Torri costiere in Calabria e fortificazioni

Torri costiere in Calabria e fortificazioni Torri costiere della Calabria, salviamo la nostra storia! Chi volesse contribuire postando foto, di torri o case-torri e relativa descrizione!

In questa pagina dedicata alla Torri Costiere della Calabria, si vuole porre l'attenzione a questi 'piccoli' manufatti che hanno una storia lunga più di 600 anni. Le foto delle torri ed i relativi commenti, hanno lo scopo di documentare lo stato attuale delle torri, e reperire ulteriori informazioni! Oltre le torri costiere sono anche schedate le fortificazioni come: le case agricole forificate, i

fortini, le residenze e gli edifici religiosi fortificati. Pagina a cura di Giuliano Guido e Silvana Franco.

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04/05/2026

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La Motta ritrovata: Sulle tracce della prima fortezza di Roberto il Guiscardo

Da qualche tempo, il gruppo di ricerca dell’associazione Fuori le Mura APS sta impegnando risorse e indagini approfondite per dimostrare che il sito oggi identificato dal toponimo motta corrisponde alla località in cui Roberto d’Altavilla, lasciata Scribla, edificò la sua prima fortificazione nella Valle del Crati: il celebre castrum, quod Sancti Marci dicitur, firmavit ricordato da Goffredo Malaterra nel De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis. Un lavoro che prova a superare definitivamente l’equivoco di localizzazione che identifica impropriamente questa prima costruzione con la cosiddetta torre normanna.

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Torre de CaroCetraro (CS)Torre di guardia inglobata in una abitazione rurale.Foto Silvana Franco
01/05/2026

Torre de Caro
Cetraro (CS)
Torre di guardia inglobata in una abitazione rurale.
Foto Silvana Franco

MONASTERO ITALO-GRECO E CASTELLO NORMANNOI ruderi di questo monastero/castello si trovano in territorio di Sersale (CZ),...
12/03/2026

MONASTERO ITALO-GRECO E CASTELLO NORMANNO

I ruderi di questo monastero/castello si trovano in territorio di Sersale (CZ), precisamente in località Trebisina-San Nicola.

Si trattava di un monastero italo-greco, noto come Monastero di San Nicola.
Tutto il territorio di Sersale è stato ricco di monasteri, come quello dei Santi Tre Fanciulli del IX secolo, quello di Santa Maria della Sana pure del IX secolo, quello di Santa Maria di Acquaviva del 1194 fondato da Gioacchino da Fiore.

Il monachesimo italo-greco è una forma di monachesimo cristiano di tradizione bizantina diffusa nell’Italia meridionale tra il VI e il XII secolo.
Nacque quando monaci di lingua greca provenienti dall’Impero bizantino si trasferirono nel Meridione, dunque anche in Calabria.
Arrivarono a causa di varie persecuzioni.
Una prima persecuzione si ebbe nel VII secolo, quando gli arabi invasero la Siria, la Palestina, l’Egitto e la Libia, dove, nei rispettivi deserti dimoravano molti anacoreti. A partire dal 726, i monaci furono nuovamente perseguitati, infatti, l’imperatore bizantino Leone III Isaurico emanò una serie di editti, che proibirono il culto delle immagini sacre. Nacque così la c.d. “iconoclastia”, secondo la quale le immagini presenti nell’Impero, dovevano essere distrutte. Infine, nel IX secolo, a causa dell’occupazione araba della Sicilia, arrivarono altri monaci in Calabria.
Alcuni monaci vissero come eremiti; altri come cenobiti, cioè in comunità; ed altri ancora nelle laure, cioè eremiti, ma con momenti di ritrovo insieme agli altri monaci, avendo un superiore in comune.
Molti sfruttarono le grotte naturali per viverci e praticare la vita religiosa.
Il monachesimo ebbe inizio nel III secolo in Oriente con l’esempio di alcuni monaci come Antonio Abate, Pacomio e Basilio.
Molti monaci seguirono la regola di vita di San Basilio basata sul lavoro manuale, che rafforza il corpo, sulla preghiera, che rinfranca lo spirito, sullo studio della Sacra Scrittura, che illumina la mente e sulla ca**tà.
Ecco perché molti monaci si chiamarono “monaci basiliani”, anche se non è mai esistito un vero e proprio ordine religioso da lui fondato.

Il monachesimo italo-greco iniziò a diminuire dopo l’XI-XII secolo con la progressiva latinizzazione della Chiesa nel Sud Italia.

Ritornando ai ruderi del monastero, esso fu fondato tra i secoli IX - XI.
Fu poi trasformato in castello intorno al 1230 dai conti Falluch, per volere di Federico II di Svevia.
I Falluch furono importanti feudatari normanni che controllavano il Sud Italia dopo la conquista normanna nell’XI secolo. Basta ricordare il borgo fortificato di Rocca Falluca che controllava la valle del Corace.
Castelli e monasteri dell’area Tacina, Sersale, Trebisina, facevano parte del sistema feudale e avevano anche il compito di controllare i territori, per dominare le vie interne tra Ionio e Sila. I monasteri gestivano boschi, pascoli e terre agricole.

