Museo regionale Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre

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Museo regionale Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre Museo di Scienze naturali della Regione autonoma Valle d'Aosta

Domani è la notte di San Giovanni. Sui versanti, sulle creste, nei prati d'alta quota: i falò punteggiano il buio alpino...
23/06/2026

Domani è la notte di San Giovanni. Sui versanti, sulle creste, nei prati d'alta quota: i falò punteggiano il buio alpino come una costellazione terrestre. Una fra le tradizioni più antiche e più radicate della cultura valdostana e una fra le più affascinanti dell'intero arco alpino.

Le origini sono lontanissime. Prima ancora che diventasse la festa della Natività di San Giovanni Battista, il 24 giugno coincideva con il solstizio d'estate nel calendario giuliano: il momento in cui le energie vitali della natura erano al massimo. Le popolazioni alpine accendevano i fuochi sulle alture per celebrare il sole, purificare i campi, proteggere il bestiame. Con il cristianesimo, il rito non scomparve ma si trasformò.

In Valle d'Aosta, i fuochi di San Giovanni hanno assunto caratteristiche proprie. I falò sono accesi sui versanti più visibili, in posizioni scelte per essere riconoscibili da lontano. Le ceneri erano considerate preziose e sparse nei campi come protezione. E la notte del 24 giugno era anche la notte delle erbe magiche: le piante raccolte in questo periodo erano ritenute dotate di proprietà curative speciali, non solo per ragioni simboliche ma anche per ragioni pratiche, perché a fine giugno la flora alpina è nel pieno della fioritura e molte specie raggiungono la massima concentrazione di principi attivi.

Quella notte segnava anche l'inizio dell'alpeggio: le mandrie salivano verso i pascoli d'alta quota, la vita comunitaria si spostava verso le zone più elevate. I fuochi accompagnavano e benedicevano quel passaggio.

Oggi i falò di San Giovanni in Valle d'Aosta non sono un folklore museificato. Sono una pratica ancora viva, celebrata con partecipazione autentica in molte comunità della regione. Una notte in cui la Valle d'Aosta si riconosce in una storia condivisa che attraversa i secoli senza perdere il suo significato.

📸Hans su Unsplash

Tra l'Ottocento e il Novecento, in Valle d'Aosta esisteva un tipo di uomo difficile da classificare. Era sacerdote, prof...
18/06/2026

Tra l'Ottocento e il Novecento, in Valle d'Aosta esisteva un tipo di uomo difficile da classificare. Era sacerdote, professore, parroco. Ma era anche naturalista, cartografo, meteorologo, botanico. Saliva sulle montagne con il taccuino in mano, raccoglieva minerali e piante, corrispondeva con i più grandi scienziati europei, fondava associazioni e costruiva collezioni destinate a durare più di lui.
Lo chiamavano abbé savant: il prete dotto.

Non era una figura isolata. Era un fenomeno culturale che attraversò tutta la Valle d'Aosta per oltre un secolo, lasciando un'eredità che è ancora oggi visibile in ogni sala del Museo di Saint-Pierre: gli erbari, le collezioni mineralogiche, i dati meteorologici, le misurazioni barometriche delle vette. Materiali raccolti con rigore scientifico, conservati con cura, e ancora oggi utilizzabili come fonte di ricerca sulla biodiversità valdostana.

Gli abbés savants non vedevano contraddizione tra fede e scienza. Per loro, studiare la natura era un modo di amarla. E amare la natura era un modo di capire il creato.

Oggi, nei laboratori di biologia molecolare del Museo, si analizza il DNA delle stesse specie che loro raccoglievano con carta e matita. Gli strumenti sono cambiati. Lo spirito è rimasto lo stesso. 🔬🌿

📸Sala del Museo di Scienze Naturali - Archivio RAVA

C'è qualcosa che la maggior parte dei visitatori del Museo di Saint-Pierre non sa. Il piano inferiore del torrione centr...
16/06/2026

C'è qualcosa che la maggior parte dei visitatori del Museo di Saint-Pierre non sa. Il piano inferiore del torrione centrale (quello che oggi ospita una sala del percorso espositivo) è stato considerato per lungo tempo il mastio medievale del castello. A torto, come hanno dimostrato gli studi successivi. Ma nascondeva qualcosa di molto più interessante.

