18/05/2026
Lettera aperta al futuro presidente del consiglio dal gruppo di lavoro Dsp Bari
Caro Presidente,
l’Italia è chiamata a scelte di fondo destinate a definire il suo ruolo futuro nel mondo. La questione bellica va posta nei termini corretti: primo; non vi sono le premesse economiche per la partecipazione a nessun conflitto armato né abbiamo le strutture produttive di tecnologie in grado di permetterci la partecipazione a nessuna guerra. Secondo; il sistema di accordi internazionali quali sono scaturiti dal secondo conflitto mondiale e lo hanno chiuso, non ci consentono di dotarci di armi offensive o comunque di grande efficacia. Terzo; l’Italia custodisce immensi tesori culturali di inestimabile valore che sono di tutta l’umanità e che abbiamo il dovere di preservare da rischi di distruzione anche involontaria. Tutto ciò fa ormai parte della nostra cultura di base e quindi il cento per cento della popolazione non tollererebbe anche solo la minaccia di danneggiamento di parti di Venezia o Napoli o Roma o Firenze o Palermo o Matera.
Dall’Italia parte la cultura della difesa del patrimonio artistico e culturale come dovere ed interesse prevalente della nostra identità locale e nazionale. Colpire un sito Unesco va considerato “crimine di guerra” o “contro l’umanità” al pari degli altri già previsti. Non si tratta di pacifismo bigotto ma della individuazione del nostro interesse prevalente che non sta nella conquista di una regione russa o ucraina o mediorientale di cui nessuno avverte l’esigenza ma nella difesa della nostra identità che impone la dichiarazione di perenne neutralità; è il modello Vaticano da cui ci ispiriamo e a cui dobbiamo condurre altri stati del mondo. Neutralità che impone un rapido riarmo difensivo e una incisiva azione diplomatica per la creazione di una intesa planetaria di paesi neutrali in quanto la stragrande maggioranza di stati vanno sottratti dall’attrazione verso mentalità bellicose che non rispecchiano i loro veri interessi. Le alleanze difensive vanno moltiplicate e rafforzate nella convinzione che la guerra come strumento di politica estera è desueto e reso tale proprio dallo sviluppo delle tecnologie ormai fuori dalla portata della stragrande maggioranza degli stati del mondo: è il futuro della cultura diplomatica di cui l’Italia deve esserne il portabandiera. Sappiamo che esistono specie nel Nord della pen*sola ancora sacche di mentalità aggressive o quanto meno bellicose ma i futuri governi devono interpretare questo sentimento e questa cultura assolutamente maggioritari non solo in Italia che peraltro è stata molto ben rappresentata dagli straordinari Papi contemporanei che fin da Leone XIII hanno costruito una vera e propria “teologia” della pace.
L’economia ha problemi di struttura e di congiuntura. Dall’energia all’ambiente, alla inflazione, alla finanza, non va bene niente. Serve un pensiero economico nuovo che potrà affiorare solo dalle popolazioni e dalle esperienze di coloro che maggiormente soffrono del sostanziale superamento se non fallimento del sistema nordico di fare economia. Lo spopolamento di trequarti d’Italia e d’Europa è la prova ineludibile della necessità di rivedere alle fondamenta la nostra economia. circostanza drammaticamente sottolineata dalla caduta della natalità che ormai minaccia seriamente -come mai nella Storia- la esistenza e la continuità della nostra stirpe. Il molto male inteso egualitarismo di genere ha offeso la essenza stessa della femminilità e quindi serve risvegliare l’orgoglio di madre e di compagna non solo in funzione del recupero della natalità perduta ma proprio per restituire il ruolo preminente che spetta alla donna nella famiglia, nell’azienda e nella società in quanto madre e moglie.
Si tratta di punti fondamentali, trasversali e di superamento della dicotomia destra-sinistra ormai priva di senso; e lo è per generalissima convinzione; la domanda di un nuovo pensiero politico non può essere soddisfatta da politicanti perennemente questuanti di un risicato consenso peraltro negato dalla maggioranza degli elettori che non si ritrovano nelle formule proposte da questi improbabili sedicenti politici. La necessaria rifondazione della politica è resa indilazionabile dalla nefasta influenza di interessi della finanza e della mega impresa che hanno in ostaggio le istituzioni e la politica e il cui interesse prevale su quello generale. La democrazia è divenuta una parola e una formula screditata e le Istituzioni sono ormai strumenti dei Poteri Forti. Ormai è questione di cultura. Non c’è più tempo da perdere.
Canio Trione