ha infatti sostenuto da sempre che non devono essere i lavoratori a scegliere tra la sopravvivenza economica e la tutela della salute. La responsabilità ricade invece su un sistema produttivo, il capitalismo, orientato esclusivamente al profitto e incapace di programmare gli investimenti necessari per garantire contemporaneamente occupazione, sicurezza e rispetto dell’ambiente.

Lo sciopero di questi ultimi giorni nasce proprio da questa consapevolezza. Migliaia di operai hanno rifiutato di accettare passivamente l’ennesimo piano fondato quasi esclusivamente sugli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione può rappresentare una tutela temporanea, ma non costituisce una prospettiva industriale. Un territorio non vive di sussidi permanenti. Un lavoratore non può considerare la sospensione dal lavoro una soluzione stabile.

Quando gli affari procedono bene, i profitti vengono incassati dai gruppi industriali e dagli investitori. Quando emergono le difficoltà, il conto viene presentato alla collettività e ai lavoratori. È un meccanismo che la storia del capitalismo ha riproposto innumerevoli volte e che anche la vicenda ex Ilva conferma.

La siderurgia, come del resto l’intera economia, non può essere lasciata alle oscillazioni del mercato, agli interessi finanziari o alle scelte di gruppi privati intenzionati a massimizzare i profitti. La questione centrale non è semplicemente salvare un’azienda, ma difendere migliaia di posti di lavoro e le condizioni di vita delle famiglie operaie.

Il PCL ha inoltre contestato la fiducia sistematicamente riposta nelle trattative istituzionali prive di un reale rapporto di forza costruito attraverso la mobilitazione. Nella tradizione del movimento operaio rivoluzionario, nessuna conquista è mai stata regalata. Ogni diritto è stato ottenuto attraverso l’organizzazione collettiva e la lotta.

Una critica particolare viene rivolta anche all’immobilismo che troppo spesso ha caratterizzato le direzioni sindacali nazionali. Molte volte le mobilitazioni si sono limitate a proteste episodiche, mentre la situazione industriale continuava a deteriorarsi. L’attesa di soluzioni provenienti dai tavoli ministeriali ha finito per sostituire la costruzione di un vasto movimento di massa capace di coinvolgere stabilmente lavoratori, territori e comunità locali.

L’attuale sciopero mostra invece un elemento di grande importanza: la dimensione nazionale della vertenza. Gli operai hanno compreso che il destino di Taranto non può essere separato da quello degli stabilimenti del Nord. Da qui nasce la netta opposizione all’idea, emersa nel dibattito pubblico, secondo cui sarebbe possibile salvare esclusivamente alcuni siti produttivi sacrificandone altri.

Questa impostazione viene respinta come profondamente sbagliata. Chi propone di salvare Genova o Novi Ligure accettando la chiusura di Taranto introduce una divisione che finisce per indebolire l’intero fronte dei lavoratori. La storia insegna che quando una parte della classe lavoratrice viene sconfitta, quella sconfitta crea un precedente che colpisce tutti. Oggi si chiude uno stabilimento nel Mezzogiorno, domani se ne ridimensiona uno nel Nord, dopodomani si procede con ulteriori tagli. La logica è sempre la stessa.

Per questo la parola d’ordine centrale deve restare quella dell’unità. Unità tra lavoratori diretti e indotto. Unità tra operai del Nord e del Sud. Unità tra giovani e anziani. Unità tra occupati e cassintegrati. Solo una risposta comune può impedire che la crisi venga scaricata sui settori più deboli della classe lavoratrice.

Lo slogan “solo uniti si vince” non rappresenta soltanto una formula propagandistica. Esso sintetizza una verità storica verificata da decenni di lotte operaie. Le grandi conquiste del Novecento, dalle tutele sindacali ai contratti nazionali fino ai diritti sociali, non furono ottenute attraverso la competizione tra territori ma attraverso la solidarietà di classe.

Una soluzione all’altezza della situazione dovrebbe garantire simultaneamente la tutela della salute, le bonifiche necessarie, gli investimenti tecnologici e la salvaguardia dei livelli occupazionali. Scaricare il peso della transizione ecologica sui lavoratori significherebbe riprodurre un’ingiustizia sociale inaccettabile.