In origine, questo spazio aveva passaggi diretti verso le prigioni, ricavate sul lato nord del castello, nel punto più freddo e meno accessibile dell'intera struttura. Oggi, quelle prigioni non sono più accessibili: i poderosi restauri ottocenteschi voluti dal barone Bollati le hanno murate, trasformate, cancellate dalla circolazione interna del castello.

Restano nei documenti storici. Restano nelle tracce architettoniche che gli archeologi hanno individuato nelle murature. E restano in questa sala, che nell'Ottocento era diventata la sala da pranzo del castello: con le pareti decorate da riquadri bianchi separati da bande verdi e azzurre e, in alto, una fascia azzurra con motivi a intrecci gialli.

Dal carcere medievale alla sala da pranzo borghese, fino al museo naturalistico di oggi: pochi edifici, in Valle d'Aosta, raccontano tanti secoli di storia in così pochi metri quadrati.

📸Castello di Saint-Pierre - Archivi RAVA

Hai mai notato che, in Valle d'Aosta, un versante della montagna è verde e coltivato, mentre quello di fronte è boscoso ...
11/06/2026

Hai mai notato che, in Valle d'Aosta, un versante della montagna è verde e coltivato, mentre quello di fronte è boscoso e ombroso? Che da un lato crescono i vigneti e dall'altro i larici? Che i villaggi si concentrano su una sponda e l'altra è quasi deserta?

Non è un caso. È la fisica del sole.

La Sala 6 del Museo di Saint-Pierre racconta uno fra i fenomeni più caratteristici delle Alpi valdostane: il contrasto tra l'adret - il versante soleggiato, esposto a sud - e l'envers - il versante in ombra, esposto a nord.
In ogni valle orientata est-ovest, o viceversa, questa divisione determina differenze profonde di temperatura, precipitazioni e condizioni climatiche, che si riflettono sulle coltivazioni, sugli ecosistemi, sulle specie animali e vegetali e, come ricorda il pannello della sala con una punta di ironia, anche sull'umore degli abitanti.
L'adret è il versante della vita agricola: terrazzamenti, vigneti, frutteti, villaggi esposti al sole. L'envers è il versante della foresta: larici, abeti, mu**hi, fauna selvatica, neve che resiste fino a tarda primavera. Due mondi separati da una valle, con climi e biodiversità radicalmente diversi.

Dove andare dopo la visita:
La Valle del Gran San Bernardo è uno fra i luoghi più leggibili di tutta la Valle d'Aosta per osservare questo contrasto. Salendo verso il Colle del Gran San Bernardo - a giugno appena riaperto dopo la chiusura invernale - il contrasto tra i due versanti è evidente e continuo per tutta la lunghezza della valle. Il versante soleggiato mostra pascoli e insediamenti storici, quello in ombra conserva foreste compatte e neve residua nei canali più ripidi.
In cima, a 2.469 metri, l'Ospizio del Gran San Bernardo - fondato nell'XI secolo dall'arcidiacono Bernardo di Mentone e ancora oggi gestito dai canonici regolari - è uno fra i luoghi più antichi e affascinanti delle Alpi occidentali. Il lago del Gran San Bernardo, ancora parzialmente ghiacciato anche a inizio estate, offre uno di quei paesaggi che rendono la Valle d'Aosta indimenticabile.

Visita la Sala 6. Poi sali al Gran San Bernardo. Vedrai la stessa storia raccontata due volte.