Davvero particolare è la merlatura del rudere.

Nonostante un po’ di pioggia durante l’escursione, i colori della primavera ormai vicina si facevano comunque notare: fiori lungo il percorso e, sopra di noi, il volo dei rapaci.

Saluti da,
Silvana Franco

Ciò che rimane della porta di accesso di Pentone (CZ) del sistema difensivo.La descrizione che segue è presa dal cartell...
23/11/2025

Ciò che rimane della porta di accesso di Pentone (CZ) del sistema difensivo.

La descrizione che segue è presa dal cartello informativo:

“L’Arco di Via Rupe rappresenta uno dei pochi elementi architettonici superstiti del sistema difensivo di Pentone. Inserito in un contesto murario più ampio, costituiva una porta di accesso alla parte alta del paese. Ancora oggi, la sua struttura in pietra è testimone delle trasformazioni urbanistiche del borgo e del valore identitario che le architetture minori rivestono nel racconto del territorio”.

(Post pubblicato da Silvana)

Una delle due porte superstiti di Vibo Valentia quando era protetta dalla cinta muraria, munita di torre di avvistamento...
23/11/2025

Una delle due porte superstiti di Vibo Valentia quando era protetta dalla cinta muraria, munita di torre di avvistamento! Fu eretta quando Vibo si chiamava Monteleone nel XIII.
Porta e torre del Conte d'Apice (porta della cinta urbica medievale).

(Pubblicato da Silvana)

Le informazioni di seguito sono prese dalla pagina facebook SPQVIBO:

“L'ARCO DI MARZANO E LA PORTA CONTE D'APICE.
Come era già avvenuto nel periodo Magno Greco anche in epoca medievale la nostra città fu cinta di mura. Più precisamente il Governatore Ermingano di Sabrano (Conte d'Apice), inviato a Monteleone da Carlo II per difenderla e preservarla, decise nel 1289 di costruire una cittadella fortificata con mura e quattro porte d'accesso. L'estensione di dette mura che incominciavano con una torre triangolare e finivano con un'altra di uguale forma, superava i mille passi; vi erano qua e là parecchie torri intermedie e quattro Porte oltre a quella del Castello detta Porte Grande. La cinta delle mura iniziava un po' più a nord del castello, chiudeva S. Chiarella (tra casa Pepe e casa Capialbi), scendeva per il massiccio su cui sorgono l'ex carceri e poi, vicino casa Pata, risaliva fino alla torre cilindrica detta d'Apice, a guardia della vasta vallata del Mesima. Le porte si chiamavano: Porta S. Antonio, i cui ultimi avanzi scomparvero con la costruzione di casa Solari, ora Casa della Ca**tà; Porta Piazza; Porta Conte d'Apice ed un'altra tra questa e Porta Piazza. Le uniche due testimonianza ancora rimaste intatte della cittadella fortificata sono la Porta Piazza, più comunemente nota come Arco di Marzano o Lamia e la Porta Conte d'Apice. L'Arco di Marzano conserva ancora intatta la copertura a volta ogivale riferibile alla dominazione angioina; il coronamento superiore è, invece, quasi sicuramente seriore e riconducibile all'accorpamento del manufatto all'adiacente palazzo Marzano. La copertura è piana, muratura intonacata mista con tufo. Purtroppo la struttura presenta segni evidenti di crepe, distacchi, muffa e umidità, quindi necessiterebbe di un restauro urgente”.

Bova Marina (RC).Foto e descrizione di Fortunato.Foto prese da Google Maps.“Ruderi di un vecchio complesso abitativo con...
17/10/2025

Bova Marina (RC).
Foto e descrizione di Fortunato.
Foto prese da Google Maps.
“Ruderi di un vecchio complesso abitativo contadino di fine XIX secolo”.

CASTELLA E TORRI CHE GUARDANO LA PRESENTE PROVINTIA DI CALAVRIA CITRA - Descrittione del Regno di Napoli, nella quale s'...
13/09/2025

CASTELLA E TORRI CHE GUARDANO LA PRESENTE PROVINTIA DI CALAVRIA CITRA - Descrittione del Regno di Napoli, nella quale s'ha piena contezza, cosi' del sito d'esso, de' nomi delle prouintie antiche ... come de' monti, de' mari ... che vi sono. Con la nota de' fuochi, dell'impositioni, de' donatiui ... Et vi si fa mentione de i rè, con la loro vita, & effigie, che l'han dominato ... de' pontefici e de' cardinali che vi nacquero ... e con un preambolo de i re di Gierusalem, oue si dichiara perche i rè di Napoli habbiano quel titolo. Con la tauola copiosissima, & altre cose notabili, che nella prima impressione non erano. Di Scipione Mazzella napolitano.
1601

Indirizzo

Amantea

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