Le manifestazioni, i presidi e i cortei che hanno accompagnato lo sciopero esprimono dunque una richiesta precisa: il rifiuto di qualsiasi piano che si limiti a gestire la crisi senza affrontarne le cause strutturali. I lavoratori chiedono prospettive reali e non misure temporanee. Chiedono certezze e non promesse. Chiedono investimenti e non semplici ammortizzatori sociali.

La conclusione non può che essere una: né i padroni, né i governi, né le istituzioni, che per anni hanno rinviato ogni scelta decisiva, possono rappresentare la soluzione del problema. La forza decisiva resta quella dei lavoratori organizzati. Soltanto la mobilitazione unitaria, cosciente e determinata può impedire che il prezzo della crisi venga pagato dagli operai.

Come Partito Comunista dei Lavoratori chiediamo infatti la nazionalizzazione, senza indennizzo per la proprietà, di tutti stabilimenti ex Ilva sotto il controllo e la gestione di consigli operai, autonomamente costituitesi. Chiediamo uno sciopero a oltranza che si saldi a tutte le altre vertenze in corso in Italia per dare risposte certe in tema di occupazione, salari e diritti.

È necessario che le lotte riprendano, che lo scontro di classe si faccia più aspro e torni a levarsi la parole d’ordine di costruire un’alternativa di società che soppianti finalmente il capitalismo.

Taranto in piazza: i confederali +USB cercano ancora la città, ma lei era già in corteoIeri 17 ottobre, a Taranto, è suc...
18/10/2026

Taranto in piazza: i confederali +USB cercano ancora la città, ma lei era già in corteo

Ieri 17 ottobre, a Taranto, è successa una cosa che da qualche parte avrà fatto ve**re l'orticaria. Migliaia e migliaia di persone in strada, da piazzale Democrate, nel quartiere Tamburi, fino a piazza Immacolata. Senza pullman pagati, senza tessere, senza bandierine. Solo assemblee popolari, mutualismo e autorganizzazione.
Che roba strana. La gente che si parla, decide e poi ci partecipa davvero.
Lo striscione in testa non lasciava dubbi. "Basta imposizioni, decidiamo noi". Dietro, croci bianche con nomi e foto di bambini morti per malattie indotte dall'inquinamento. Niente passerelle elettorali da queste parti. Per quelle, ieri, c'erano altri palchi, altrove...
Intanto, nelle stanze giuste, giovedì veniva sottoscritto in Regione il documento con le organizzazioni sindacali dell'ex Ilva. Il menù era un classico del genere. Licenziamenti incentivati (ormai un must have), cassa integrazione a pioggia, richiesta per fino a 6.964 lavoratori su 7.875, e l'idrogeno green come ciliegina sulla torta ossia l'unico combustibile che finora produce soprattutto brutti comunicati. In corteo c'era anche chi lo ha riassunto con "Decarbonizzazione, la chiacchiera del padrone". Slogan migliore di qualsiasi comunicato sindacale degli ultimi anni.
Ci hanno poi spiegato che si tratta di usare i rapporti di forza. Bellissimo. Ma per difendere cosa? Il ricatto salute o lavoro, con la logica del profitto come garante? Un modello che in tutti questi anni non ha salvato né l'una né l'altro è come un ristorante che serve solo piatti avariati e prima o poi qualcuno se ne accorge. Taranto se n'è accorta da decenni e ha chiesto "no alla scelta tra salute e lavoro", garanzie per diretti e indotto, bonifiche, sorveglianza sanitaria e alternative economiche. Pare che salute e lavoro, tenuti insieme, funzionino meglio che contrapposti. Chi l'avrebbe detto? Chi lo spiega ai sindacalisti Ilva?
Per noi di Mo Avast! la crepa creata da certi sindacati e certa politica con la società civile è ormai insanabile. E mentre la stampa mainstream riservava alla piazza lo spazio che si dà alle previsioni del tempo di un'altra regione ( non fa niente), Taranto riempiva le strade senza bisogno di titoli e spoiler. Persino il sindaco ha scelto di non partecipare e di ascoltare quel che sarebbe emerso. Ebbene caro sindaco, ci pare che abbia tanto materiale da studiare.
Il 20 ottobre, poi, tocca alla Cassazione sui ricorsi contro il fermo dell'area a caldo. Noi intanto abbiamo preso una lezione dalla città. Si va in piazza quando si è deciso insieme. E il voto, alle prossime elezioni, non andrà di certo agli impostori. Quello ha buona memoria, e anche un certo senso dell'umorismo.
Mo Avast!