📸Archivio RAVA

L'estate è alle porte. Le giornate si sono allungate, le montagne si stanno liberando dalla neve, la Valle d'Aosta si ri...
09/06/2026

L'estate è alle porte. Le giornate si sono allungate, le montagne si stanno liberando dalla neve, la Valle d'Aosta si riempie di luce e di colori.☀🌈

È il momento perfetto per visitare il Museo regionale di Scienze naturali.🏰
Perché giugno è speciale, al Castello di Saint-Pierre. I turisti di agosto non sono ancora arrivati, le sale sono tranquille, c'è il tempo giusto per fermarsi davanti a ogni reperto, ascoltare le storie che raccontano, guardare fuori dalle finestre e capire che ciò che vedi nelle vetrine è la stessa natura che ti aspetta appena fuori.

Sedici sale. Un castello medievale. Un viaggio dalla geologia dei ghiacciai alla foresta notturna, dalle praterie d'alta quota alle miniere, dagli ecosistemi acquatici alla biodiversità alpina.

E se vuoi capire davvero la Valle d'Aosta prima di esplorarla, il Museo è il posto giusto da cui partire.

📸Archivio RAVA

C'è un'altra Valle d'Aosta, nascosta sotto le montagne. Una Valle d'Aosta di gallerie, di buio, di lavoro duro e di comu...
04/06/2026

C'è un'altra Valle d'Aosta, nascosta sotto le montagne. Una Valle d'Aosta di gallerie, di buio, di lavoro duro e di comunità costruite intorno a un pozzo minerario.

La Sala 5 del Museo di Saint-Pierre racconta questa storia: l'antica tradizione di estrazione mineraria che, a partire dalle celebri miniere di Cogne, si ramifica nelle valli laterali della regione, da La Thuile a Saint-Marcel, dalla Val d'Ayas fino alle zone più remote delle Alpi valdostane. Per secoli, quelle montagne non erano solo paesaggio: erano risorse, lavoro, identità.

Le miniere di Cogne erano tra le più importanti d'Italia per l'estrazione della magnetite. Alla loro produzione erano legate intere generazioni di famiglie: un sistema economico e sociale che ha plasmato il territorio in modo profondo e duraturo. Quando le miniere hanno chiuso, quella storia non è scomparsa, si è trasformata.

Dove andare dopo la visita:
A Cogne, il sito minerario è oggi uno fra i più interessanti esempi di riconversione culturale della Valle d'Aosta. Il Villaggio minerario di Cogne conserva le strutture originali degli impianti estrattivi e offre percorsi guidati che portano il visitatore dentro le gallerie, alla scoperta di un mondo sotterraneo che ha fatto la storia della regione. A giugno, il sito è pienamente aperto ma le temperature fresche all'interno delle gallerie ricordano che, in montagna, è sempre bene avere con sé un maglioncino o un giubbotto.
Entra nella Sala 5. Poi sali a Cogne.

📸Sala delle miniere - Archivio RAVA

Il 2 giugno si celebra la nascita della Repubblica italiana. Una data che appartiene a tutti: alla storia, alle istituzi...
02/06/2026

Il 2 giugno si celebra la nascita della Repubblica italiana. Una data che appartiene a tutti: alla storia, alle istituzioni, ai cittadini.

C'è un capitolo di quella storia che riguarda da vicino chi ama la natura e il territorio in cui vive.

Nel 2022, la Costituzione italiana è stata modificata per includere esplicitamente la tutela della natura tra i suoi principi fondamentali.

L'articolo 9 (quello che, dal 1948, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione) oggi recita anche: "La Repubblica tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni." E, per la prima volta in una Costituzione europea, compare anche la tutela degli animali. Non è una dichiarazione di principio astratta. È un impegno scritto nella legge fondamentale dello Stato: proteggere la natura, la biodiversità e gli ecosistemi è un dovere costituzionale, al pari della tutela della libertà e della dignità umana.

Al Museo regionale di Scienze naturali di Saint-Pierre lavoriamo ogni giorno su questi temi: studiamo la biodiversità valdostana, conserviamo le collezioni naturalistiche, educhiamo grandi e piccini alla conoscenza e al rispetto della natura alpina. Non perché sia bello farlo (anche se lo è!) ma perché crediamo che conoscere il territorio sia il primo passo per proteggerlo.

La Costituzione, dal 2022, è d'accordo con noi.

Buona Festa della Repubblica.

📸 Raul Mermans Garcia su Unsplash

Dal 1° giugno, le visite guidate al Castello di Saint-Pierre si svolgeranno con questi orari:🕙 ore 11.00🕒 ore 15.30Il Mu...
28/05/2026

Dal 1° giugno, le visite guidate al Castello di Saint-Pierre si svolgeranno con questi orari:

🕙 ore 11.00
🕒 ore 15.30

Il Museo di Scienze naturali è aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle 19.00.

📸Foto Museo scienze naturali Efiso Noussan

Dal Museo al territorio: le rocce raccontano una storia di milioni di anni.La bellezza delle montagne valdostane non è c...
26/05/2026

Dal Museo al territorio: le rocce raccontano una storia di milioni di anni.

La bellezza delle montagne valdostane non è casuale. Dipende dalla materia di cui sono fatte e ogni vetta ha la sua roccia, la sua storia, il suo tempo geologico.

La Sala 4 del Museo di Saint-Pierre è un viaggio dentro le Alpi: dal granito del Monte Bianco, formato circa 300 milioni di anni fa dalla solidificazione di un magma intrusivo, allo gneiss del Gran Paradiso, una roccia metamorfica che racconta la storia delle collisioni tra placche continentali. Dalle linee svettanti del Cervino, un klippe di rocce africane trasportate sulle Alpi durante l'orogenesi alpina, alle forme dolomitiche delle Cime Bianche: ogni montagna valdostana è un documento geologico aperto.

Guardare una montagna non è mai la stessa cosa dopo aver visitato questa sala.
Dopo la visita al Museo ti consigliamo di andare a Breuil-Cervinia: il luogo più straordinario per leggere la geologia valdostana a occhio n**o, ai piedi della parete sud del Cervino. A fine maggio, la neve si sta ritirando dai pascoli bassi e la piramide del Cervino - 4.478 metri di rocce che raccontano la collisione tra Europa e Africa - si staglia con una nitidezza che toglie il fiato.

Non serve essere geologi per capire che quella montagna è diversa da tutte le altre. Basta alzare gli occhi. E ricordarsi di ciò che hai visto nella Sala 4.

La biodiversità alpina non è statica: cambia, si adatta, si trasforma. Capirne le dinamiche significa leggere con maggio...
21/05/2026

La biodiversità alpina non è statica: cambia, si adatta, si trasforma. Capirne le dinamiche significa leggere con maggiore precisione anche i cambiamenti del nostro tempo.

In occasione della Giornata internazionale della biodiversità, il Museo regionale di scienze naturali di Saint-Pierre propone un incontro dedicato alla ricerca scientifica e al monitoraggio degli ecosistemi di montagna.

Martedì 26 maggio 2026, alle ore 17.30, nella sala conferenze della Biblioteca regionale Bruno Salvadori di Aosta, il ricercatore Emanuele Rocchia presenta i risultati del progetto di ricerca sulla biodiversità del Parco nazionale del Gran Paradiso al quale ha partecipato.

La conferenza, dal titolo Lungo i gradienti del cambiamento: vent’anni di monitoraggio della biodiversità alpina, ripercorre vent’anni di osservazioni su insetti e uccelli, restituendo l’immagine di una montagna in continua evoluzione.
Un lavoro di lungo periodo, che permette di comprendere come il cambiamento climatico, la trasformazione degli habitat e le dinamiche ecologiche incidano concretamente sulla biodiversità alpina, offrendo strumenti fondamentali per la sua tutela.

L’ingresso è libero.

📸Emanuele Rocchia

Parco Nazionale Gran Paradiso

Indirizzo

Località Tache
Aosta
11010

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 18:00
Sabato 10:00 - 18:00
Domenica 10:00 - 18:00

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