!

17/10/2026

Taranto non tace e cammina con le sue gambe.

Oggi a Taranto abbiamo visto e vissuto qualcosa di potente, imponente e straordinariamente importante. Una manifestazione che ha riempito le strade senza aver bisogno di bandierine di partito o di passerelle elettorali un corteo autocostruito millimetro dopo millimetro, nato dalla rabbia, dalla consapevolezza e dal desiderio di riscatto di chi questa terra la vive ogni giorno.
La differenza, come sempre, non la fanno le parole di circostanza, ma la linea netta che si traccia nelle rivendicazioni e nelle forme organizzative di una mobilitazione. Una linea trasparente, autonoma e radicale che mette al centro il diritto alla salute, al lavoro dignitoso, alla vita e alla giustizia ambientale.
Per questo, per noi, era fondamentale esserci. Fianco a fianco a chi non si arrende, a chi organizza dal basso la resistenza e il futuro di questo territorio.
La lotta di Taranto è la lotta di tutt3 noi. Non un passo indietro!

COLLETTIVO OPERAIO MO AVAST! BARI

17/10/2026
17/10/2026

TARANTO!

𝗢𝗴𝗴𝗶 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼.Oggi il nostro collettivo sarà a Taranto, alla manifestazione, accanto a chi da anni chiede semplic...
17/10/2026

𝗢𝗴𝗴𝗶 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼.

Oggi il nostro collettivo sarà a Taranto, alla manifestazione, accanto a chi da anni chiede semplicemente che la vita delle persone venga prima di ogni altra logica.
A Taranto la contraddizione è sotto gli occhi di tutti. Una città ha pagato, e continua a pagare, con malattie e perdita di vite umane, tante anche giovani, la presenza di una fabbrica diventata nociva.
Se la vita umana è incompatibile con l'area a caldo, non si può restare fermi a difenderla in nome della sua "strategicità" raccontata da burocrazie sindacali e politiche.
Noi siamo lavoratori e non vogliamo che altri lavoratori siano contro i cittadini. Non cadremo nella trappola del ricatto in cui ci hanno messo da anni in tutta Italia. Chi lavora in quella fabbrica non può essere lasciato solo. Serve il blocco dei licenziamenti e la continuità salariale, i risarcimenti, servono bonifiche e riqualificazione, reindustrializzazione e un futuro produttivo pulito ed etico deciso e controllato insieme al territorio, non sopra la sua testa.
Quando il lavoro si separa dalle città, si separa anche dalla democrazia.
Oggi siamo a Taranto perché questa manifestazione è l'unica che prova davvero a ricucire.
Vi aspettiamo. 👇

Ore 16 Piazzale Democrate.

COLLETTIVO OPERAIO MO AVAST! BARI

14/10/2026

Hanno aderito:
AGESCI Zona degli Ulivi - AGESCI Zona Peucetia - Amici di Ernest Verner - ANCHENOI - ANPI provinciale di Matera - ANPI Puglia - APS delle Guide Ufficiali del Parco Nazionale dell’Alta Murgia - APS La Ràkene Comunità che Supporta l'Agricoltura-Ruvo - ARCI Basilicata - ARCI Puglia - Ass. "Francesco Netti" APS- Santeramo - Ass. Soroptimist International Club di Gravina in Puglia - Associazione "Fornello” Altamura - Associazione "Pensare Politicamente " Gravina - Associazione Agricola Leggera di Miglionico (MT) - Associazione Alteriamoci APS di Altamura - Associazione APS “Campo 65” - Associazione Cecchino Leone APS Ricerche Studi Educazione Formazione di Minervino Murge - Associazione Chiese Evangeliche Battiste di Puglia e Basilicata - Associazione culturale “Giuseppe Camillo Giordano” Pomarico - Associazione La Maria del Porto Trani - Associazione politico-culturale no-profit “La Scossa" - Associazione Porte Aperte Puglia Bari - AUSER Puglia - AVS Puglia - Azione Cattolica Diocesi di Molfetta-Ruvo-Terlizzi - Borgo Danilo Dolci - Trappeto (PA) - Casa del Popolo di Bari - Casa Riformista Italia Viva Gravina - Centro Interdipartimentale per le Ricerche sulla Pace Università di Bari - Centro italo venezuelano - Centro per lo Sviluppo Creativo “Danilo Dolci” di Palermo - Centro Studi Torre di Nebbia - Cercasi un fine - CGIL Bari - CGIL Puglia - Chiesa Evangelica Battista di Altamura - Chiesa Evangelica Battista di Gravina - Chiesa Evangelica Battista di Matera - Chiesa Evangelica Battista di Miglionico - Chiesa Valdese Corato-Bari - Ciclomurgia - Cineclub Formiche Verdi - Circolo delle Formiche Altamura - Circolo Legambiente di Palagiano - Cittadini per la pace di Vulture Alto Bradano - Venosa - COBAS Puglia - Collettivo operaio MO AVAST! - Comitato "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti" Taranto - Comitato Altamura per la Pace - Comitato Articolo 11 L’Italia ripudia la guerra - Comitato cittadino per la Pace di Gioia del Colle - Comitato contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo, per la pace di Brindisi - Comitato di Altamura del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale - Comitato Fiore 50 Altamura - Comitato Grassano per la Pace in Palestina - Comitato Io Accolgo Puglia - Comitato per la Pace di Putignano - Comitato per la Pace di Terra di Bari - Comitato per la pace - Matera - Comitato per la pace di Ruvo di Puglia - Comitato per la pace di Taranto e provincia - Comitato Pro Palestina-Palazzo San Gervasio - Comune di Altamura - Comune di Corato - Comune di Gravina in Puglia - Comune di Minervino Murge - Comune di Molfetta - Comune di Poggiorsini - Comune di Santeramo - Comune di Terlizzi - Comune di Trani - Comunità palestinese di Puglia e Basilicata - Confconsumatori nazionale - Altamura aps - Conservatorio di musica "E. R. Duni" di Matera - Convochiamociperbari - Coordinamento Grottaglie per la Palestina - Coordinamento Nord Barese Pace e Disarmo - Coordinamento per la Democrazia Costituzionale Terra di Bari - Cooperativa Sociale Oasi2 San Francesco Onlus - Costruttori di Pace-Putignano - Cultura e Formazione "Antonio Iervolino" di Altamura - Demos-Corato - DigiunoGaza - Distretto Agroecologico delle Murge e del Bradano - Donne in Nero Bari - Donne in… - Altamura - EMERGENCY di Puglia e Basilicata - Fiera delle Autoproduzioni di Molfetta e Bisceglie - FILEF-Basilicata - Fondazione don Tonino Bello - Gravina in Movimento - Greenpeace Italia - Gruppo Consiliare M5S Semi di Futuro di Altamura - Gruppo Speleologico di Ruvo di Puglia - I Dialoghi di Trani - Il Libro Sospeso - Punto Prestito Gratuito Minervino Murge - Istituto Comprensivo San Francesco-Pacelli di Altamura - Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Federico II “Stupor Mundi” Corato - Laboratorio Palestina Cultura e Arti - La Giusta Causa - Laverdevia - Legambiente Puglia - LIBERA Puglia - Liceo "G. Tarantino" di Gravina in P. - MASCI Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani Gruppo Gravina 1 - MEIC Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale Puglia - Missionari Comboniani di Bari - MòMò Murga APS - Movimento Antincendio Stutafuoco - Movimento Nonviolento Puglia - Movimento Politico-Culturale “PalagianoInComune” di Palagiano (TA) - Movimento politico-culturale di Gravina - Movimento Terre - rete delle Autoproduzioni di Puglie e Basilicata - Network giovani Movimento 5 stelle - OFS Ordine Francescano Secolare di Puglia - Officine gravinesi - Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università - Osservatorio Migranti Basilicata - Osservatorio per la Legalità e per la difesa del Bene Comune di Giovinazzo - Pax Christi Italia - PD Circolo di Altamura - PD Circolo di Gravina in Puglia - PD Circolo di Santeramo - PD Santeramo - PeaceLink - Pensare Politicamente Gravina - Pro Loco Aps Altamura - Pro Loco UNPLI Gravina APS - PuntoGG APS Gravina - Rete di Comitati per la Pace di Puglia - Rete Italiana Pace e Disarmo - Rete Puglia-Ass. 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